La questione in Libia è solo il petrolio o la Banca Centrale Di Ellen Brown

Asia Times – Aprile2011

Diversi scrittori hanno notato il fatto strano che i ribelli libici prese una pausa a marzo nella loro ribellione per creare la propria banca centrale – questo prima ancora della formazione di un governo. Robert Wenzel ha scritto sulla Economic Policy Journal:

Non ho mai sentito parlare di una banca centrale  creata nel giro di poche settimane da una sollevazione popolare. Questo suggerisce che siamo in presenza di un qualcosa di più di un gruppo rag tag di ribelli che girano intorno e che perciò ci sono alcune influenze molto sofisticati.

Alex Newman ha scritto nel New American:

In una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana, i ribelli hanno riferito sui risultati di una riunione tenutasi il 19 marzo. Tra le altre cose, il presunto rag-tag  dei rivoluzionari ha annunciato la designazione della Banca Centrale di Bengasi  al ruolo di autorità monetarie competente nelle politiche monetarie in Libia e la nomina di un governatore della Banca Centrale della Libia, con sede provvisoria in Bengasi “. Continue reading

Libia: all’Italia vanno le briciole di Franco Cardini – Christian Elia

La situazione libica domina i media di tutto il mondo. La frenesia degli ultimi accadimenti e le incertezze sul futuro concorrono a creare uno scenario poco chiaro su quello che capita nel Paese nordafricano. PeaceReporter ha intervistato Il professor Franco Cardini, storico e saggista, docente di Storia medievale all’Istituto italiano di Scienze umane a Firenze ed esperto di Medio Oriente e Islam, che commenta quello che succede in Libia, alla luce dei fattori storici, politici – interni ed internazionali – e culturali che hanno portato al collasso, o quasi, del regime di Gheddafi.

Come si è arrivati, in Libia, alla situazione attuale?
La situazione attuale in Libia si è generata in seguito alle oscillazioni del colonnello Gheddafi in politica internazionale e per la scarsa chiarezza delle sue posizioni, con i continui spostamenti rispetto ai possibili protagonisti della scena mondiale e rispetto al potenziale petrolifero libico. Anche, forse, per la situazione geopolitica generale, sia africana che mediterranea. Voglio dire che non ci si può continuamente spostare da simpatie panafricane ad ammiccamenti con quelli che noi, a torto o a ragione, riteniamo fondamentalisti, passando per atteggiamenti superficialmente filo Nato o filo statunitensi dell’ultima ora e poi, come ha fatto Gheddafi a partire dallo scorso anno, dopo essersi avvicinato ai paesi della Nato e soprattutto alla Francia, tornare sui suoi passi.
Come è accaduto in passato con Saddam Hussein, amico dell’Occidente, osannato e foraggiato in chiave anti iraniana, anche se sapevamo benissimo che sterminava i curdi, scaricandolo subito dopo quando ha minacciato di sostituire l’euro al dollaro come unità monetaria di riferimento nelle transazioni petrolifere irachene, abbiamo scoperto che era un dittatore quando non ci faceva più comodo. Questa volta non abbiamo commesso l’errore fatto in Iraq, con un intervento diretto, ma abbiamo sostenuto un intervento indiretto. Continue reading

SETTE PUNTI SULLA GUERRA CONTRO LA LIBIA di Nicoletta Focher

27 agosto 2011 -Fonte: http://domenicolosurdo.blogspot.com/2011/08/sette-punti-sulla-guerra-contro-la_27.html

Ormai persino i ciechi possono essere in grado di vedere e di capire quello che sta avvenendo in Libia:

1. E’ in atto una guerra promossa e scatenata dalla Nato. Tale verità finisce col filtrare sugli stessi organi di «informazione» borghesi. Su «La Stampa» del 25 agosto Lucia Annunziata scrive: è una guerra «tutta “esterna”, cioè fatta dalle forze Nato»; è il «sistema occidentale, che ha promosso la guerra contro Gheddafi». Una vignetta dell’«International Herald Tribune» del 24 agosto ci fa vedere «ribelli» che esultano, ma stando comodamente a cavallo di un aereo che porta impresso lo stemma della Nato.

2. Si tratta di una guerra preparata da lungo tempo. Il «Sunday Mirror» del 20 marzo ha rivelato che già «tre settimane» prima della risoluzione dell’Onu erano all’opera in Libia «centinaia» di soldati britannici, inquadrati in uno dei corpi militari più sofisticati e più temuti del mondo (SAS). Rivelazioni o ammissioni analoghe si possono leggere sull’«International Herald Tribune» del 31 marzo, a proposito della presenza di «piccoli gruppi della Cia» e di «un’ampia forza occidentale in azione nell’ombra», sempre «prima dello scoppio delle ostilità il 19 marzo». Continue reading