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Dubbi e opportunità riguardo la nuova strategia energetica nazionale. di Claudio Giovannico

Lo scorso 16 Ottobre il Governo Italiano ha varato, attraverso il c.d. “Ddl Semplificazioni”, l’attesissima “Strategia Energetica Nazionale”, a distanza di vent’anni dall’ultima pianificazione elaborata in materia.

La SEN (Strategia Energetica Nazionale) rientra tra i progetti di liberalizzazione dei settori economici nazionali, tanto cari ai guru del “libero mercato”, già avviati con lo scorporo di Snam da Eni avvenuto nei mesi scorsi.

Competitività e sostenibilità ambientale sono le linee guida che il Governo traccia nel testo del disegno di legge e che punta ad una riduzione dei costi dell’energia, a tutti i livelli, entro il 2020.

Uno degli obiettivi fondamentali della strategia energetica, messa a punto dai “tecnici” di Palazzo Chigi, sembra essere il recupero dell’ambizioso progetto di rendere l’Italia l’hub energetico sud-europeo, in grado di fornire il gas proveniente dai giacimenti del Mar Caspio sino al Nord-Europa.

La progettazione della SEN segue la linee tracciate dall’Unione Europea in questi ultimi anni, la quale, proprio qualche giorno fa in data 15 Novembre, ha ribadito, con una comunicazione della Commissione CE, l’intento di migliorare il funzionamento del mercato interno dell’energia attraverso una maggiore interconnessione e trasparenza.

Gli stessi processi di separazione (unbundling) delle reti di energia elettrica e del gas, tra i quali il già citato scorporo di Snam da Eni, sono espressione diretta delle direttive dettate dall’UE.

L’unbundling e la diversificazione delle fonti energetiche sono alla base dell’indirizzo politico imposto dall’Europa agli Stati membri, nell’ottica di perfezionare il mercato interno all’Unione con l’obiettivo di ampliare la concorrenza in ambiti considerati “monopolizzati” come quello dell’energia.

Il monopolio in questione, da cui l’Europa cerca – in maniera anche un po’ ipocrita – di svincolarsi da anni, è quello delle forniture di gas naturale di provenienza russa; Russia che fornisce attualmente un quarto del gas consumato dai paesi dell’Unione Europea.

Dunque, le istituzioni comunitarie stanno cercando di diversificare le fonti da cui attingere energia per liberarsi dalla c.d. “dipendenza da Mosca”, considerata un pericolo per la sicurezza energetica dell’Unione.

Eppure Mosca ha assicurato per 30 anni le forniture di gas senza che si siano mai verificate reali interruzioni – benché minacciate -, nonostante l’atteggiamento spesso ambiguo tenuto dall’Europa nei confronti della Federazione russa.

Non a caso questa linea strategica di differenziazione delle fonti di fornitura energetica viene caldamente appoggiata dagli Stati Uniti e dalla forze atlantiste in ottica anti-russa.

Le alternative alle cooperazioni con Mosca sono molteplici e ambiziose, e prevedono per l’Italia un ruolo da comprimario. Difatti la fantastica posizione geografica del nostro Paese ci pone come soggetto protagonista nella partita di distribuzione del gas proveniente dal Mar Caspio e diretto ai Paesi dell’Europa continentale.

L’Italia come hub energetico nel Mediterraneo è di certo una prospettiva molto interessante che permetterebbe al bel paese di riguadagnare un ruolo di personaggio principale nello scacchiere mondiale che vede muovere nuovi, forti interessi tra vecchio continente ed Asia medio-orientale.

Ma il progetto della “Tanap” – Trans Anatolia Pipeline Gas -, il gasdotto che dovrebbe portare gas dall’Azerbaijan, attraverso la Turchia e la Grecia, all’Italia, non è il solo in cantiere. Alternativi al monopolio russo sono stati concepiti, inoltre, il Nabucco, la South East Europe Pipeline e la Trans Adriatic Pipeline – “Tap” -.

L’Italia dovrà quindi superare i vari altri competitori, in primis i paesi balcanici, nella partita degli hub, senza comunque abbandonare le cooperazioni economiche strette con i colossi russi  – vedi Gazprom e Rosneft – che fino ad ora rappresentano il fiore all’occhiello dell’export nazionale. Il riferimento è ovviamente rivolto all’Eni, la quale, nonostante i continui tentativi di indebolimento messi in atto da parte di gruppi esteri, conserva una posizione di spicco nella produzione e fornitura di idrocarburi.

Dal quadro descritto emerge come la Russia rappresenti un’opportunità per l’Europa, invece che un pericolo: avere al confine il maggiore produttore di gas al mondo rappresenta il grande vantaggio di possedere un canale privilegiato nell’acquisizione di materie energetiche.

Anziché proseguire con le moralistiche e presuntuose lezioncine di democrazia sarebbe decisamente più utile avviare con Mosca un dialogo per ottenere maggiori impegni da parte di quest’ultima sul piano ambientale, creando partnership al fine di modernizzare gli impianti e sviluppare gli investimenti in modo da estendere la rete di distribuzione.

L’Unione Europea dovrebbe dotarsi di una politica estera meno ambigua rispetto agli atteggiamenti tenuti fino ad ora verso Mosca, cercando da un lato di porsi come interlocutore serio, attraverso collaborazioni rispettose della sovranità russa, dall’altro di munirsi di strumenti che le consentano una minore dipendenza da quest’ultima.

È auspicabile una strategia europea comune, anche e soprattutto in ambito energetico, nella quale l’Italia potrebbe giocare un ruolo fondamentale, sia sul versante dei rapporti con la Russia, sia nel progetto dell’hub europeo. Benché il nostro paese non sia un grande produttore di energia e non abbia né risorse geologiche né produca energia nucleare, possiede al contempo una costa estesissima e strategicamente collocata, che rappresenta una posizione ottimale per realizzare piattaforme di canalizzazione e scambio di energia.

Il Mediterraneo si conferma così essere ancora uno spazio vivo nello scacchiere geopolitico e geoeconomico mondiale, che può rivelarsi decisivo per il destino dell’Europa intera, riaprendo vecchie prospettive, ma sempre attualissime, ai fini della realizzazione di istituzioni euro-mediterranee.

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