CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di leggere (P.L. Branca, P. Nocelli, F. Zannini, Islam plurale. Voci diverse dal mondo islamico, di prossima pubblicazione; ancora ne ignoro l’editore ma l’ho letto in manoscritto) – dietro la pacata e ragionevole apparenza, qua e là financo un tantino accademica – è una cannonata, un ciclone, un pugno nello stomaco dei bugiardi e degli ignoranti, un perfetto castigaimbecilli. O, se preferite, un ideale e inappuntabile Vademecum: un Companion, come ormai si preferisce dire. E magari, tanto per parafrasare il titolo dell’opera di un Grande, un’irreprensibile Guida dei Perplessi. Qui noi tutti finalmente troviamo, ve lo assicuro – e leggere per credere – tutto l’essenziale di quanto a proposito dell’Islam non è che non avremmo voluto sapere ma non abbiamo mai osato chiedere (anzi, lo abbiamo chiesto eccome, e perfino a gran voce: ricevendo ohimè il più delle volte risposte da arguti pennivendoli, da esperti per autocertificazione, da indecenti gazzettieri, da asineschi maîtres-à-penser, da vaticinanti cassandre, da insensati apocalittici e da furbastri integrati), quanto quello che in un modo o nell’altro ci è stato negato, nascosto, dissimulato, deformato da ritratti caricaturali di quelli che hanno fatto sembrar profili leonardeschi le vignette di “Charlie Hebdo”.

L’Islam: una fede e una legge antiche di tredici secoli, una cultura senza la quale – pensate non solo alla filosofia ma anche all’astrologia/astronomia, alla matematica, all’alchimia/chimica, alla medicina – le nostre Università medievali e la stessa fondazione della Modernità occidentale sarebbero impensabili. Oggi, una realtà che a vario e differentissimo titolo coinvolge un miliardo e seicento milioni di esseri umani – vale a dire quasi un quarto dell’umanità, venticinque persone ogni cento – e che da troppo tempo troppi politici e opinion makers inadeguati o in malafede calunniano distillando e propinandoci bugie, falsi stereotipi, ridicoli luoghi comuni ispirati oltretutto alla visione manipolata e distorta d’una realtà che riguarda solo alcune aree del mondo, pochi ambienti o paesi, ristretti gruppi o sodalizi. Un miliardo e seicento milioni di persone che vivono, che lavorano, che producono, che pensano, che lottano: e che da noi, secondo un infame politically correct ormai diventato perfino l’ideologia ufficiosa di qualche giornale e di qualche gruppo politico, sarebbero una massa di assatanati infibulatori, di feroci terroristi, di spettrali ideologi del “ritorno al medioevo”, di barbari invasori travestiti da migranti straccioni, d’ipocriti pronti ad invaderci e a sottometterci, di lapidatori, di tagliagole tagliateste e tagliamani, di sciupafemmine picchiafemmine ammazzafemmine. Continue reading

L’ATEISMO DI UMBERTO ECO: L’ESITO DI UNA GENERAZIONE. di Francesco Mario Agnoli

 

Umberto Eco (1932-2016)

Vedo che si continua a parlare con stupore della conversione alla rovescia di Umberto Eco, in realtà tutt’altro che sorprendente se la si contestualizza. Quelli della sua e mia generazione (sono di appena due anni più giovane – o meno vecchio -) sanno benissimo che i fermenti che portarono poi al famoso Sessantotto si manifestarono assai prima (il concilio Vaticano II è del 1962) nel mondo cattolico, dove il sempre latente pauperismo aveva cominciato a strizzare l’occhio al marxismo e prima ancora nella sua punta più irrequieta, anche perché più giovane, la Giac (Gioventù italiana di azione cattolica).
Nella Giac i primi contrasti, riguardanti soprattutto l’impegno politico a fianco della D.C. cominciarono a manifestarsi già agli inizi degli anni Cinquanta, portando (siamo nel 1952) alle dimissioni dell’allora presidente Carlo Carretto (che effettuò in prima persona e in modo radicale la “scelta religiosa” (con ripudio totale del collateralismo politico), che negli anni successivi venne fatta propria dall’intera Azione cattolica.
A Carlo Carretto succedette Mario Rossi, che, in pieno contrasto con il presidente dell’Azione Cattolica, Luigi Gedda (il creatore dei Comitati civici, essenziali per la vittoria elettorale della D.C. nel 1948), sotto l’apparenza della scelta religiosa in realtà diede alla Giac una netta spinta a sinistra, determinando all’interno vivaci polemiche, che, nonostante l’appoggio del futuro pontefice Paolo VI, lo costrinsero alle dimissioni nel 1954 (rimase così vincitore Luigi Gedda, al quale però nel dicembre del 1958 Giovanni XXIII non rinnovò l’incarico). Continue reading

FOIBE: LA NECESSARIA INDIGNAZIONE.

FOIBE: La necessaria indignazione.

Ovvero: Il Presidente di Identità Europea ne ha veramente le tasche piene.

Non ho mai avuto una grande considerazione per il ceto politico nazionale, anche perché dal 1994 ad oggi l’ho visto – al di là della destra e della sinistra – nascere, crescere e prostituirsi a tutte le ideologie ed i poteri forti della marcescente postmodernità.
E le poche eccezioni che ho potuto conoscere non hanno fatto che rafforzare il ferreo potere di questa REGOLA.
Figuriamoci quindi se mi dichiaro stupito della viltà e delle menzogne. Diciamo che ogni tanto la cornice ufficiale in cui queste si collocano le rendono ancor più indegne ed intollerabili. STASERA è UNA DI QUESTE SERE, in cui la meschinità politica supera il livello della mia sopportazione.

IL FATTO: stasera, ore 20, 30 circa. Su RadioParlamento va in onda in diretta la cerimonia del Premio nazionale “Identità e Memoria” promosso dal governo italiano in occasione della Giornata del Ricordo. L’ufficialità dell’occasione viene data dal duplice discorso – in successione – del ministro per la pubblica distruzione, Giannini, e del presidente del senato, Grasso.
Ebbene, vorrei poter custodire la speranza che possano ancora esser in grado di vergognarsi. Ma ho molti dubbi in proposito. Continue reading

NEGOTIATING THE CATALAN INDIPENDENCE. di Ada Mullol

The Spanish general elections have been held on December 20th, in the middle of an excited Catalan political landscape, with the electoral victory of separatists in Catalonia on September 27th but still without an established government. The negotiations that will follow the fragmented results of the Spanish elections, in parallel with the unprecedented long-lasting process of electing a Catalan president, will affect decisively the separatists struggle for independence in the upcoming months.

Catalonia is facing a major challenge since the separatist movement got a clear majority in the Catalan Parliament in the elections on September 27th, 2015 –72 seats out of 135. From those seats, 62 were from the coalition Junts pel Sí (Together for the Yes), and 10 from the CUP, an anti-capitalist party. However, almost three months later, there is still no agreement to establish a Catalan government. The CUP party has been consistently opposing to reelect Artur Mas, and the two blocks are still stuck on negotiations. If it does not change, Catalonia could face new elections on March 2016. September elections came after a long process through which the separatist movement has been gaining strength and decisiveness. The turning point of the process was when Artur Mas’ government elected in 2010 started to get involved in the separatist movement. During the last years, the demonstrations on September 11th, the National Day of Catalonia or Diada, have turned to massive calls for the Catalan people’s right of self-determination and, eventually, for independence –the demonstration on 2015 reached between 1.4 and 2 millions of people.
It is believed that the Spanish constant blocking of any Catalan executive’s call for dialogue regarding self-determination has increased greatly the feeling of alienation from Spain among Catalans. This was clear after November 9th, 2014, when Catalans voted in an informal referendum on whether they wanted Catalonia to become an independent state. That consultation was substantially different from the referendum on independence Scotland held on September 18th, as the Spanish government did not allow a referendum, and even filed two appeals to the Constitutional Court. Despite that, a “participative process” was proposed, enhanced by civil society organizations and carried out through the participation of volunteers, although its results would have no political consequences. More than 2.3 million people, out of the 6 million Catalans in the electoral census, voted in this consultation, 80.9% of whom stated they wanted Catalonia to become an independent state. This voting process faced strong criticism, due to the lack of political legitimacy that a real referendum would offer. Nonetheless, it was conceived as a preliminary consultation whose results would be validated through the elections for the Parliament of Catalonia in which independence was the central issue on debate. In September 27th elections the separatists won again, but so far they have failed to establish a stable government to lead the country in the upcoming months.
In this complex Catalan political landscape, Spanish elections have been followed with special attention from the northeastern region, as the Spanish positioning towards the Catalan issue will affect future negotiations between the two newly elected governments. These elections have shown an unprecedented fragmentation, breaking with its traditional bipartidism between the right-wing party PP and the leftist PSOE. The spectrum has become divided into four main parties –the former ruling party (PP), with 123 seats out of 350 in the Congress; the socialists PSOE, with 90; and two new parties entering strongly in the chamber, the leftist Podemos, with 69 seats, and the right-wing Ciudadanos, with 40. None of them has achieved an absolute majority –176 seats– to elect a Spanish President, but two main coalitions could be considered. First, a unionist coalition among PP and PSOE, which is unlikely. Second, a coalition of leftist parties –PSOE and the newly empowered Podemos, that would need further support from smallest parties, such as the Catalan separatists, which is also unlikely. Ciudadanos, on the other side, has stated that it will not support PP’s leader Mariano Rajoy as President. Continue reading

LA N.A.T.O.: STORIA DI UNA DISCUSSA ORGANIZZAZIONE. di Nicolò Dal Grande

La bandiera della N.a.t.o.

Le recenti dinamiche internazionali hanno visto l’improvviso divampare della crisi Diplomatica russo-turca. Il clamoroso quanto inaspettato abbattimento di una caccia russo da parte dell’aviazione turca ha portato sullo scenario globale il rischio di una nuova guerra; da un lato la Turchia accusante le forze russe di invadere il proprio spazio aereo durante gli attacchi diretti alle postazioni del cosiddetto “Stato islamico”, dall’altro il diniego della Russia, che a sua volta sottolinea il presunto traffico petrolifero siglato tra turchi ed Isis; Ankara accusa la Russia di attaccare non solo il califfato ma anche i cosiddetti “ribelli moderati” per favorire Assad nel suo tentativo di mantenere il potere in Siria, Mosca replica sostenendo gli appoggi di Ankara al califfato per abbattere il presidente siriano per i propri fini.

Qualunque sia la verità sugli avvenimenti, il rischio di un conflitto su ampia scala, per quanto remoto, è pur sempre reale. Non a caso su questo spauracchio sembra puntare la Turchia; non è un caso che il governo di Ankara, dopo l’incidente del 24 Novembre, abbia contatto il comando N.a.t.o. anziché il governo di Mosca, che si attendeva delle scuse ufficiali. Membro integrante del “patto atlantico”, la Turchia avrebbe pieno titolo, se attaccata, ad invocare l’articolo 5 secondo il quale ogni paese membro dell’alleanza atlantica dovrebbe obbligatoriamente intervenire al fianco dell’alleato aggredito. Se dunque la Russia decidesse per un’aggressione armata contro la Turchia, dagli U.s.a. all’Italia, ben ventotto Stati sarebbero tenuti a scendere militarmente al fianco turco, dando inizio ad un conflitto su scala mondiale.

Il rischio concreto di una guerra e le dinamiche causanti hanno spinto una grossa componente dell’opinione pubblica a rispolverare una vecchia ma attuale polemica, ovvero dell’utilità e la necessità nel mantenere attiva la N.a.t.o.; numerosi sono coloro che sostengono la necessità dello scioglimento dell’alleanza atlantica, giudicata antistorica e ormai priva dei propri scopi originali. Continue reading

SIONISMO CRISTIANO. di A. Buela

En un muy buen artículo publicado por Eladio Fernández bajo el título de Evangélicos cristianos, secta financiada por Israel y Washington en donde aparece una foto de Netanyahu hablando en un congreso evangélico, afirma que: Los evangelistas cristianos acumulan una historia de grupo político mas que religioso. Su vínculo con la AIPAC (lobby hebreo) y el potente lobby gay es indiscutible, como herramienta político social, más que religiosa. La inversión en España es notable, y se multiplican por dos en tan solo diez años. Las iglesias evangélicas son un sistema similar al usado por la Cia para infiltrar sus ONGs como sistema de penetración ideológica unilateral, que maneja conciencias despistadas.

Lo que no dice el artículo es que el evangelismo cristiano norteamericano para actuar así encuentra su apoyo y su basamento en el denominado “sionismo cristiano”. Sí, aunque a primera vista aparezca como una contradicción flagrante, se instaló desde hace años un gran movimiento sionista cristiano en el seno de las iglesias evangélicas. A nosotros esto nos suena raro porque por esto pagos del asunto ni se habla. Por eso vamos a intentar explicarlo

Como consecuencia de la Reforma protestante se impuso el método literal de interpretación de las escrituras que vino a reemplazar a los métodos alegóricos, analógicos y hermenéuticos practicados por el catolicismo Así cuando el texto bíblico realiza promesas a Israel estas son interpretadas como realizadas al Estado de Israel actual y no a la Iglesia como pueblo de Israel o Israel espiritual. Continue reading

Lettera della Guida della Rivoluzione Islamica a tutti i giovani nei paesi occidentali.

Col Nome di Dio Clemente e Misericodioso

A tutti i giovani nei paesi occidentali

 

Seyyed 'Ali Khamenei

I recenti amari eventi di cieco terrorismo avvenuti in Francia mi hanno spinto nuovamente a rivolgermi a voi giovani. È per me spiacevole che siano questi eventi a creare un’occasione per parlare, ma la verità è che se le sfide dolorose non creano un’opportunità di dialogo e scambio di opinione, le conseguenze negative si raddoppieranno.

Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose di per sé e per gli altri esseri umani: la scena di un bambino che vede la morte dei suoi più cari di fronte ai propri occhi, quella di una madre che vede svanire in pochi secondi la felicità della propria famiglia, quella di un marito che tiene in braccio il corpo inanime della moglie oppure quella di una persona che non sa che nei momenti successivi vedrà gli ultimi istanti della propria vita, sono tutte scene che scuotono i sentimenti e le emozioni di qualsiasi essere umano. Chi possiede un minimo di amore e umanità si rattrista e addolora vedendo queste scene in Francia, in Palestina, in Iraq, in Libano e in Siria.

Un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini. La questione è però che se le sofferenze di oggi non ci spingono a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno a meri amari e inutili ricordi. Sono certo che soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sicuri sentieri per costruire il futuro e ostacolare le deviazioni che hanno condotto l’Occidente nella situazione in cui si trova oggi.

È vero che oggi il terrorismo è il dolore comune tra noi e voi, ma dovete sapere che l’insicurezza e l’angoscia che avete sperimentato nei recenti eventi possiedono due importanti differenze rispetto alle sofferenze che hanno provato in tutti questi anni il popolo iracheno, yemenita, siriano e afghano: la prima è che il mondo islamico da lungo tempo e su larga scala è vittima della violenza e dello spargimento del terrore, e la seconda è che purtroppo queste violenze sono state sempre, in modi differenti ed ‘efficaci’, sostenute da alcune grandi potenze. Sono ormai pochi a non conoscere il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaeda, dei Taliban e del loro malvagio seguito. Accanto a questo sostegno diretto, i sostenitori noti ed espliciti del terrorismo takfiri – nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati – sono stati sempre tra gli alleati dell’Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi. Questo atteggiamento iniquo dell’Occidente contro i movimenti di risveglio nel mondo islamico è un esempio chiaro delle contraddizioni della politica occidentale. Continue reading

Sul Giorno di Ognissanti e sul Memoria dei nostri defunti. di Franco Cardini

DOMENICA PROSSIMA, PRIMO NOVEMBRE, FESTEGGEREMO LA SOLENNITA’ DI OGNISSANTI. IL GIORNO SUCCESSIVO, 2 NOVEMBRE, SARA’ QUELLO DEDICATO ALLA MEMORIA DEI NOSTRI DEFUNTI.
RIPRENDIAMO CON FORZA E SEGUIAMO CON FEDELTA’ QUESTA SECOLARE TRADIZIONE GIA’ AVVIATA OLTRE UN MILLENNIO FA DAI MONACI DI CLUNY PER OBLITERARE CON UN PROVVEDIMENTO ACCULTURATIVO LA FESTA CELTICA D’AUTUNNO DEDICATA AGLI ANTENATI.
OPPONIAMOCI CON OGNI MESSO ALLA SQUALLIDA CARNEVALATA MACABRA CHE NEGLI ULTIMI ANNI CI E’ PIOMBATA ADDOSSO RIMBALZATACI DALLE USANZE DEI CONTADINI PROTESTANTI AMERICANI EREDI DI UN MALINTESO: DIFATTI NELL’INGHILTERRA DEL XVI SECOLO I FEDELI, PRIVATI DALLA RIFORMA DEL CULTO DEI SANTI, TORNARONO ALL’INIZIO DI NOVEMBRE ALLE ANCESTRALI CELEBRAZIONI DEGLI ANTENATI, NELLE  QUALI PERO’ A CAUSA DEI LUNGHI SECOLI DI CRISTIANIZZAZIONE NON POTERONO EVITARE D’IMMETTERE UN CONTENUTO DEMONICO CHE SNATURO’ IL CARATTERE SACRALE DELL’ANTICA FESTA PAGANA. QUESTI LE ORIGINI, IL SIGNIFICATO, LA NATURA DI HALLOWEEN.
OPPONIAMOCI A UNA CARNEVALATA AMERICANA OBIETTIVAMENTE OSCENA E BLASFEMA.
FATE PASSARE QUESTO MESSAGGIO SOPRATTUTTO NELLE PARROCCHIE E NELLE SCUOLE.
OGGI MOLTI PARLANO, SPESSO A SPROPOSITO, DI RADICI, D’IDENTITA’ E DI TRADIZIONE.
NELLA LOTTA ALLA RIDICOLA “FESTA” DI HALLOWEEN ABBIAMO UN’OCCASIONE PER RIAFFERMARE APPUNTO LE NOSTRE RADICI, LA NOSTRA IDENTITA’, LE NOSTRE TRADIZIONI.
FRANCO CARDINI

Frodo, l’Anello e la Via della Croce. di Isacco Tacconi*

Dopo la precedente introduzione dedicata alla persona di John Ronald Reuel Tolkien cominciamo ora questo nostro viaggio prendendo in esame il piccolo-grande protagonista del Signore degli Anelli: Messer Frodo Baggins.

Anzitutto dobbiamo rilevare come questo personaggio non si possa realmente comprendere, né d’altra parte avrebbe senso, se non in relazione al protagonista “implicito” del libro: l’Anello. La vita di Frodo difatti è intrecciata all’esistenza dell’Anello e tutto il suo ruolo si svolge e si esaurisce in riferimento ad esso. Vedremo, perciò, come l’Unico Anello sia anch’esso un vero e proprio “personaggio”.

Ma perché l’oggetto che tiene in scacco tutti i personaggi del libro, Sauron incluso, è un “anello”? Perché mai Tolkien ha scelto proprio questo oggettoe non un altro come punto focale e catalizzatore di tutto il suo racconto? Certamente il riferimento letterario a Sigfrido e alla saga dei Nibelunghi che il dotto professore di Oxford conosceva molto bene è indubbio, ma il valore simbolico e il ruolo dell’Anello è troppo profondo e centrale per poter essere soltanto una citazione dotta o una mera “copia” delle epopee nordiche.

Bisogna notare, infatti, che caratteristica dell’Unico Anello è il suo influsso sulla volontà di coloro che vi entrano in contatto. La forza attraente dell’Anello su tutti coloro che lo guardano è paragonabile alla forza attraente che i beni finiti, ossia il piacere sia intellettuale che sensibile, esercitano sulla volontà dell’uomo; in altre parole l’azione che l’Anello, non a caso chiamato “del potere”, svolge per conto dell’Oscuro Signore è la “tentazione”. Al pari della tentazione al peccato, l’Anello si “adatta” alla dimensione della mano di colui che ne entra in possesso o meglio in contatto giacché, in realtà, nessuno è “padrone” dell’Anello neppure Sauron che ne è l’autore. Al contrario si potrebbe dire che l’Anello diventa il padrone di colui che lo usa schiavizzandolo, allo stesso modo in cui il peccato, liberamente commesso dall’uomo, lo rende schiavo del peccato come dice San Paolo. La triste storia dell’hobbit Smeagol divenuto la spregevole creatura Gollum ne è l’esempio più drammatico. Continue reading

“IL RICORDO DI MATTEO RICCI RIAFFERMI L’IMPORTANZA DEL DIALOGO TRA CULTURE E RELIGIONI”.*

Padre Matteo Ricci (1552-1610)

Telegramma di Papa Francesco in occasione del Convegno internazionale “Nuove prospettive negli studi su Padre Matteo Ricci”, dal 21 al 23 ottobre a Macerata
Un grande apprezzamento “per l’iniziativa volta ad approfondire l’opera missionaria e l’attività culturale dell’illustre maceratese” Matteo Ricci, “amico del caro popolo cinese”. Lo esprime Papa Francesco, in un telegramma – a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin – indirizzato al vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, monsignor Nazzareno Marconi, in occasione del Convegno internazionale “Nuove prospettive negli studi su Padre Matteo Ricci”, promosso dal 21 al 23 ottobre dall’Università degli Studi e dall’Istituto Confucio di Macerata.
Il Papa – si legge nel testo riportato dal Sir – auspica “che il ricordo di così zelante uomo di Chiesa, attento ai mutamenti sociali e impegnato nel tessere rapporti tra cultura europea e quella cinese, riaffermi l’importanza del dialogo tra culture e religioni nel rispetto reciproco e in vista del bene comune”. Con tali sentimenti, Francesco “invoca ogni buon esito ai lavori congressuali e invia agli organizzatori, ai relatori ed ai presenti tutti il suo benedicente saluto”.
La tre giorni, a cinque anni dalle celebrazioni del 2010 per il 400° anniversario della morte del missionario maceratese, intende accogliere ricercatori provenienti dalla Cina, dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Città del Vaticano, 21 Ottobre 2015

Identità Europea ringrazia il sito Zenit.org