QUANDO PARLA IL TIRANNO… Di Franco Cardini.

PUTIN A DAVOS E LE PREOCCUPAZONI DEI BUONI DEMOCRATICI

Quando parla il tiranno, la gente dabbene si domanda dove andremo di questo passo a finire. E lo hanno fatto parlare a Davos, nel consesso dei Grandi (e Molto Facoltosi) Sapienti della Terra. Una provocazione per tutti i buoni democratici. Fortuna che da noi i media gli abbiano messo la sordina.
Comunque, è stato uno scandalo. Ha detto che per risolvere i problemi del mondo occorre una cooperazione internazionale seria e spregiudicata; che la tecnologia ve tenuta d’occhio nel nome del benessere comune e che esiste un “partito della Silicon Valley”; ha segnalato i pericoli del neoliberistico
Washington Consensus; ha messo in guardia a proposito dell’avanzata in tutto il mondo del processo di concentrazione della ricchezza, della scomparsa delle élites qualificate e della proletarizzazione delle masse, con il collaterale fenomeno dell’allargarsi della forbice tra i pochissimi arciricchi (persone, famiglie o lobbies che siano) e i troppi superpoveri; ha denunziato gli squilibri e le ingiustizie della “crescita globale”, che coincide soprattutto con una crescita della miseria e dello sfruttamento; ha sottolineato la coincidenza tra impoverimento di massa e degrado della cultura media.
Insomma, un discorso scandaloso e aberrante, degno appunto di un tiranno.
Resta solo una domanda che tutte le persone di buona volontà debbono a questo punto porsi con perentoria chiarezza:
COME CI SI ISCRIVE AL PARTITO DELLA TIRANNIA? Continue reading

Ma il delitto non paga. Di Franco Cardini.

Parliamoci chiaro. Il 2020 è stato un Annus Horribilis, e lo abbiamo salutato con sollievo. Del resto, è stato il compimento adeguato al Triste Ventennio inaugurato l’11 settembre del 2001 con una serie di attentati in territorio statunitense sui quali non è ancora stata fatta luce e a proposito dei quali, dopo una serie di processi-farsa, di confessioni fasulle, di tentativi di corruzione delle famiglie delle vittime e di manovre di bassa lega e di vario genere, siamo ancora a nulla: ma chi sa, chi è responsabile, chi è complice, conta sulla memoria corta della gente. Continue reading

IN MEMORIA DI QUATTORDICI ASSASSINATI DI CUI NON HA PARLATO NESSUNO. Di Montesano M.

Si chiamavano Ahmed Haithem Ahmed Al Rubia’y, Mahassin Mohssen Kadhum Al-Khazali, Osama Fadhil Abbas, Ali Mohammed Hafedh Abdul Razzaq, Mohamed Abbas Mahmoud, Qasim Mohamed Abbas Mahmoud, Sa’adi Ali Abbas Alkarkh, Mushtaq Karim Abd Al-Razzaq, Ghaniyah Hassan Ali, Ibrahim Abid Ayash, Hamoud Sa’eed Abttan, Uday Ismail Ibrahiem, Mahdi Sahib Nasir and Ali Khalil Abdul Hussein. Quattordici irakeni: dieci uomini, due donne e due bambini di nove e undici anni; secondo il governo del paese mancano ancora tre nomi, perché la lista dovrebbe includerne diciassette, oltre a ventitré feriti. Si trovavano a passare per Piazza Nisour a Baghdad il 16 settembre 2007 quando transitava di lì un convoglio di mezzi statunitensi: trasportavano personale americano d’ambasciata scortato da guardie armate, non inquadrate nell’esercito, ma appartenenti alla compagnia di sicurezza privata chiamata Blackwater (oggi Academi). Continue reading

11 TESI DOPO LE ELEZIONI 2020.

Terminata la tempesta di chiacchiere, finite le analisi televisive… è forse ora di iniziare a riflettere. Assieme. Apriamo quindi la discussione…

1. Indire un referendum sul taglio dei parlamentari è esattamente come proporre all’elettorato il reddito di cittadinanza: dopo aver solleticato il peggior assistenzialismo parassitario (Volete denaro senza lavorare? E io ve lo do’!) è bene solleticare le forme più basse di invidia sociale e di ceto (dàgli alle poltrone e ai corrotti!). Come se i politici, con tutto il loro arrivismo, paura di perdere il posto, povertà culturale e conformismo non fossero l’esatto specchio del popolo che nel contempo li elegge, li sfrutta e gli sputa addosso. Leggersi ancora una volta il Libro X della Repubblica di Platone, in dettaglio i passaggi sulla democrazia. Et de hoc, satis.
2. In alcuni sport di squadra esiste il “sacrificio”: si sceglie coscientemente di perdere per ottenere un risultato su un piano differente. In tutt’Europa i “partiti dei comici”, tipici della periferia del continente (Italia, Romania, Ucraina) e prodotto di influssi esterni ricorrenti (prima di tutto FMI-Nato), condividono storicamente alcune cose: mirabolanti voltafaccia una volta comprata la vittoria promettendo soldi, cibo e sesso a tutti, e cosciente suicidio elettorale in pochi anni; anche se Di Battista ancora non l’ha capito, coloro che maneggiano Casaleggio e Grillo vogliono vedere il lavoro finito. Continue reading