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Soltanto religione-emozione? No grazie. di Mons. L. Negri

Quanto più cerco di leggere la situazione complessa della vita sociale e addirittura della vita delle cosiddette cristianità, mi sorprende il coagularsi delle mie consapevolezze intorno a due punti che mi sembrano assolutamente oggettivi.

La prima osservazione è che quello che è stato chiamato più volte da Papa Francesco il «pensiero unico dominante» non è soltanto un pensiero unico ma è, in realtà, un sistema di vita, di cultura, di forze che sono in campo; di potere ideologico, economico, politico, sociale, particolarmente forte quanto più sembra difficilmente definibile nei suoi contorni e nella sua soggettività. Il politicamente corretto preme sulla coscienza e sul cuore delle persone, delle famiglie, dei popoli, in maniera martellante e su tutte le grandi questioni antropologiche la discussione è impossibile: basti pensare alla teoria del gender, al problema della vita e della sua manipolazione, al problema dei processieutanasici, al problema delle inseminazioni ormai perpetrate nei Paesi civili della vecchia Europa e non soltanto. Ciò che viene blindato da questo potere massmediatico mondiale è indiscutibile, e chi dissente – anche nel modo più corretto – viene immediatamente indicato al pubblico ludibrio. In questo nostro Paese nato dalla grande e sacrosanta lotta per la libertà, che ha segnato una delle caratteristiche fondamentali della Resistenza italiana, i margini della libertà, ci piaccia o no, sono progressivamente in diminuzione.

Oggi non si può pensare che un’affermazione fatta pubblicamente e in dissenso dall’ideologia dominante – per esempio che la vita è mistero indisponibile e non oggetto sostanzialmente manipolabile – può compromettere la libertà fisica, oltre che di espressione. Oggi quella forma larvatissima e dignitosissima di dissenso dall’ideologia dominante che sono «Le sentinelle in piedi» viene osteggiata come se fosse una presenza violenta. La sola esistenza di colui che dissente è giudicata violenta dall’ideologia dominante.

Più volte in questi anni mi sono chiesto come facciano le generazioni che si sono susseguite in un clima di sostanziale libertà di espressione ad accettare, senza colpo ferire e senza discussione, questa sostanziale riduzione che va verso l’annullamento della libertà. Un dissidente sovietico diceva, più di trent’anni fa: «Chi si occupa della vita politica avrà la mano mozzata»; anche chi si occupa del bene comune avrà la mano mozzata, perché il bene comune è compito dell’oligarchia che regge il mondo e in questa oligarchia non si entra se non si è chiamati o cooptati. E una delle ragioni per essere cooptato dall’oligarchia è di essere avverso a quella «lebbra cattolica» che il romanzo di R. H. Benson Il Padrone del mondo – costantemente citato e consigliato da Papa Francesco per la sua portata profetica – ripropone in modo efficace e commovente.

Seconda osservazione: qual è, allora, il posto riservato alla religione in questo mondo dove l’anticattolicesimo è condizione dell’umanesimo, come ben indicato nel romanzo di Benson? La posizione permessa dall’ideologia è quella di essere spunto per una serie di emozioni di carattere psicologico, affettivo, sentimentale. Le varie religioni sono accettate perché sono fonte di emozioni per coloro che vi partecipano, e sono tanto più tollerate se quelli che vi partecipano ne traggono un benessere di carattere psicologico-affettivo. La religione-emozione è una religione che alla fine è funzionale al potere perché predispone anche gli uomini religiosi ad accettare come indiscutibile il potere degli altri. Divertitevi pure, pregate, cantate, ballate, fate delle vostre convinzioni religiose esperienze sempre più sofisticate di carattere psicologico e affettivo, uscite pure anche dallo spazio di questo mondo individualistico e soggettivo per fare qualche iniziativa caritativa e sociale, però fatelo senza mettere in discussione il ferreo ordine di chi vi guida; e magari togliendogli le castagne dal fuoco di troppe ingiustizie, di troppe difficoltà, di troppe violenze.

Non si può accettare la riduzione sentimentale, psicologica e affettiva della fede, almeno non lo possono i cattolici che nella fede in Gesù Cristo trovano l’unica possibilità di espressione piena della propria umanità. Pensare che la fede possa avere come pertinenza il campo psico-affettivo e che, di fronte alle grandi questioni che l’ideologia pretende di risolvere in modo univoco e indiscutibile, la fede debba stare silenziosa è snaturare la fede stessa o, per dirla con il Papa emerito Benedetto XVI, è assumere una posizione letale per la fede. Forse bisogna riprendere l’essenza della tradizione cattolica che ha visto sempre in una corrispondenza o, meglio, in una sintesi positiva di ragione e di fede la caratteristica fondamentale del cattolicesimo. Forse bisognerebbe ricordare l’Instrumentum laboris del primo Sinodo generale sull’Evangelizzazione, scritto dal Beato Paolo VI, che incominciava così: «La fede è la salvezza dell’uomo, di tutto l’uomo, di tutti gli uomini».

Mons. Luigi Negri

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