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Archivio di luglio 2013

XXI Congress of the Society for the Law of the Eastern Churches/XXI Congresso della Società per il Diritto delle Chiese Orientali.Bari, 10 – 13 September, 2013

 

 

 

XXI Congress of the Society for the Law of the Eastern Churches

XXI Congresso della Società per il Diritto delle Chiese Orientali

 

 

Particular Laws and Current Issues in the Churches

Leggi particolari e questioni attuali nelle Chiese

Bari, 10 – 13 September, 2013

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Nicea e il Credo, linfa cristiana nelle radici d’Europa. 25 luglio 325 – 25 luglio 2013. di N. Dal Grande

A lungo si è sentito discorrere sulle radici d’Europa; dal lascito della Koinè greca a quello dell’Imperium di Roma antica, passando per le ineluttabili – e fin troppo messe in discussione – radici cristiane. Con l’inizio del 2013 si è aperto il cosiddetto “anno costantiniano”, l’anniversario dei 1700 anni dall’Editto di Milano – 313 d.C. –, attraverso il quale si sancì per le comunità cristiane dell’Impero la piena libertà di culto.

Secondo editto di tolleranza e neutralità imperiale nei confronti di qualsiasi fede – il primo fu l’editto di Serdica del 311 ad opera di Galerio (250 ca – 311 d.C.) –, fu voluto di comune accordo da Costantino I (274-337 d.C.) e l’allora imperatore d’Oriente Licinio (265-325 d.C.), prima della sconfitta di quest’ultimo nella battaglia di Crisopoli – 324 d.C. – e l’unificazione dell’Impero sotto il primo. Punto cruciale nella storia del Cristianesimo e dell’Europa, l’editto di Milano fu voluto da Costantino, sul presupposto dell’ormai elevato numero di aderenti alla religione cristiana, inclusi esponenti dell’élite nobiliare romana, e dell’inarrestabile sua ascesa.

L’anniversario dell’anno costantiniano, ovvero dell’editto del 313 d.C., porta inevitabilmente a una riflessione sulla figura dell’imperatore Costantino I e sul suo incidere nello sviluppo del Cristianesimo e future radici cristiane europee.

Lungi dal convertirsi se non in punto di morte, Costantino seppe rivelarsi non solo un abile soldato ma anche un profondo conoscitore della situazione sociale e religiosa dell’Impero di allora; intuì l’inarrestabile diffondersi del Cristianesimo e lo favorì, consapevole dell’importanza di avere non solo l’appoggio delle Chiese di tutta la romanità, ma che queste fossero unite e concordi. Per il bene dell’Impero e della sua stabilità tutto questo si rendeva vitale; ma la cristianità, minata nella compattezza dalle prime eresie della sua storia e retta da una tradizione trasmessa oralmente, urgeva di trovare una propria stabilità interna. Di qui la scelta destinata a segnare la storia della Chiesa: la convocazione a Nicea – attuale Iznik, Turchia –, da parte di Costantino, del primo concilio ecumenico nella storia della Chiesa – 325 d.C. –. Leggi il resto di questo articolo »

L’ELEZIONE DI COSTANTINO NEL QUADRO POLITICO-SOCIALE DEL IV SECOLO. 25 LUGLIO 306/25 LUGLIO 2013. Di L. Sernagiotto

Nella York di 1707 anni fa, in data 25 luglio 306, si spegneva l’Augusto d’Occidente Flavio Costanzo, detto Cloro per il colorito pallido della pelle. Egli era tornato da poco da una spedizione oltre i confini imperiali nel nord dell’isola britannica per contenere le turbolente tribù dei Pitti. L’imperatore aveva di fianco a sé il figlio Costantino, un giovane uomo di circa 34-35 anni, nato dalla relazione con la concubina Elena. I soldati romani, esulando le precise regole del sistema tetrarchico stabilite dall’imperatore Diocleziano, proclamarono Augusto il figlio di Costanzo Cloro. A questo punto, parafrasando il Manzoni, è logico chiedersi: Costantino, chi era costui? E chi erano i soldati che lo elessero imperatore della parte occidentale dell’Impero Romano?

Procediamo con ordine. Innanzitutto è necessario inquadrare il contesto socio-politico: siamo agli inizi del IV secolo, e l’Impero ha una fisionomia completamente diversa dalla compagine politica del I secolo, quando a Roma risiedeva Ottaviano Augusto. L’Impero Romano stava uscendo faticosamente da uno dei periodi più oscuri della sua storia: la cosiddetta “Anarchia militare”, che durò circa cinquant’anni (235-284) e che vide alternarsi un gran numero di imperatori, quasi sempre eletti dai soldati, governare per pochi anni, finendo spesso per morire di morte violenta (caduti in battaglia, assassinati in congiure, suicidatisi). Nel frattempo l’Impero, come un organismo vivo, mutava, si trasformava, vedeva modificarsi il suo stesso impianto politico, economico e sociale. A una fase di espansione (culminata con il principato di Traiano), seguì una fase di regressione e di rinsaldamento dei confini. L’Impero iniziò a “perdere pezzi”: a titolo esemplificativo, la Dacia, conquistata da Traiano agli inizi del II secolo, fu abbandonata nel 271, sebbene proprio Costantino riuscisse a rioccuparne parzialmente una porzione di territorio. Un mutamento decisivo per la storia del tardo Impero Romano avvenne durante gli anni di governo dell’imperatore Gallieno (260-268): costui, ostile al potere del Senato, escluse i senatori dal comando militare, sostituendo i legati senatorii con praefecti provenienti dall’ordine equestre. Si accentuava in questo modo la distinzione tra carriera civile e quella militare: sempre più i comandati venuti dalla truppa ascendevano ai massimi gradi dell’esercito. Inoltre, la separazione delle carriere militari e civili portò gradualmente i membri dell’esercito a sottolineare un loro stile di vita diverso da quello civile e basato su valori quali la forza, la ferocia, il coraggio in battaglia. Leggi il resto di questo articolo »

LA FOLLIA IN TEMPI DI CRISI. Sabato 27 luglio 2013 – Pro Loco di Ville di Fano – Montereale (AQ)

 

 

 

L’Associazione Culturale Identità Europea v’invita all’incontro

LA FOLLIA IN TEMPI DI CRISI
COME L’ATTUALE SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA INCIDE SUL NOSTRO EQUILIBRIO PSICO-FISICO.
ANALISI E SOLUZIONI.

 

CONFERENZA DEL PROF. ADOLFO MORGANTI
psicologo e saggista

sabato 27 luglio 2013 – ore 17.00
Pro Loco di Ville di Fano – Montereale (AQ)

Orfeo all’inferno, trionfo parigino a Palazzo Pitti. di D. Del Nero

 

Alla satira del testo, per certi aspetti sbiadita e invecchiata, si accompagna quella della musica, sempre freschissima e godibile

 

 

Tres Bien, Monsieur Offenbach!  Le note, indiavolate al punto giusto del can-can fremono nell’austero cortile dell’Ammannati, ritmate dagli applausi travolgenti degli spettatori. Così, con il bis del galop più celebre di Francia (e non solo) si è concluso uno stupendo Orfeo all’Inferno (Orfee aux enfers), lo scatenato capolavoro del musicista ebreo tedesco ma naturalizzato francese …. E più che naturalizzato, verrebbe da dire diventato  francese sino all’ultima molecola delle sue note, con una metamorfosi davvero degna di Ovidio.  (anche se, come è ovvio,  non manca chi la pensa diversamente)

Ma ancora una volta, l’applauso va, meritatissimo, al Maggio Musicale Fiorentino, che ha nuovamente centrato l’obiettivo di uno spettacolo convincente con una attualizzazione che forse non piacerà ai sostenitori del “tradizionale puro” ma che con tutta probabilità non sarebbe affatto dispiaciuta al compositore.

La produzione buffa di Offenbach  (ovvero la quasi totalità dei suoi lavori, se si eccettua tra l’altro quell’ultimo, straordinario capolavoro che sono i Racconti di Hoffmann) è infatti di realizzazione tutt’altro che facile. Già è arduo definirla: Operetta? Opera comica? Qualsiasi definizione sta sicuramente molto stretta ai lavori offenbachiani.  La denominazione “ufficiale è “ Opéra Fèerie”,  difficilmente traducibile che si potrebbe rendere con “opera fantastica” o “fiabesca”, genere musicale tipicamente francese  che presenta appunto nel soggetto elementi mitologici e magici, e che ebbe insigni compositori quali Boieldieu e Auber. Leggi il resto di questo articolo »

LA FINE DEL TUNNEL? LA CRISI TRA INVIDIE ED EGOISMI. di L. De Netto

La crisi economica che stiamo subendo non sta avendo conseguenze solo sul piano delle abitudini e sugli stili di vita informati, da tempo, al cosiddetto “benessere”, ma sta dilaniando profondamente il tessuto sociale.

E’ evidente infatti un aumento di fenomeni che vanno ben al di là del mero fattore “economico”: il senso di insicurezza, l’incremento di atti criminosi, la sfiducia diffusa, il logorio ormai forte di istituzioni che in passato sono stati fonte di certezze – la famiglia, la comunità, lo Stato, la Chiesa  - contribuiscono a lacerare quella trama relazionale che ha sempre distinto l’uomo – in quanto aristotelicamente portato alla naturale vita comunitaria – dagli animali.

Il sogno dell’utopia liberale – incubo per ogni persona dotata di un minimo di raziocinio – della creazione dell’individuo “assoluto” slegato da una terra, da un popolo, da una famiglia, dai corpi sociali, si sta realizzando grazie a politiche dissennate di stampo liberista e finanziario che hanno prodotto, grazie al delirio consumista, la situazione che è sotto gli occhi di tutti.

A ciò, si salda la posizione di tutti coloro che vorrebbero creare una sorta di stato di polizia fondato sulla “dittatura del relativismo”, dove l’intervento repressivo della “giustizia” e della forza pubblica deve essere finalizzato alla sterilizzazione di ogni dissenso contro progetti a forte contenuto ideologico quali quelli delle nozze gay o dell’immigrazione indiscriminata. Leggi il resto di questo articolo »

Un nuovo attacco alla Chiesa. di F. M. Agnoli

Sulla “Voce” del 18 luglio il presidente nazionale dei “Giuristi per la Vita” ha indicato le ottime ragioni che suggeriscono (impongono) a tutti il massimo impegno nel contrastare l’approvazione del disegno di legge (primo firmatario l’on. Ivan Scalfarotto, del PD) «per il contrasto dell’omofobia e della transfobia», che propone di punire con la reclusione fino ad un anno e sei mesi oltre alla sanzione accessoria, a pena scontata, di un periodo di lavoro forzato non retribuito, chi commette o incita a commettere atti di discriminazione per motivi di identità sessuale. Ragioni che fanno comprendere perché Scalfarotto e soci, invece di presentare un nuovo e completo testo di legge, hanno preferito, come già avevano fatto nel 2011, utilizzando lo schema base della “Legge Mancino” (divieto di ricostituzione del partito fascista), i promotori di un’analoga proposta, aggiungere tre o quattro articoli alla legge n. 205/1993, di “ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966”. Non si tratta solo di una mossa tattica per mettere in difficoltà gli oppositori a rischio di passare per “fascisti” e “razzisti”- La manovra è molto più sottile e assai più devastante lo scopo perseguito, che va molto oltre quello conclamato di garantire la pari dignità degli omosessuali e di sanzionare l’omofobia.

L’avv. Amato ha ben evidenziato le ragioni dell’allarme di quanti ancora credono che fondamento di ogni ordinamento democratico sia la libertà di opinione e di religione, sottolineando che la nuova legge comporterebbe l’imputazione di discriminazione per motivi di identità sessuale a carico di chiunque si opponga alla legalizzazione del “matrimonio” gay e, ancor più, alla facoltà per le coppie omosessuali di adottare un bambino. Leggi il resto di questo articolo »

Bankitalia analizza la crisi trae conclusioni stravaganti sulle cause e le responsabilità . di L. Failli

Non siamo concorrenziali, dicono, colpa delle piccole e medie imprese che nin hanno sviluppato un adeguato sviluppo tecnologico mentre il costo del lavoro non inciderebbe

eclino non irreversibile purché le imprese sappiano trasformarsi». Parola di Bankitalia, che ha presentato nei  giorni scorsi un documento redatto da otto economisti che hanno analizzato  il sistema industriale italiano tra globalizzazione e crisi.[1]Già dalle prime parole il quadro non è molto confortante:  “In tutti i comparti industriali i livelli produttivi sono inferiori a quelli precedenti la crisi; con l’eccezione dei comparti alimentare e farmaceutico, la perdita di produzione ha assunto dimensioni preoccupanti. Gli andamenti dell’ultimo quadriennio si inseriscono in una tendenza declinante di più lungo periodo sia nelle produzioni tipiche del made in Italy (tessile e calzature), sia in quelle caratterizzate da livelli tecnologici più avanzati e da rilevanti economie di scala (elettronica e autoveicoli).”

Alimentari e medicinali (insieme, si suppone, alle … pompe funebri, anche se forse per ragioni scaramantiche non vengono nominate) sono gli unici settori che “reggono” e le motivazioni sono evidenti . Del resto, gli economisti di Bankitalia non hanno dubbi: la crisi è stata durissima, addirittura la più terribile che abbia colpito dalla fine della seconda guerra mondiale: dal 2007 il PIL è sceso di 7 punti percentuali . L’industria è il settore più colpito: all’inizio del 2013 la produzione industriale risultava inferiore di ben un quarto rispetto ai livelli pre – crisi. Il calo della produzione del resto è reso ancora più evidente da un raffronto con  Francia e Germania. Leggi il resto di questo articolo »

San Francesco d’Assisi. di N. Dal Grande

La storia è ricca di grandi uomini e grandi donne; nomi di guerrieri, di poeti, di artisti; nomi di politici, navigatori, inventori: figure impossibili da scordare. Fra questi però spiccano anche anime la cui grandezza non è dovuta a una battaglia vinta o a una scultura realizzata, a un’invenzione o a una scoperta, ma semplicemente alla propria bontà e al proprio cuore. Fra questi un posto speciale spetta di diritto ad uno degli uomini di fede più grandi della storia dell’umanità: San Francesco d’Assisi, canonizzato dalla Chiesa Cattolica il 16 Luglio di otto secoli fa. Questa la sua breve storia.

Nato ad Assisi nel 1182 dal ricco mercante Pietro Bernardone e Pica di Provenza, fu inizialmente battezzato col nome di Giovanni ma, data la provenienza francese della madre e il commercio di “panni franceschi” – cioè fabbricati in Francia – esercitato dal padre, fu comunemente chiamato Francesco da tutta la comunità. Come tutti i giovani di ricca estrazione, Francesco ricevette una buona educazione, partecipando alla vita cittadina fra “scorribande” e giochi con gli amici. Prese parte a un conflitto fra Assisi e Perugia, cadendo prigioniero del nemico dopo la disastrosa sconfitta di Collestrada (1202 ), venendo successivamente riscattato col denaro versato dal padre. Era il 1203.

Ritornato dalla prigionia gravemente malato, il giovane iniziò a provare una profonda crisi morale e religiosa, segnato dall’esperienza della guerra, della prigionia e della malattia; pensò di aderire alla quarta crociata ma, ammalatosi di nuovo e impossibilitato nel muoversi, stando la tradizione, iniziò ad avere alcune visioni mistiche che velocemente lo spinsero a seguire una vita nel segno della rinuncia ai beni terreni in favore di una vita dedicata a Dio e alla carità verso il prossimo; la più nota di queste apparizioni avvenne nella chiesa di San Damiano, dove Francesco avrebbe udito il crocifisso parlargli invitandolo a riparare “[…] la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Leggi il resto di questo articolo »

El Martín Fierro y la dirigencia política. di A. Buela

 

 

 

Desde Salamanca, en 1894 don Miguel de Unamuno fue el primero de los grandes pensadores que se ocupó del Martín Fierro[1], el poema nacional de los argentinos (1872/79). Y en ese escrito liminar dedicado al “docto y discretísimo don Juan de Valera” , trae una estrofa del poema gauchesco que bien puede servir de definición para la chata dirigencia política actual:

 

 

De los males que sufrimos,

Mucho hablan los puebleros,

Pero son como los teros

Para esconder sus niditos;

En un lado pegan los gritos,

Y en otro tienen los huevos.

Si hay algo que caracteriza a la dirigencia política contemporánea es el simulacro. Primero, con un discurso político que enuncia un compromiso pero con el que nunca se compromete y segundo, porque en el mejor de los casos solo administra los conflictos pero no los resuelve. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

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SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

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SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

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LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

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Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
luglio: 2013
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