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Archivio di giugno 2015

LA LEZIONE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, UN SECOLO DOPO. di F. Cardini

Mi chiedono in molti un giudizio chiaro e complessivo sulla prima guerra mondiale. Eccolo qua in sintesi.

Sono passati cento anni dall’inizio (per noi italiani, che mettemmo un anno circa, dopo l’estate del ’14, a cambiar bandiera) di quel conflitto durato in realtà quattro anni, dal 1914 al 1918, che si usa denominare “prima guerra mondiale”. 1. Quale il ruolo e il contesto di quel conflitto nel quadro della storia contemporanea? “ 2. Quali le ragioni che

determinarono il maturarsi di quel tragico evento, che costò al mondo decine e decine di milioni di morti? 3. Quale ne furono il senso e le conseguenze? 4. Quale la lezione che dobbiamo trarne? 5. Conclusioni.

1. Il ruolo e il contesto. La storia si organizza convenzionalmente “per secoli”, cioè per blocchi di cento anni ciascuno. Si tratta evidentemente di un uso e di un còmputo di comodo: tuttavia, attraverso questo espediente, si tende a sottolineare come periodicamente le condizioni e l’assetto del mondo siano soggetti a mutamenti. Uno storico marxista inglese, Eric Hobsbawm, scrisse anni fa un libro di grande successo il cui titolo suona, nella traduzione italiana, Il secolo breve: per lui difatti il Novecento, caratterizzato dall’età dei grandi totalitarismi, sarebbe cominciato con la guerra ’14-18 e terminato negli Anni Novanta del Novecento, con il crollo del “muro di Berlino” e il dissolversi dell’esperienza socialista sovietica. Oggi si potrebbe però pensare, al contrario, che quello aperto dal conflitto del ’14 fosse (sia) un secolo lunghissimo, dal momento che s’inaugurò con la fine dell’egemonia europea sul mondo, l’avvento di altre grandi potenze (USA e URSS), quindi il duello/dialogo tra esse (la “guerra fredda”) e poi l’apertura di una fase di ridefinizione degli equilibri mondiali e di sviluppo di quella che sin usa definire la “globalizzazione”, con l’emergere sia di nuove potenze mondiali o regionali (Brasile, Russia, India, Cina – il cosiddetto BRIC, cui andrebbero forse aggiunti Israele e l’Iran), sia di un malessere profondo che riguarda i ceti subalterni di tutto il genere umano e del quale sarebbero espressione, ad esempio, le guerre incessanti in Asia e in Africa, il fermento dell’America latina, il fondamentalismo religioso e il terrorismo, il problema della fame nel mondo, le migrazioni. Uno storico tedesco di idee conservatrici, Ernst Nolte, ha parlato del periodo 1914 – 1945 come di una “guerra dei Trent’Anni”, notando giustamente che la seconda guerra mondiale fu la conseguenza dei cattivi e ingiusti trattati di pace che avevano concluso la prima. Forse però si dovrebbe andare oltre quest’analisi, in quanto anche la conclusione della seconda guerra mondiale ha lasciato aperte questioni che già si erano profilate con la prima (una per tutte: quella vicino-orientale): e allora la guerra iniziata nel ’14 si potrebbe considerare ancora in corso, una “guerra dei Cent’Anni” della quale peraltro non si vede per il momento la fine. Leggi il resto di questo articolo »

IL MITO DELLA CIVILTA’ GRECA. QUANTO VALE UN MITO FONDATORE? di F. Cardini

Che la civiltà dell’Occidente moderno sia fondata sul primato della finanza e dell’economia, ormai lo sappiamo tutti: anche i più ingenui tra noi. Tutto si fa per i soldi, nulla si muove senza danaro. Non è una legge naturale: sono esistiti tempi e civiltà nei quali vigevano altri valori. Ma la nostra è questa: ce la siamo scelta e costruita. Semmai, si può riflettere adesso – anzi, dovremmo seriamente farlo – su che cosa sia divenuto

realmente e concretamente il danaro adesso che non è ormai più ancorato rigorosamente a una unità di misura obiettivamente valutabile

– com’era un tempo l’oro –, adesso che in molti paesi la circolazione del contante viene addirittura limitata per legge e la valuta rischia sempre di più di divenire un valore virtuale, un numero. Certo svegliarsi una

mattina ed accorgersi che il nostro mondo riposta sui pilastri del Nulla sarebbe quel che una civiltà nihilista come la nostra logicamente merita. Ma non di questo vogliamo ora parlare. Per soldi, ci stiamo giocando e forse perdendo la Grecia. Non è poi un gran male? Che cosa significa in fondo questo staterello egeo-balcanico nato a metà dell’Ottocento

dalla frana del sultanato ottomano, affidato alla dinastia bavarese dei Wittelsbach, poi avventurosamente divenuto repubblica e sempre sviluppatosi zoppicando con un’economia basata soprattutto sul turismo e sul reddito di una banda pletorica di statali svogliati?

Il fatto è che quel piccolo paese aveva un grande orgoglio, e siamo stati noi europei a darglielo. Per quel paese sono andati a combattere e magari a morire dei geni europei come lord Byron. Certo, quel miscuglio di genti levantine che lo popola ha poco a che fare con achei, con dori, con attici, con peloponnesiaci e via discorrendo. Ma è il paese dove si va per ammirare il Partenone e le rovine del santuario di Delfi, il paese di Omero e di Saffo, di Argo e di Micene, di Platone e di Aristotele. Leggi il resto di questo articolo »

LE SCUOLE DI ”ALLEANZA PARENTALE”. Intervista a son Stefano Bimbi.

LE SCUOLE DI ”ALLEANZA PARENTALE” SONO NATE PER DIFENDERE I FIGLI DAGLI ATTACCHI DELL’IDEOLOGI.

A partire da Staggia Senese l’esperienza si sta diffondendo in tutta Italia creando una rete di scuole parentali cattoliche

È ancora possibile oggi parlare di libertà di educazione? In una realtà dove lo Stato si è preso il monopolio dell’istruzione e la scuola paritaria rischia di essere ridotta, suo malgrado, ad una fotocopia sbiadita e costosa della formula pubblica, c’è ancora spazio per i genitori che desiderano essere i protagonisti dell’educazione dei propri figli? Esiste una possibilità perché mamme e papà si riapproprino del “diritto e dovere di educare e istruire”, senza stare a guardare impotenti il cocktail letale che lo Stato somministra ai propri pargoli? Leggasi da ultimo, l’imminente obbligo ministeriale all’insegnamento delle teorie gender nelle scuole di ogni ordine e grado. È tutto già scritto? Ai genitori non rimane che il compito di tamponare e arginare – se va bene – i danni della mala educación scolastica?
Non esageriamo nel denunciare la deriva del sistema scolastico pubblico, cosi come non sono retorica le nostre domande. Questi stessi interrogativi animano la mente e il cuore di molti genitori, tutti quei genitori che desiderano educare i propri figli secondo i sani principi della nostra tradizione: l’amore incondizionato per la vita, dall’inizio alla fine; il valore della famiglia, una e indivisibile; il senso del bene, del vero e del bello. Ma si scontrano con una Scuola che, sempre più, li tradisce e li ostacola. Se molti di loro, per come possono, cercano di darvi una risposta, alcuni hanno deciso di farlo in un modo davvero speciale. Leggi il resto di questo articolo »

L’EUROPA E’ MORTA. VIVA L’EUROPA. di F. Cardini

La lezione del presente, giugno 2015

Gli ultimi sviluppi del fallimento europeo, con l’assurdo e inqualificabile rifiuto da parte francese di assumersi la sua parte di responsabilità nella gestione della crisi mediterranea, rende improcrastinabile una risposta.
Dobbiamo arrenderci all’evidenza? Parrebbe proprio di sì. Ma allora è necessario trarne le conseguenze. L’Unione Europea è morta. Dobbiamo continuar a tenere in vita artificiale il suo cadavere? Chi non ha mai amato l’Europa, si abbandonerà a danze di gioia: faccia pure. Gli europeisti sinceri e decisi – io sono tra questi – prendano atto del fallimento, si rimbocchino le maniche e ricomincino da zero.

Vademecum per ricominciare daccapo

A scanso d’equivoci, dichiaro subito di aderire per quanto mi riguarda al parere espresso dal collega Gérard Dussouy, professore emerito dell’Università di Bordeaux , nel suo recente libro Contre l’Europe de Bruxelles, fonder un Étateuropéen (Tatamis, 2013).
In altri termini, condivido l’opinione di Dussouy secondo il quale l’Europa, se vuol continuar a significare qualcosa negli affari e nei destini del mondo, è “condannata” a superare il quadro nazionale e a respingere le tentazioni “sovraniste” che, dopo le elezioni europee del 2014, si sono riaffacciate prepotenti.
Partiamo dalle considerazioni dello studioso americano Robert Gilpin, che nello sviluppo storico delle relazioni internazionali ha individuato tre cicli:

• Il ciclo degli Imperi, conclusosi con i trattati di Westfalia e dei Pirenei del 1648-1659;
• Il ciclo degli Stati-nazione, avviato già nel secolo XVII, maturato e teorizzato alla fine del XVIII con due grandi “rivoluzioni nazionali” americana e francese, con le quali la sovranità è passata dalla “Grazia di Dio alla Volontà della Nazione”; il successivo secolo XIX ha visto l’affermarsi del principio secondo il quale il popolo, cioè la comunità politica, e la “nazione”, cioè la comunità etnoculturale, si univano e avevano il diritto-dovere imprescindibile di unirsi in un solo Stato, cioè in un solo apparato istituzionale e amministrativo, fino a coincidere con esso (lo Stato-nazione, lo Stato nazionale). Tale ciclo si è esaurito con le due guerre mondiali, cioè con la Guerra dei Trent’anni 1914-1945;
• Il ciclo delle egemonie, avviato con la vittoria degli statunitensi e dei sovietici nel 1945 e quindi con l’avvio della sfida tra liberismo e collettivismo, è stato in genere oggetto di molti equivoci da parte di osservatori politici, di studiosi e di manipolatori dei media. Tali errori si sono perpetrati nella cosiddetta “opinione pubblica” mondiale, omologata e appiattita in un dogma ottimistico: la liberazione dal “Male Assoluto” e quindi l’avvio di un’era in cui le guerre sarebbero progressivamente scomparse. Leggi il resto di questo articolo »

LUSSEMBURGO: I CITTADINI IN DIFESA DEI BAMBINI.

L’iniziativa (“l’Iniziativa”) spontanea di cittadini lussemburghesi ed europei “Schutz fir d’Kand – Défense de l’enfant” l’anno scorso si è pronunciata, anche con una petizione ad hoc che raccolse 4.751 firme,  in particolare contro il progetto di legge n. 6172 relativo al “matrimonio” omosessuale, poi approvato il 18 giugno 2014 dalla Camera dei Deputati e divenuto quindi legge, la quale è entrata in vigore il 1° gennaio di quest’anno.
L’azione condotta non è stata vana ed ha avuto i seguenti risultati positivi:
- dal primo giugno scorso, è entrata in vigore una versione modificata della regolamentazione della Camera dei Deputati che ammette, in accoglimento del ricorso ad hoc dell’ “Iniziativa”, che le petizioni possano essere sottoscritte non solo per via informatica, ma anche per via cartacea, per elementari motivi di democrazia e di uguaglianza di trattamento dei cittadini, fatti propri dalla stessa Camera;
- malgrado il fatto che la petizione non sia stata giudicata regolare essendo stata sottoscritta anche da firme cartacee allora non ammesse, una delegazione di dodici membri della Camera ha ricevuto, e dialogato con, i rappresentanti dell’ “Iniziativa” che hanno cosi’ avuto il modo di illustrare in dettaglio i motivi dell’opposizione al citato progetto di legge, motivi esposti piu’ in dettaglio nella rubrica “Nostre argomentazioni” del sito dell’ “Iniziativa” stessa :  http://www.schutzfirdkand.lu
- La Camera dei Deputati, nel quadro del dibattito sui progetti di legge nn. 6568 e 5553, recanti riforma del diritto della filiazione e istituzione dell’esercizio congiunto della patria potestà, ha espresso l’auspicio di poter conoscere l’opinione in materia dell’ “Iniziativa”.
L’ “Iniziativa” ha trasmesso il suo parere alla Camera e ritiene ora di diffonderlo al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi in oggetto, suscitando dibattiti all’altezza della loro estrema importanza. Leggi il resto di questo articolo »

Librerie Coast to Coast – Mercoledì 17 giugno 2015

Conferenza Tempi ultimi e restaurazione finale. Sabato 13 Giugno, Roma.

 

FAMIGLIA: MOBILITAZIONE NAZIONALE IL 20 GIUGNO A ROMA. Lunedì 8 Giugno 2015

FAMIGLIA: MOBILITAZIONE NAZIONALE IL 20 GIUGNO A ROMA

Manifestazione a piazza San Giovanni su gender nelle scuole e ddl Cirinnà

 

“Per promuovere il diritto del bambino a crescere con mamma e papà, vogliamo difendere la famiglia naturale dall’assalto a cui è costantemente sottoposta da questo Parlamento, vogliamo difendere i nostri figli dalla propaganda delle teorie gender che sta avanzando surrettiziamente e in maniera sempre più preoccupante nelle scuole”.  Il comitato “Da mamma e papà”, spiega così la convocazione a Roma per il prossimo 20 giugno di una manifestazione che si annuncia imponente a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna, senza dover subire già dalla scuola dell’infanzia la propaganda dell’ideologia gender definita da Papa Francesco “un errore della mente umana”.

Spiegano i promotori: “Chiamiamo alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà, cattolici e laici, credenti e non credenti, per dire no all’avanzata di progetti di legge come il ddl Cirinnà che dell’ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell’utero in affitto.

Ci troveremo tutti in piazza a Roma, schierati a difesa della famiglia e dei soggetti più deboli, a partire dai bambini”. La manifestazione, che si terrà a piazza San Giovanni dalle 15.30, è promossa dal comitato “Da mamma e papà” a cui aderiscono personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo. Portavoce del comitato è il neurochirurgo Massimo Gandolfini.

Lunedì 8 giugno alle ore 11 all’hotel Nazionale di piazza Montecitorio si terrà la conferenza stampa di presentazione della manifestazione.

Palmira. di F. Cardini

Probabilmente quelli dello “Stato islamico” di al-Baghdadi ci sopravvalutano, hanno un troppo alto concetto di noi. Nella loro barbara ma lucidissima logica e nell’intento di provocarci e d’indignarci fino al punto di farci reagire alla cieca per dimostrare al resto dell’Islam sunnita che i “crociati occidentali” li odiano, dal momento che le decapitazioni non bastano adeso provano con le distruzioni di splendide, insostituibili opere d’arte. Non riusciranno nemmeno in tale intento. Ma, in attesa che ci privino di una delle Meraviglie del Mondo, riflettiamo: che cos’è Palmira, che molti italiani conoscerebbero se non le avessero preferito le Seychelles o le Mauritius?

Semplicemente una gloria del genere umano, un città ellenistica di assoluta bellezza e molto ben conservata. In Siria, tra Eufrate e Mar di Levante, s’incrociavano fino dall’antichità remota le vie commerciali che collegavano la Cina con il Mar di Levante (la “Via della Seta”) e quelle che dai porti meridionali della penisola arabica, dove approdavano le flottiglie provenienti dalla Indie, risalivano fino a Damasco per proseguire verso l’Anatolia (la “Via delle Spezie”, o “degli Aromi”). I romani conoscevano poco del subcontinente indiano, che fino dal tempo di Alessandro Magno i geografi avevano fasciato di fantastiche leggende, mentre i Seres, i cinesi, erano per loro poco più di un puro nome. Eppure le sete, i bronzi, le gemme, gli aromi pregiati per farne profumi e unguenti arrivavano in quantità sino al Caput mundi.

E tutto passava da quei fasci di piste carovaniere che convergevano in un’area ristretta fra gli odierni Libano, Siria e Giordania. Fungevano da collettori di essi alcune città-mercato, le “città carovaniere” ch’erano altrettanti città-stato retti da un’aristocrazia di mercanti-predoni di stirpe araba, come gli idumei, i sabei, i nabatei. Queste città carovaniere, che l’opulenza dei loro padroni aveva fatto diventare degli autentici capolavori dell’eclettica arte ellenistica, si chiamavano Baalbek, Jerash, Petra: e ancor oggi le loro rovine incantano, ci lasciano senza parole. Leggi il resto di questo articolo »

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