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Archive del 1 ottobre 2015

SULLA GUERRA CIVILE AMERICANA. INTERVISTA A GILBERTO ONETO. a cura di Nicolò Dal Grande

Il 2015 si presenta come un anno di ricorrenze, dal centenario dell’entrata italiana nella Grande Guerra alla conclusione del secondo conflitto mondiale; tra questi spiccano i centocinquant’anni dalla fine della Guerra Civile Americana. Ne parliamo con Gilberto Oneto, autore del libro Unità o libertà. Italiani e padani nella guerra di secessione americana (Edizioni Il Cerchio, 2012).

La battaglia di Gettysburg (1-3 luglio 1863)

La versione storiografica “classica” vede fra le cause principali del conflitto civile americano la lotta per l’abolizione dello schiavismo, al giorno d’oggi soggetta a una revisione critica. In base agli studi contemporanei, in che termini la lotta contro la “schiavitù” incise sullo scoppio della guerra di secessione?
“Quella di secessione è stata la prima guerra “moderna” in senso deteriore: si è preteso allora (e dopo) che fosse uno scontro fra il bene e il male, che tutti i “buoni” stessero da una parte e i “cattivi” dall’altra. Alla guerra è stata attribuita una connotazione “morale”, di liberazione degli oppressi, esattamente come per tutto il Novecento si sono giustificate guerre con la scusa dell’imposizione di libertà, democrazia, e diritti civili, collocando tutti i “cattivi” – da Guglielmo I fino a Saddam Hussein – dalla parte da sbaragliare.
In realtà le motivazioni della guerra americana sono ben altre: 1) c’era uno scontro fra due concezioni economiche, quella industrialista e protezionista del Nord e quella agraria e liberoscambista del Sud; 2) c’era lo scontro fra due concezioni politiche, quella accentratrice del Nord e quella conferderalista del Sud che attribuiva agli individui e agli Stati in cui si erano liberamente associati ogni capacità di scelta politica (compresa quella sullo schiavismo); 3) c’era infine uno scontro – non meno importante – fra due mentalità, quella puritana, integralista e cupa del Nord e quella più aperta, liberale e rilassata del Sud. Non a caso Raimondo Luraghi ha parlato di uno scontro fra illuminismo e Rinascimento.
L’inserimento della questione abolizionista è stata una cinica trovata di Lincoln per risolvere una situazione politica e militare piuttosto critica. Prima della guerra Lincoln non era mai stato un convinto abolizionista, era anzi piuttosto indifferente alla vicenda. Il suo scopo era la difesa a oltranza dell’unità e il rafforzamento del potere federale a danno di quello degli Stati. L’atto di emancipazione degli schiavi è del 1 gennaio 1863 e riguarda solo i negri degli Stati sudisti. Ancora nell’agosto del 1862 Lincoln aveva dichiarato: «Il mio obiettivo primario in questa lotta è quello di salvare l’Unione e non quello di conservare o eliminare la schiavitù. Se potessi salvare l’Unione senza dover liberare un solo schiavo, lo farei. (..) Ciò che faccio riguardo alla schiavitù e per la razza di colore, lo faccio perché penso che aiuti a salvare l’Unione».
La trasformazione di una brutale guerra di difesa di interessi specifici e concreti in una crociata per la liberazione dei negri è il vero capolavoro del signor Lincoln e del potente macchinario mediatico che da allora ha sostenuto – e fatto passare – questa panzana “politicamente corretta”.” Leggi il resto di questo articolo »

LA GUERRA DI SECESSIONE AMERICANA. A CENTOCINQUANTA ANNI DAL PRIMO CONFLITTO “MODERNO”. di Nicolò Dal Grande

Dave Diner, nel suo interessante testo Raccontare il Novecento, definisce la guerra civile come uno scontro fratricida tra due visioni ideologiche del mondo, il più terribile dei confronti, dove il vincitore non si limita ad imporre una resa incondizionata dal sapore di sottomissione, ma tenta la distruzione totale dell’avversario, imponendo una “damnatio memoriae”. Numerosi nella storia gli esempi, tra i quali non si possono non citare le interpretazioni di Ernst Nolte relative ai due conflitti mondiali del XX° secolo, analizzati come un unico, grande, conflitto civile europeo. Raccontare le vicende di un conflitto civile non è mai semplice, perché inevitabilmente si rischia di trapelare possibili “simpatie” verso l’una o l’altra parte dei contendenti, un rischio serio per chi pratica il mestiere dello “storico”, ma contemporaneamente rappresenta spesso un campo dove trarre interessanti spunti di analisi, confronto e paragone. Ne è un caso esemplare la storia del conflitto civile americano, del quale si commemorano i centocinquant’anni dalla conclusione.
Precursore dei due conflitti mondiali, la Guerra civile americana (1861-1865), meglio nota come “Guerra di secessione”, rappresenta uno degli avvenimenti più importanti dell’età contemporanea. Poco studiata sui libri di scuola italiani, meriterebbe in effetti un più ampio approfondimento; di fatti il conflitto presenta numerosi spunti di riflessione che inducono a una lettura diversa della storia americana ed europea.
Quando pensiamo al primo conflitto americano immediatamente ci balzano agli occhi le immagini della cinematografia statunitense del secondo dopo guerra oppure le splendide pagine di Margaret Mitchell nel suo Via col Vento, capolavoro della letteratura mondiale; capolavori che pongono in luce diverse letture del conflitto, sottolineando le visioni di entrambi i contendenti con tutti i “sé” i “forse”. Tuttavia un’approfondita analisi storica pone in luce un’interessante spunto, che porta a considerare la guerra di secessione come precorritrice dei grandi conflitti mondiali del secolo successivo. Un simile confronto è tutt’altro che azzardato ed ha un fondo di concreta correttezza. Leggi il resto di questo articolo »

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