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Articoli marcati con tag ‘palestina’

In Israele si prevede uno tsunami di Noam Chomsky

Soldati israeliani

Information Clearing House.
In maggio, in una riunione a porte chiuse di molti uomini d’affari israeliani, Idan Ofer, un magnate di una compagnia, ha avvertito: “Faremo presto la fine del Sud Africa. L’impatto delle sanzioni verrà sentito da tutti in Israele.”
La maggiore preoccupazione dei leader del mondo degli affari era per la sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU che si terrà questo settembre, dove l’Autorità Palestinese ha intenzione di chiedere il riconoscimento di uno stato palestinese.
Dan Gillerman, ex ambasciatore d’Israele alle Nazioni Unite, ha avvisato i partecipanti che “la mattina successiva alla già anticipata richiesta del riconoscimento di uno stato palestinese, verrà avviato uno spaventoso processo di sud-africanizzazione”, ossia che Israele diventerebbe uno stato paria, soggetto alle sanzioni internazionali.
In questa e nelle riunioni successive, gli oligarchi hanno spinto il governo per avviare iniziative modellate sulle proposte saudite (Lega Araba) e sul non ufficiale Accordo di Ginevra del 2003, nel quale i negoziatori palestinesi e israeliani dettagliarono la formazione di due stati, ben accolta in quasi tutto il mondo, ma rifiutata da Israele e ignorata da Washington. Leggi il resto di questo articolo »

Se nel Golan ci fossero stati 23 morti israeliani, caduti sotto il piombo siriano…

di Francesco Lamendola

prima della cura...

Domenica 5 giugno 2011 era il 44° anniversario della Nakasa, la bruciante sconfitta subita dagli eserciti arabi nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, con la quale non solo svanì il sogno dei profughi palestinesi di poter fare ritorno nei loro paesi d’origine, dopo l’espulsione del 1948, ma altri territori vennero occupati dall’esercito israeliano.
Si trattava delle alture del Golan, sottratte alla Siria; della Transgiordania, sottratta alla Giordania; della Striscia di Gaza e della Penisola del Sinai, sottratta all’Egitto: così, altre centinaia di migliaia di profughi presero la via dell’esilio, mentre gli Arabi che rimasero dovettero adattarsi a vivere sotto un regime di occupazione.
Il Sinai è poi stato restituito all’Egitto, dopo una nuova guerra (quella del Kippur, nel 1973) e il trattato di pace con l’Egitto; Gaza e la Transgiordania avrebbero dovuto costituire il nuovo, fantomatico Stato palestinese; mentre le alture del Golan non sono mai state restituite alla sovranità siriana e, anzi, il governo israeliano ha fatto capire che non lo saranno nemmeno in futuro, data la loro decisiva importanza strategica.
Fu in quella occasione che l’esercito con la stella di Davide occupò il settore giordano di Gerusalemme, aprendo la più grave di tutte le ferite nella coscienza del popolo palestinese e, più in generale, del mondo arabo: perché, oltre al fatto che la città vecchia era abitata da Palestinesi da tempo immemorabile, Gerusalemme è, oltre che il centro morale dell’Ebraismo, anche la terza città santa dell’Islam, dopo La Mecca e Medina, e vanta la presenza di due degli edifici più sacri di quest’ultima religione, la Moschea di Omar e la Moschea di Al Aqsa. Leggi il resto di questo articolo »

Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? di Alessandro Iacobellis

La morte di Vittorio Arrigoni, blogger e attivista dell’International Solidarity Movement, ha colpito profondamente tutti coloro che si interessano alla situazione in Palestina. Arrigoni negli anni era riuscito a diventare punto di riferimento per chi volesse sapere quello che accade realmente nella Striscia di Gaza, quella lingua di terra affacciata sul Mar Mediterraneo in cui più di un milione e mezzo di palestinesi vive da anni una punizione collettiva per la sola colpa di avere scelto democraticamente nel 2006 Hamas come forza di governo.
Le parole spese sulla vicenda sono state tante. Purtroppo i grandi organi di informazione sono scaduti come al solito in un misto di malafede vera e propria e semplice superficialità.
La parola magica su cui concentrarsi è diventata “salafiti” per descrivere l’ambiente politico e religioso in cui si presume sia maturato il rapimento e l’uccisione del nostro connazionale.
Per prima cosa è necessario chiarire che il salafismo è una delle tante correnti interpretative dell’Islam, e non coincide necessariamente con la lotta armata jihadista e con il terrorismo. Esso si ricollega a tutto quel filone di studi coranici che vagheggia un ritorno alle fonti originali della religione. Il termine stesso “Salaf” in arabo è un riferimento ai “predecessori”, ossia alle prime tre generazioni di musulmani e al loro stile di vita. Leggi il resto di questo articolo »

Vittorio è stato ucciso per dare un segnale da Forum Palestina

Vittorio Arrigoni“State alla larga da Gaza e dalla Palestina”

Le cause e la dinamica del sequestro e dell’uccisione di Vittorio Arrigoni, attivista e corrispondente del movimento internazionale di solidarietà con la Palestina da Gaza, sono in corso di ricostruzione. Alcune informazioni e alcune valutazioni possono però essere indicate sin da ora.

Vittorio era in procinto di rientrare in Italia per poter collaborare alla missione della Freedom Flotilla che a maggio intende rompere l’assedio della popolazione palestinese di Gaza, un assedio che Vittorio ha sistematicamente denunciato e documentato da anni.

Vittorio è stato trovato già morto quando la polizia palestinese, aiutata dalla popolazione, era riuscita a trovare il posto dove era tenuto sequestrato. L’ultimatum di 30 ore dunque era solo pretestuoso. I sequestratori sono giovanissimi, di cui almeno uno è cittadino giordano e non palestinese.

Il gruppo che ha sequestrato e ucciso Vittorio appartiene alla galassia dei gruppi islamici salafiti, molto diversi dalla corrente dell’islam politico a cui fa riferimento il movimento Hamas che governa la Striscia di Gaza. Questi gruppi sono molto più attivi contro le altre correnti islamiche e i regimi arabi – accusati di apostasia – che contro l’occupazione israeliana della Palestina o la presenza militare USA in Medio Oriente.

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