MISERICORDIA VOGLIO, NON SACRIFICI.

E’ da tempo che tento di individuare quanto nella cronaca e nelle vicende umane, proprio mentre sembra scatenarsi l’odio totale sulla terra, sembra invece indicare l’adempimento delle promesse che Gesù Cristo ha fatto a suor Faustina Kowalska, la mistica polacca della Divina Misericordia. Promesse consistenti appunto nell’”Anno della Misericordia” (dove per “anno” non si intende l’anno solare ma l’epoca, intera, della Salvezza inaugurata dalla Croce di Cristo). Cristo ha chiesto agli uomini, tramite Faustina, di passare per la Porta, ora aperta, della Sua Misericordia, per non dover poi passare per quella della Sua Giustizia. A tale rivelazione si ispirò Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Dives in Misericordia”.

Uno dei punti che mi hanno allontanato da certuni cattolici “tradizionalisti”, tutto rigorismo legalistico e farisaico, sta proprio nella loro incapacità di vedere in atto, anche oggi, anche dopo il Vaticano II, la Misericorida di Dio. Anzi forse oggi più di ieri.

Papa Francesco ha annunciato un Anno Santo Straordinario della Misericorida. I media, come al solito, si sono attaccati ai pochi passi, della bolla di promulgazione, che parlano di “criminalità organizzata” e di “corruzione”. Non sanno andare oltre la banalità della cronaca quotidiana senza avvedersi del contesto nel quale il Papa citava certi peccati. Quindi è sempre meglio andare alla fonte originale e leggere direttamente.

Vi copio incollo, e vi allego, il testo papale in modo che, leggendolo, se vorrete, potrete constatarne l’immensa e TRADIZIONALE ricchezza spirituale. E’ un discorso teologico forte che ricorda tutte le fonti e basi bibliche della Misericordia, Antico E Nuovo Testamento, Padri della Chiesa, Agostino, Tommaso d’Aquino, mistica (Giovanni della Croce), magistero (Giovanni Paolo II), fino appunto a Faustina Kowalska. E’ mai possibile che i “tradizionalisti” (o sedicenti tali) non sappiamo cogliere in atto l’adempimento della Promessa del Cristo Misericordioso?!

Papa Francesco non dimentica, certo, la Giustizia di Dio ed infatti dedica una ampia parte del suo documento ad illustrare i rapporti esistenti tra Giustizia e Misericordia. Continue reading

Legge Pica: la barbarie mascherata da legalità. di E. Vitale

Nei salotti del conformismo storiografico la legge 15 agosto 1863 n. 1409, detta Legge Pica, è argomento imbarazzante. Per trattarlo in modo serio occorre infatti lasciare gli ampi saloni dell’enfasi risorgimentalista, appesantiti da stucchi cadenti, per avvicinarsi, attraverso disagevoli corridoi, ai polverosi armadi in cui sono nascosti gli scheletri della conquista del Sud.

Questo, perché la vicenda pone questioni incresciose, troppo stridenti con l’inamidato unitarismo di facciata, che superare è arduo. Molto più semplice declamare versioni di comodo dietro le tende della retorica o saltare a pié pari gli interrogativi scabrosi deviando il discorso su quesiti che li dànno per già risolti.

Sotto il profilo strettamente giuridico, ad esempio, si è tentato di valutare l’efficacia della Legge Pica come strumento di difesa della legalità nell’ambito dell’ordinamento sabaudo, minimizzando le lampanti anomalie in base a una pura considerazione dei fini, per di più quasi sempre limitandosi a quelli pubblicamente dichiarati. Si tratta, evidentemente, di questioni di per sé mal poste, in quanto il loro esame presuppone che sia risolta un’altra questione, pregiudiziale: la legittimità o meno dell’imposizione dell’autorità sabauda sui territori del Regno delle Due Sicilie.

Gli storici seri e in buona fede hanno da tempo fatto luce sui ripetuti atti di forza con cui il Regno di Sardegna, prima avvalendosi di fatto dell’operato di bande di avventurieri che proclamava di disapprovare (pur avendolo istigato e agevolato, se non addirittura accuratamente pianificato), poi intervenendo direttamente con la propria forza armata, sotto il pretesto di ristabilire l’ordine e di adempiere a un inesistente desiderio dei popoli del Sud, ha occupato militarmente uno stato che non aveva compiuto alcun atto di ostilità nei suoi confronti. Continue reading

SCONTRO DI CIVILTA’ (MALATE)

Mi sono spesso chiesto perché quando in qualche parte del mondo, in particolare in Medio Oriente, ci trova a fronteggiare il dolore (e la rabbia) per una nuova strage di cristiani ad opera di musulmani  l’establishment occidentale, in tutte le sue componenti e sfaccettature, si rifiuti di parlare di guerra di civiltà o di religioni e condanni alla gogna mediatica chi si azzarda a farlo (ovviamente ci sarebbe anche l’altra faccia della medaglia, costituita dalle stragi di musulmani ad opera degli occidentali attraverso l’invio sul loro territorio di cosiddetti peacekeepers o, più spesso, l’impiego di droni e bombe supposte “intelligenti”, ma in questo caso il problema viene risolto negandolo attraverso una semplice variazione verbale: non si tratta di guerra o di violenza, ma, appunto, di un’operazione di peacekiping).

Eppure in un recente articolo, “Non abusare della religione”, pubblicato nel numero di febbraio 2015 di Studi cattolici, il filosofo francese  Hervé Pasqua, riflettendo sulle “atrocità che ci vengono descritte e le dimostrazioni di fanatica intolleranza legate alla fondazione del Califfato in Iraq e di cui sono vittime i cristiani di Oriente”, non esita a  parlare di un conflitto “che oppone l’Oriente all’Occidente”.

L’articolo di Hervé Pasqua, abbastanza complesso, riguarda in realtà  un aspetto diverso del problema: il filosofo si chiede quale sia l’essenza della religione in quanto tale (quindi, di ogni religione), partendo dalle riflessioni di un suo quattrocentesco predecessore, Niccolò Cusano, nel libro La pace della fede, ed evidenzia la necessità che l’Europa/Occidente (in sostanza la vera colpevole dell’attuale situazione) si rimetta in discussione e si interroghi seriamente sul suo apporto alla religione. Quindi non tanto o non solo la questione che qui interessa. Tuttavia le sue considerazioni offrono un valido filo d’Arianna per giungere ad individuare i motivi dell’ostinato  rifiuto  ad ammettere l’esistenza di una “guerra di civiltà” e/o “di religione” (in realtà totalmente coincidenti se si concorda con Pasqua nel ritenere che la religione “riguarda l’uomo, l’insieme della sua realtà e delle sue dimensioni sociali, cosmiche, storiche,  esistenziali”). Continue reading

Eau : crise humanitaire au Proche-Orient. di M. Laimé

Pendant que de violents affrontements continuent de déchirer la Syrie et l’Irak, des millions de personnes déplacées pâtissent toujours des conflits au Liban, en Israël et dans les territoires palestiniens occupés. Les ressources hydriques et les systèmes vieillissants d’alimentation en eau approchent du point de rupture, selon un rapport du Comité international de la Croix-Rouge (CICR) rendu public le 25 mars 2015, ce qui augure d’une crise humanitaire sans précédent dans toute la région.

Faute d’infrastructures adaptées, de nombreux pays ne parvenaient pas, jusqu’à la récente phase de conflits généralisés, à répondre correctement aux besoins en eau de populations urbaines toujours plus nombreuses, et à la demande croissante de denrées alimentaires. Mais aujourd’hui, avec 7,6 millions de déplacés à l’intérieur de la Syrie et 3,8 millions de Syriens réfugiés dans les pays voisins et, par ailleurs, 2,5 millions de personnes déplacées en raison des combats en Irak, la situation est plus critique encore, comme en atteste l’explosion des demandes d’asile dans les pays riches.

Des précipitations historiquement faibles, le tarissement des aquifères, la surexploitation de ressources limitées et les effets dévastateurs des conflits rendent l’accès à l’eau de plus en plus difficile dans la région. Pire encore, pour des raisons militaires ou politiques, les belligérants détruisent les infrastructures ou interrompent délibérément l’approvisionnement en eau et en électricité. La destruction d’une centrale électrique, comme cela s’est produit à chaque opération israélienne contre la bande de Gaza, peut ainsi avoir un impact très lourd sur le traitement des eaux usées, la disponibilité et la qualité de l’eau, ou le fonctionnement des structures de santé.

Dans bien des cas, les eaux usées ne sont pas traitées correctement et constituent une grave menace pour la santé de populations déjà vulnérables. Par ailleurs, et pour le seul cas de la Syrie, les responsables locaux estiment qu’en 2014, les fuites provoquées dans le réseau par les dégâts dus au conflit ont entraîné la perte de quelques 60 % de la quantité d’eau pompée. Continue reading

DISINCANTARE L’ORRORE. di Franco Cardini

Ne L’ipocrisia dell’Occidente, Franco Cardini, con gli strumenti dello storico, racconta le varie fasi dell’attacco musulmano all’Occidente con una personale chiave interpretativa. Dietro lo scontro di civiltà, usato strumentalmente da minoranze sparute, si nascondono interessi precisi. Al servizio di questo mito cooperano più o meno consapevolmente una diplomazia internazionale traballante e voltagabbana e un universo mediatico allarmista e ricercatore di consensi legittimanti.

Diciamo la verità: è duro sentirsi convinti di appartenere a una civiltà civicamente e culturalmente superiore a qualunque altra in quanto detentrice di valori universali ed avere al tempo stesso l’amara consapevolezza di non trovarsi affatto all’altezza di dimostrarlo. Parigi, la città per tanti versi emblematica della libertà di pensiero e dei diritti dell’uomo, è stata sconvolta fra mercoledì 7 e venerdì 9 gennaio da una terribile catena di eventi luttuosi e delittuosi che per un verso l’hanno lasciata sconvolta, per un altro hanno determinato da parte dei suoi cittadini e di tanti altri convenuti nelle sue piazze e nelle sue strade – tra cui decine di leader politici europei – una risposta che si è proposta come energica e unitaria, e per un altro verso ancora hanno fatto emergere, proprio dalla dinamica di quella risposta (la manifestazione repubblicana di domenica 11), una serie di problemi inattesi, ai quali è stato arduo fornire una convincente risposta.

La mattina del 7 gennaio 2015 due fratelli di fede musulmana d’origine nordafricana, cittadini francesi, Chérif e Saïd Kouachi, rispettivamente di trentadue e trentaquattro anni, hanno fatto irruzione nella sede del settimanale «Charlie Hebdo» – famoso per le sue vignette satiriche nei confronti dell’Islam, come anche del cristianesimo e dello stesso ebraismo – e hanno sterminato quasi tutti i redattori insieme con alcuni appartenenti al personale di custodia nonché, fuori dall’edificio, l’agente di polizia Ahmed Merabet, quarantaduenne, musulmano. Dopo una drammatica fuga sono riusciti a nascondersi in un edificio non lontano da Parigi da dove la polizia li ha stanati due giorni dopo, abbattendoli. È poi emerso che almeno uno dei due, Chérif, era già noto alla polizia e sotto sorveglianza e che era collegato a un gruppo affiliato ad al-Qaeda implicato in una filière di reclutamento di giovani guerriglieri francesi alla volta dell’Iraq e collegato con l’organizzazione Jabhat al-Nusra. Intanto, giovedì 8, il giovane musulmano Coulibaly, in apparenza sprovvisto di legami con i due terroristi, ha a sua volta ucciso nei pressi del Parco di Montrouge, nel XIV arrondissement, un’agente della polizia urbana e quindi il giorno dopo, la mattina del 9, assalito un supermarket kasher alla Porte de Vincennes, nel XX, catturando alcuni ostaggi tra i clienti dell’esercizio, cittadini di religione ebraica che stavano preparandosi allo shabbat, e abbattendone quattro. Nello stesso giorno è stato ucciso dai membri di un reparto di polizia che aveva fatto irruzione nei locali del supermarket. Continue reading

IL CORANO: TRADUZIONI E MISTIFICAZIONI. Minima Cardiniana N° 69

Il quotidiano “Il Giornale” ha proposto di recente la traduzione del Corano di Cherubino Mario Guzzetti presentandolo come “spiegato da Magdi Cristiano Allam” e sottolineando che si tratta di un libro la conoscenza del quale è indispensabile. Il che è del tutto vero: salvo che può preoccupare il fatto che il Libro Santo dell’Islam finisca nelle mani di gente che poco o nulla conosce della Bibbia e del Vangelo ma che intende avvicinare il Corano per ricevere conferma dei suoi pregiudizi sull’Islam. In effetti, la citazione che con rilievo viene stampata sulla copertina (“Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo (…) Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi”: sura 8, at-Tawba/al Barà’a, “La conversione/L’immunità”, 12-17), e soprattutto la frase che si legge a suggello dell’edizione, sulla quarta di copertina (“Perché l’Islam minaccia l’Occidente”) rendono perfettamente chiare sia le intenzioni di “curatore” e editore, sia il livello di onestà intellettuale che ha presieduto all’iniziativa editoriale. Ancora più evidenti poi, le une e l’altro, quando si leggano queste parole conclusive della Prefazione:

“… se è vero che Allah per i musulmani è dio, non è affatto vero che il dio dei musulmani coincida con il Dio dei cristiani. Anzi è vero l’opposto, considerando che l’islam accusa il cristianesimo di idolatria per la fede nella Trinità”.

Se una differente interpretazione teologica conduce alla conclusione – indebita – secondo la quale saremmo in presenza di due differenti sostanze divine, ne conseguirebbe analoga differenza tra il Dio veterotestamentario e quello cristiano? Ma le intenzioni dei responsabili di questa iniziativa risultano più chiaramente in un passo successivo: Continue reading

- CRISI DEI VALORI RELIGIOSI. O CRISI DI CHE COSA? – Minima cardiniana 68

State allegri. Il Bel Paese fa ancora notizia. La baruffa sull’acqua benedetta pasquale surrettiziamente erogata a scuola nella città di Bologna, subito contestata da alcuni docenti e familiari di allievi di fieri sentimenti laici e quindi riconfermata con una sorta di stratagemma ha fatto il giro del mondo ed è arrivata a lambire le pagine dei quotidiani statunitensi (“questa è la stampa, baby, e non puoi farci nulla…”) provocando una valanga di commenti: qualcuno anche involontariamente umoristico. A tal riguardo il Guinness va a un giornale di destra sulla prima pagina del quale un elzevirista teocon (teologo-liturgista nei giorni dispari, enogastronomo in quelli pari) ha sfiorato il sublime accusando i laicisti bolognesi, rei di lesa lustrazione quaresimale, di parteggiare nientemeno che per l’ISIS del califfo al-Baghdadi. Il sottile filo logico sarebbe che l’attacco ai riti cattolici spianerebbe coscientemente o meno la strada, attraverso l’agnosticismo, al fondamentalismo musulmano. Paradossale, arditissima tesi: come avrebbe detto il Cavalier Marino, è del teocon il fin la Maraviglia…

Accontentiamoci da parte nostra di più pedestri ragioni. Ma anche così restiamo in piena iperbole. In effetti, tra l’altro, questa dell’Islam tirato in ballo (a sproposito, tanto per cambiare) al fine di attaccare le tradizioni cattoliche, è tutt’altro che nuova. Da un po’ di anni, in ogni periodo di avvento ci vuole tutta la pazienza degli imam delle varie comunità musulmane per spiegare che, da parte loro, non c’è alcuna ragione per impedire che nelle scuola si faccia il presepio: eppure, tale peraltro ovvia precisazione si rende responsabile perché c’è regolarmente qualche famiglia o qualche insegnante laicista pronto a nascondersi dietro il supposto disagio di eventuali alunni musulmani dinanzi a bue, asinello e re magi (dei quali viceversa, guarda caso, il Corano parla con devozione e simpatìa). Continue reading

GLI JIHADISTI OCCIDENTALI, IL COPILOTA SUICIDA-OMICIDA E IL FALLIMENTO DELLA MODERNITA’. di F. Cardini

In uno splendido libro sbagliato di parecchi anni or sono, dedicato all’eclisse del Sacro nella società contemporanea, Sabino Acquaviva ci aveva avvertito del fatto che la Modernità avrebbe definitivamente ucciso Dio, questo fantasma creato dalle cose che appunto essa avrebbe eliminato: l’ignoranza, il fanatismo, la superstizione, il bisogno, la miseria, la paura. Peraltro, il laico Acquaviva non era affatto del parere che una società “liberata” dal Sacro sarebbe stata migliore e più felice: e ribadiva che, al pari dei complessi nella psiche individuale, il rapporto con il Divino costituiva una difesa efficace.

Non sappiamo se ateismo e agnosticismo siano “libertà dall’illusione superstiziosa”, “realistico disincanto” o a loro volta errore e illusione: nessuno di noi può saperlo. Quel che tuttavia sappiamo è che alcuni decenni fa molti che condividevano la Weltanschauung di Acquaviva ma a differenza di lui ne erano convinti e soddisfatti guardavano al “progresso” sociale, civile e culturale (e/o mentale) come a una logica ed automatica estensione di quello economico e tecnologico: essi, convinti con la Costituzione americana che tra i diritti dell’uomo ci fosse anche quello della ricerca della felicità e che il trinomio individualismo-democrazia-progresso (per quanto poi si discutesse sul senso e il significato di tali termini: specie il secondo) fosse la via dritta al conseguimento di essa, ritenevano che le magnifiche sorti e progressive del genere umano fossero ormai quasi a portata di mano, e il loro avvento irreversibile. Il celebre ma ormai anche famigerato saggio di Francis Fukuyama sulla “fine della storia” costituisce, come ormai tutti hanno capito, anche il capolinea di tale beata, ottimistica illusione. E il risveglio, nell’ultimo quarto di secolo, è stato duro, amarissimo. Il “sogno della ragione” aveva generato un ridicolo mostriciattolo. Continue reading

Come nascono gli imperi. Pianificazione e improvvisazione nei casi di Portogallo e Spagna, 1500-1700. Roma 28 aprile 2015

 

 

Gli studi sugli imperi iberici sono progrediti separatamente per molto tempo, come se fossero due entità ontologicamente differenti. Ciò nonostante, esistono somiglianze, relazioni e contrasti su cui interrogarsi, soprattutto perchè durante i sessanta anni di unione dinastica (1580-1640) le monarchie spagnola e portoghese restarono unite sotto una stessa corona. Il carattere trasnazionale e pluricontinentale di entrambi imperi ci consente di riflettere sui modelli presenti alla loro origine, sul modo in cui furono pianificati e come si organizzarono successivamente. Erano imperi concorrenti ed essenzialmente diversi o, al contrario, furono entità simili in relazione fra di loro? Si ignorarono come nemici o piuttosto si ammirarono e “contagiarono”? Questa domanda non può concentrarsi sulla storia nazionale, spesso essenzialista, quanto piuttosto sul contesto delle monarchie composite e policentriche dell’età moderna.

Coordinador: Rafael Valladares (EEHAR-CSIC) Continue reading

FEDOR DOSTOEVSKIJ E LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE. di F.M. Agnoli

Martedì 24 marzo un redattore del quotidiano “La Voce di Romagna” si è andato a leggere il “Diario di uno scrittore” di Fedor Dostoevskij e ne ha tratto un breve articolo così presentato: “Dostoevskij aveva previsto tutto 140 anni fa: I cristiani vengono massacrati per opera di un’orda musulmana selvaggia e l’Europa è indifferente”.

In realtà più che di una previsione si tratta di una constatazione. Solo che la Storia a volte si ripete.

Siamo nell’estate del 1876 e l’Europa e la Russia sono, come oggi, alle prese con la “questione d’Oriente”. Una questione che 140 anni fa era incentrata sulle convulsioni preagoniche dell’Impero turco e i cristiani perseguitati e massacrati non erano ancora quelli armeni (non ci mancava tanto), o di oggi, ma quelli della Bosnia, dell’Erzegovina e, soprattutto, della Bulgaria (a difesa dei quali la Russia farà, di lì a un anno,  guerra alla Turchia).

L’ortodosso, slavofilo Dostoevskij si indigna e scrive: nel “Diario” (che in quegli anni veniva  regolarmente pubblicato ogni due mesi): “Tutta l’Europa, o per lo meno, i suoi rappresentanti più eminenti, quegli stessi uomini e quelle stesse nazioni che hanno gridato contro la schiavitù, hanno distrutto il commercio dei negrieri, distrutto in casa loro il dispotismo, proclamato i diritti dell’uomo, creata la scienza e sbalordito il mondo con la sua forza, che hanno animato e celebrato l’anima umana con l’arte e i suoi ideali, acceso l’entusiasmo e la fede nel cuore degli uomini, promettendo loro in un prossimo futuro giustizia e verità; a un tratto questi stessi popoli e nazioni, tutti (quasi tutti), in un dato momento hanno voltate le spalle a milioni di esseri infelici, cristiani, uomini, loro fratelli, morenti, insultati, e aspettano con impazienza, e sperano l’istante in cui essi saranno schiacciati, come serpi, come cimici, e ammutoliranno finalmente le loro disperate grida di aiuto, che ora irritano e agitano l’Europa. Perché proprio serpi e cimici li ritengono, anzi peggio: decine, centinaia di migliaia di cristiani vengono massacrati come si elimina una rogna perniciosa, vengono estirpati dalla faccia della terra con tutte le radici. Sotto gli occhi dei fratelli morenti le sorelle vengono violentate, sotto gli occhio delle madri i bambini lattanti vengono scagliati in aria e ripresi a volo con le baionette; i villaggi sono distrutti, le chiese ridotte in macerie, tutto spietatamente sterminato, e ciò per opera di un’orda musulmana selvaggia, infame, maledetta, avversaria della civiltà”. Continue reading