39 caduti di Francesco. M. Agnoli

Un altro soldato italiano ucciso in Afghanistan. E siamo a  trentanove  italiani caduti per una  causa che nessuno conosce e nessuno riesce a spiegare, nemmeno quelli che invocano il patriottismo sentimentale (“i nostri ragazzi al fronte”) e la  democrazia,  perché la patria italiana  non ha nulla a che spartire  con il remoto Afghanistan, e una democrazia  che ha portato  al governo (per di più con brogli confessi e certificati) l’ex dirigente petrolifero  Karzai è peggio di una monarchia assoluta o perfino di una dittatura. Del resto ormai tutti, perfino i più accesi sostenitori della “missione”, hanno rinunciato all’ipocrisia e parlano apertamente di “fronte” e di  guerra. Peccato che la nostra Costituzione ci vieti espressamente di prendervi parte.

Ma, dal momento che  si è deciso di rinunciare all’ipocrisia e che della Costituzione non importa nulla a nessuno (tanto meno a quelli  che giurano di coricarsi ogni sera tenendola sotto il cuscino), vogliamo essere cinici e dirci la verità fino in fondo, occupandoci di ciò che davvero interessa a tutti, l’economia, il denaro, il pil, la crisi, la ripresa, e non delle quattro lagrimucce sparse per  la morte  di un modesto lavoratore delle armi, importante solo, passato il primo moto di naturale compassione,  per una ristretta cerchia di parenti e amici.

Da questo punto di vista l’Afghanistan è peggio ancora della Libia, perché alla fine non ci sarà alcun tavolo della pace al quale le Potenze vincitrici possano sedersi per  spartirsi  il petrolio e gli altri benefici della vittoria. Intanto però la guerra costa in termini di denaro oltre che di vite. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno (quanti sono ormai gli anni di questa guerra infinita?) un bel mucchio di quegli euro che  utilizzati in patria consentirebbero  ad un governo che per tre anni ha spergiurato che mai e poi mai avrebbe “messo le mani nelle tasche degli italiani” di evitare una  manovra economica come quella messa in campo proprio in questi giorni. Una manovra  assurda e contraddittoria, che, da un lato, vuole favorire la ripresa economica   riducendo la pressione fiscale sul reddito per aumentare il potere di acquisto delle famiglie, e, dall’altro, lo diminuisce con l’imposizione indiretta, il blocco delle pensioni e degli stipendi. Per bene che vada (ma non sarà così) un pareggio.Una situazione così incredibile (ancora più incredibile perché messa in campo da un uomo dell’intelligenza e della capacità di Giulio Tremonti) che non si può evitare di chiedersi che ne è stato della  sovranità del nostro paese se il governo, perfettamente  consapevole che la manovra che si appresta a varare non porterà a nulla, ma gli costerà un buon quarto o forse un terzo dei voti rimastigli, nemmeno accenna  a imboccare l’unica strada  che gli consentirebbe di evitarla: il ritiro delle truppe  impegnate in operazioni belliche in giro per il mondo.

E’ impossibile che non voglia. Evidentemente non può.

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