L’Europa delle banche, l’Europa degli europei. Un dibattito, a cura di Identità Europea..

PUBBLICHIAMO UN DIBATTITO SVILUPPATOSI TRA I SOCI E SIMPATIZZANTI DI IDENTITÀ EUROPEA IN ORDINE ALLE RECENTI VICENDE POLITICHE ED ECONOMICHE CHE HANNO VISTO L’ITALIA E L’EUROPA SOTTO L’ATTACCO DELLA FINANZA SPECULATIVA

A cura della Redazione

Sent: Wednesday, January 04, 2012 6:37 PM
Subject: Telefoni bianchi, di Francesco Mario Agnoli
L’aspetto più preoccupante della notizia dello Wall Street Journal a proposito della telefonata della cancelliera Merkel al presidente Napolitano per una sollecita sostituzione di Berlusconi in quanto dal punto di vista dell’Europa inadeguato al ruolo di presidente del Consiglio è che sia sembrata del tutto attendibile, fino alla smentita ufficiale di Roma e di Berlino. In realtà queste smentite, proprio perché inevitabili, lasciano il tempo che trovano, tanto più quando come in questo caso, quella del governo tedesco appare formulate in termini piuttosto sfumati e tutt’altro che convincenti. Tuttavia anche a prestare la massima fede alla smentita italo-germanica, resta il fatto che la notizia è apparsa e continua ad apparire perfettamente verosimile. E non tanto perché nel mese di ottobre una telefonata, quale che ne fosse il contenuto, vi è realmente stata, quanto per le modalità con le quali in Italia si è proceduto all’avvicendamento fra un presidente del consiglio scelto dagli elettori e uno comparso sulla scena come un coniglio estratto dal cappello di un abile prestigiatore. Continue reading

L’Unione Europea e la Grecia di Francesco Mario Agnoli

Che l’Unione  Europea soffra fin dalla nascita di un deficit di democrazia  è opinione comune, condivisa anche da molti  convinti e autorevoli europeisti.  Alcuni di loro nel corso del tempo  hanno anche avanzato proposte (in genere un non troppo convincente aumento dei poteri del Parlamento europeo) per porvi rimedio.

Il guaio è che con l’introduzione della moneta unica  e la crisi che l’ha colpita   il deficit si è allargato fino a ridurre al minimo le tracce di democrazia reale non solo  nell’Unione, ma nei paesi del gruppo  euro. Continue reading

C’è del marcio, in Norvegia? di Luigi G. de Anna

Riduttivo pensare che il gesto a lungo preparato di Anders Behring Breivik sia solo un caso di follia

Non ci sono parole adatte a commentare quanto è successo a Oslo e Utøya. Col tempo sapremo meglio che cosa è accaduto, come è accaduto e perché è accaduto, ed anche se tutto questo, o parte di questo, poteva essere evitato. E’ probabile che affiorino responsabilità delle forze di polizia, infatti sembra impossibile capire come Anders Behring Breivik abbia potuto impunemente sparare per più di un’ora senza essere fermato.

Indubbiamente le forze dell’ordine dei Paesi nordici, compresa la Finlandia, non hanno l’esperienza, e forse neppure la preparazione, per affrontare emergenze di tipo terroristico. Qui l’Italia potrebbe servire da esempio e oltre a mandare i nostri Carabinieri in Afghanistan o in Iraq, potremmo mandarli anche a Oslo. Infatti qui i poliziotti sono disarmati, quindi anche se sull’isola fosse stato presente uno di loro (e non c’era) non avrebbe potuto fare molto per difendere i giovani. I Carabinieri italiani sono invece armati. In un caso del genere, mi conferma un amico ufficiale dell’Arma, sarebbero subito intervenute le pattuglie più vicine al luogo dell’attentato e contemporaneamente sarebbe stato allertato il reparto del GIS, attivo 24 ore su 24. Il quale, dotato di elicottero, sarebbe giunto sull’isola molto prima dell’ora e più impiegata dai poliziotti norvegesi, che nella capitale non dispongono neppure di un elicottero atto al trasporto di personale. Continue reading

Erostrato o “impuro folle”? di Franco Cardini

Banalità del Male. E’ molto probabile che il trentaduenne Anders Behring Breivik, autore della terribile strage di Oslo, sia in realtà solo un piccolo insicuro mitomane affetto da quello che gli psicanalisti chiamano “il complesso di Erostrato”: da quell’Erostrato che nel 356 a.C. appiccò il fuoco al tempio di Artemide in Efeso allo scopo di essere ricordato in eterno per uno che aveva fatto “qualcosa di grande”, e che divenne l’”eroe” di un romanzo dell’illuminista Alessandro Verri (che si sarebbe poi convertito al cattolicesimo tradizionalista).

Desiderare di essere ricordato per qualcosa, per qualunque cosa: anche per qualcosa di negativo, tanto più che oggi, nella società dello spettacolo e dei consumi – lo ricorda bene Umberto Eco – col tempo il perché uno è diventato famoso si dimentica, ma la fama può invece restare. Si sta scavando nel passato di Breivik. Pare che, a detta di qualche suo conoscente, si tratti di un ex adolescente introverso e forse affetto da vari complessi, che a 19 anni dopo un viaggio degli USA si sarebbe sottoposto a un intervento di plastica facciale per acquistare “connotati piu virili” e avrebbe cominciato a vantare successi, ricchezza, conquiste femminili e cosi via. Continue reading

Appunti sul fondamentalismo cristiano di Franco Cardini

A proposito dell’orribile massacro di Oslo, dopo le prime reazioni che, per sconcertate che fossero, sembravano mirare comunque tutte a una ricerca del colpevole negli ambienti del “terrorismo internazionale” (un’espressione che non vuol dir nulla, ma che negli ultimi tempi ha acquistato sempre più il senso di terrorismo di matrice fondamentalista islamica), la doccia fredda relativa alle prime notizie riguardanti l’assassino ha obbligato i media a far marcia indietro e a rimangiarsi le prime, affrettate diagnosi.

Non seguiamo il loro cattivo esempio: evitiamo di elaborare scenari fondati sul nulla, o almeno sul molto poco. Quel che per il momento si sa del trentaduenne Anders Behring Breivik, è che egli si definisce un conservatore e un difensore della civiltà cristiana, che ama la musica classica e i videogames, che il suo film preferito è 300, la pellicola parastorico-postmoderna nella quale alcuni skinheads sedicenti spartani affrontano le orde barbariche di fricchettoni sedicenti “orientali”. Continue reading

Il nostro ultimo addio all’Imperatore di Adolfo Morganti

Sua Altezza Imperiale e Regia l’Arciduca Otto d’Asburgo, figlio primogenito del Beato Imperatore Carlo I d’Austria-Ungheria, Presidente d’Onore dell’Unione Paneuropea Internazionale, è morto il 4 luglio scorso, presso la propria magione bavarese, all’età di 98 anni.

Identità Europea, assieme alle altre Associazioni che ci aiutano ad organizzare l’Università d’Estate di San Marino ha immediatamente deciso di dedicare all’illustre figura dello scomparso il 16° Corso dela stessa, che si svolto da Venerdì 15 a Domenica 17 luglio 2011 sul tema “Europa 2011: il ritorno dei piccoli Stati. Autonomie, piccole patrie, processi di sussidiarietà”, nel corso del quale a più riprese diversi relatori hanno avuto la possibilità di ricordare e commentare il ruolo dell’Arciduca all’interno della grande storia dell’Europeismo novecentesco, ma anche nella storia più piccola del nostro lavoro di militanza e testimonianza culturale. Continue reading

Padre, Figlio e spirito europeo di Sergio Valzania

Nel suo La Chiesa nell’Europa medievale (38º volume della «Biblioteca Storica» del Giornale dedicata al Medioevo), Gregorio Penco affronta una questione storica di rilievo centrale, ossia il rapporto fra l’identità europea e il cristianesimo. Questo approccio si basa ovviamente sulla considerazione dell’Europa come qualche cosa di diverso da una semplice realtà geografica; ne immagina invece una storia e una cultura comuni. L’esistenza stessa di un’Europa così intesa diviene obiettivo e prodotto di un processo ancora in corso e quindi aperto ad esiti diversi, non tutti di necessità positivi. E le difficoltà nelle quali l’Unione si dibatte oggi, con la mancata approvazione del progetto costituzionale da parte di francesi e olandesi, testimoniano di una insufficiente messa a fuoco proprio degli elementi costitutivi, di stimolo, del soggetto politico e culturale che si intende costruire.
La critica all’Europa delle banche e dei consigli di amministrazione sta appunto in un mancato approfondimento, anche doloroso e conflittuale, degli elementi che sono necessari alla realizzazione di una condivisione. Non si è lavorato abbastanza alla creazione di un racconto comune che desse conto del percorso attraverso il quale si è maturata la convinzione della necessità dell’Unione. Lo stesso dibattito sull’inserimento delle origini cristiane nel testo della carta costituzionale è stato tardivo e superficiale. Del resto la ricerca dei redattori è andata, con ogni probabilità sbagliando, più verso la regolamentazione del funzionamento degli apparati che verso la formalizzazione di principi fondanti comuni. Si è fatto prima ciò che doveva essere la conseguenza di un processo che è invece mancato. Continue reading

L’europeismo di De Gasperi: un’eredità da non disperdere di Gabriele De Rosa

Adenauer, De Gasperi, Schuman, Spaak e Pleven: i padri dell'Europa

Più di cinquant’anni sono passati da quando Alcide De Gasperi, affiancandosi a Robert Schuman e a Konrad Adenauer, ingaggiò la battaglia per promuovere l’unità europea. Si disse allora che l’intesa tra De Gasperi, Schuman e Adenauer mirava a creare una specie di nuova Europa carolingia, una specie di struttura federativa neoguelfa, cementata e sorretta, invece che dalla bendizione del Papa, dai partiti D.C. europei. Si viveva in pieno clima di guerra fredda, e tutti i sospetti e le fantasie erano possibili sui propositi dei tre statisti, per altro amici dell’America di Truman.
Può darsi che questa idea di un’Europa carolingia, che partiva dalla base territoriale costituita dall’antica Lotaringia, abbia sollecitato la mente di qualche nostalgico. Nel quadro dei rapporti internazionali del tempo, nel quale il bipolarismo si andava sempre più drammaticamente accentuando, un linguaggio della Restaurazione poteva sedurre quanti cercavano un’Europa-rifugio , fuori dalla minaccia comunista, ma anche al riparo da una modernizzazione atlantica e protestantica insieme. Ma era veramente assurdo assegnare uno spazio politico all’immagine di una seconda Restaurazione, dopo quella viennese della Santa Alleanza, in un ambiente culturale, politico, sociale tanto lontano e diverso, nel quale, strategia sovietica a parte, l’internazionalismo operaio occupava un posto di prima fila. Ebbe perciò buon gioco De Gasperi nel disfarsi di ogni accusa di nostalgia in occasione di un’importante tavola rotonda che si svolse a Roma il 13 ottobre 1953: “Prima ancora che infondata – disse allora – quest’accusa è sciocca”.
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La strategia delle Comunità per costruire un’Europa unita: la CECA e la CED di Pietro Scoppola

Trattato di Parigi

In una conferenza tenuta a Bruxelles il 20 novembre 1947 De Gasperi affermava:

“Lo spirito di solidarietà europea potrà creare in diversi settori diversi strumenti di salvaguardia e di difesa, ma la prima difesa sta nello sforzo unitario che, comprendendo anche la Germania elimini il pericolo della guerra di rivincita e di rappresaglia”.

Dunque unità per evitare una terza guerra mondiale. In questo quadro si colloca il tenace impegno di De Gasperi e dei partiti democratico-cristiani in favore del reinserimento della Germania nel contesto europeo, dopo il secondo conflitto mondiale superando la iniziale tenace ostilità francese. E’ un campo oggetto di ricerche recenti ad opera di giovanissimi studiosi.
Nel quadro di questa preoccupazione iniziale di evitare un terzo conflitto mondiale si colloca la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), il primo passo verso l’unificazione, che tendeva proprio a eliminare uno degli oggetti storici della contesa franco-tedesca. Continue reading

Cardini: «È la Madonna il nostro simbolo di libertà»

Tutto cominciò fra l’XI e il XII secolo. O meglio, tutto era cominciato da molto prima, da Betlemme o da Nazareth, o più ancora da Gerusalemme o da Efeso. Arrivò quindi la stagione dei Concilii e delle contese antiereticali: ad Efeso, in pieno V secolo, con scandalo ulteriore degli ebrei e con orrore dei nestoriani, Maria venne proclamata Theotokos, «Madre di Dio».

Come può Dio eterno, onnipotente, increato, avere una Madre? Eppure, da allora, si avviò il più tenero dei culti: Maria madre del Bambino, dell’Uomo crocifisso, Maria che ama, che gioca, che allatta, che nutre, che soffre. Le splendide icone greche ed orientali, che l’Occidente tardò a comprendere e a imitare, accanto alla Signora nella maestà del trono o in piedi sulla falce lunare e adorna di stelle come Padrona dell’universo, insegnarono la tenerezza di questa ragazza-madre che vezzeggia il Bambino, che attraverso di Lui indica la via ai fedeli, che intercede presso di Lui per tutti noi, unica a poter mitigare nei casi estremi la sua ira: refugium peccatorum.
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