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Un nuovo attacco alla Chiesa. di F. M. Agnoli

Sulla “Voce” del 18 luglio il presidente nazionale dei “Giuristi per la Vita” ha indicato le ottime ragioni che suggeriscono (impongono) a tutti il massimo impegno nel contrastare l’approvazione del disegno di legge (primo firmatario l’on. Ivan Scalfarotto, del PD) «per il contrasto dell’omofobia e della transfobia», che propone di punire con la reclusione fino ad un anno e sei mesi oltre alla sanzione accessoria, a pena scontata, di un periodo di lavoro forzato non retribuito, chi commette o incita a commettere atti di discriminazione per motivi di identità sessuale. Ragioni che fanno comprendere perché Scalfarotto e soci, invece di presentare un nuovo e completo testo di legge, hanno preferito, come già avevano fatto nel 2011, utilizzando lo schema base della “Legge Mancino” (divieto di ricostituzione del partito fascista), i promotori di un’analoga proposta, aggiungere tre o quattro articoli alla legge n. 205/1993, di “ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966”. Non si tratta solo di una mossa tattica per mettere in difficoltà gli oppositori a rischio di passare per “fascisti” e “razzisti”- La manovra è molto più sottile e assai più devastante lo scopo perseguito, che va molto oltre quello conclamato di garantire la pari dignità degli omosessuali e di sanzionare l’omofobia.

L’avv. Amato ha ben evidenziato le ragioni dell’allarme di quanti ancora credono che fondamento di ogni ordinamento democratico sia la libertà di opinione e di religione, sottolineando che la nuova legge comporterebbe l’imputazione di discriminazione per motivi di identità sessuale a carico di chiunque si opponga alla legalizzazione del “matrimonio” gay e, ancor più, alla facoltà per le coppie omosessuali di adottare un bambino.

Vi è tuttavia un aspetto ancor più devastante in questo attacco alla libertà di opinione e, soprattutto, di religione non ancora abbastanza evidenziato, forse perché talmente spropositato da farlo ritenere incredibile. L’art.3 della proposta prevede che non più solo per il razzismo, ma anche per le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere trovino integrale applicazione le disposizioni dell’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975 n. 654. Questo articolo vieta “ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, e punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza “chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività” (la reclusione va da uno a sei anni per “coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi”).

Elevatissimo per la Chiesa cattolica, che considera l’omosessualità peccato contro natura e si oppone sia al riconoscimento del matrimonio gay sia all’adozione di minori da parte di coppie omosessuali, il rischio di incorrere nei fulmini della legge antiomofobica fino ad essere considerata un’organizzazione illegale (si tenga presente che nell’ambito dell’ordinamento giuridico statale la Chiesa può tranquillamente essere fatta rientrare nella generica categoria“organizzazioni, associazioni, movimenti, gruppi”, e che non occorre che una di queste entità sia costituita in vista della discriminazione dei gay, bastando che la includa nei propri fini). A loro volta a rischio di condanna alla reclusione da uno a sei anni tutti i cattolici per il solo fatto di essere tali.

Siamo, in effetti, al limite dell’incredibile, ma si tratterebbe di una interpretazione della legge perfettamente corretta secondo i normali criteri dell’ermeneutica giuridica e, caso mai qualcuno volesse far conto di nulla, non mancheranno i seguaci del ministro dell’ Istruzione della Repubblica francese, Vincent Peillon (quello che vuole liberare la società dal cattolicesimo) e i postumi ammiratori del suo precursore, Joseph Goebbels, ministro dell’Illuminazione del Popolo nel Terzo Reich, pronti a cogliere un’occasione tanto favorevole per distruggere o, quanto meno, silenziare la Chiesa cattolica a norma di legge. Per iniziare basterà pochissimo: una denuncia a un commissariato di polizia o direttamente ad una Procura della Repubblica senza nemmeno doversi preoccupare delle opinioni politico-ideologiche o della propensione al politicamente corretto o alle luci della ribalta dei magistrati, perché i denuncianti avranno dalla loro la forza della legge e in Italia l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio. Poi si vedrà.

Francesco Mario Agnoli

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