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Articoli marcati con tag ‘cardini’

BRUCIARE I LIBRI: INTOLLERANZA O LIBERTA’? di Franco Cardini

Da che mondo è mondo, càpita che si brucino i libri, così come càpita che si mutilino o si abbattano le statue. Qualcuno ha pure bruciato la biblioteca di Alessandria, anche se quella che sia stato un conquistatore musulmano è una leggenda. Durante il medioevo, i libri venivano talvolta sottoposti al “Giudizio di Dio”, al pari degli uomini: e si narra, ad esempio in un miracolo di san Domenico, che durante una disputa fra lui e gli eretici ci si affidò a un’ordalìa gettando nel fuoco sia il Vangelo, sia i libri dei suoi avversari: il primo rimase ovviamente illeso, gli altri finirono in una fiammata.. Ma, anche senza ricorrere ai miracoli, la Santa inquisizione usava organizzare degli allegri falò durante i quali si ardevano gli scritti degli eretici: magari insieme con chi li possedeva. Leggi il resto di questo articolo »

Presentazione de “Il turco a Vienna” di F. Cardini a Pescara

Area Abruzzo
in collaborazione con l’associazione culturale CITY LIGHTS
ORGANIZZA PRESSO
la Libreria-Caffè City Lights (Einaudi) Via del Porto 18 – Pescara
alle ore 18 di domenica 4 marzo 2012
la presentazione del libro
“IL TURCO A VIENNA”
di Franco Cardini
ordinario di storia medioevale presso l’Istituto di Scienze Umane dell’Università di Firenze
introdurrà il dott. Alessandro Angelucci
sarà presente l’Autore

Seguirà una
” Cena con l’autore”
che si terrà presso il ristorante ” La corte del sale” via Corfinio 27 Pescara (nei pressi di Corso Manthoné) alle ore 21 (è necessaria prenotazione entro il 29 febbraio 2012 al 08568665 o info@libreriacaffe.it)

 

Il caso fiorentino e la crisi europea di Franco Cardini

Dicembre 2011

Dinanzi al caso fiorentino – un omicida-suicida, l’estremista di destra Gianluca Casari, e due senegalesi morti che potrebbero diventare di più in quanto vi sono dei feriti in gravi condizioni – le due opposte tentazioni da respingere sono il semplicismo del “caso-limite” e la superficiale sistemazione dell’evento all’interno di una serialità ormai acclarata, che fa parte delle manifestazioni patologiche sì, ma in fondo “ordinarie” del nostro Occidente.
Le voci terrorizzate e angosciate, ma in fondo minimaliste, si sono fatte sentire per prime. E hanno formulato pareri giudiziosi: il Casari era un povero folle la condizione del quale era magari aggravata da cattive frequentazioni parapolitiche e pseudoculturali, l’esponente di una marginalità politica e umana che di solito resta confinata nei bassifondi e nelle cantine della nostra società e che purtroppo di rado riesce ad affiorare al disonore della cronaca con un gesto: magari, degli ammalati del “complesso di Erostrato”, il tizio che incendiò il tempio di Artemide in Efeso affinché il mondo lo conoscesse e parlasse di lui. E’ stato questo, in fondo, forse il caso del norvegese Breivik, che ha avuto il tempo di rivestire la sua infame strage di logorroici sproloqui che definire ideologici equivale a far dell’eufemismo fuori luogo. Ma la posizione di chi la pensa così non è purtroppo convincente in quanto eccessi del genere, anche se non si traducono frequentemente in autentici delitti, cominciano a diventar un po’ troppo comuni all’interno della nostra società. Leggi il resto di questo articolo »

Erostrato o “impuro folle”? di Franco Cardini

Banalità del Male. E’ molto probabile che il trentaduenne Anders Behring Breivik, autore della terribile strage di Oslo, sia in realtà solo un piccolo insicuro mitomane affetto da quello che gli psicanalisti chiamano “il complesso di Erostrato”: da quell’Erostrato che nel 356 a.C. appiccò il fuoco al tempio di Artemide in Efeso allo scopo di essere ricordato in eterno per uno che aveva fatto “qualcosa di grande”, e che divenne l’”eroe” di un romanzo dell’illuminista Alessandro Verri (che si sarebbe poi convertito al cattolicesimo tradizionalista).

Desiderare di essere ricordato per qualcosa, per qualunque cosa: anche per qualcosa di negativo, tanto più che oggi, nella società dello spettacolo e dei consumi – lo ricorda bene Umberto Eco – col tempo il perché uno è diventato famoso si dimentica, ma la fama può invece restare. Si sta scavando nel passato di Breivik. Pare che, a detta di qualche suo conoscente, si tratti di un ex adolescente introverso e forse affetto da vari complessi, che a 19 anni dopo un viaggio degli USA si sarebbe sottoposto a un intervento di plastica facciale per acquistare “connotati piu virili” e avrebbe cominciato a vantare successi, ricchezza, conquiste femminili e cosi via. Leggi il resto di questo articolo »

Appunti sul fondamentalismo cristiano di Franco Cardini

A proposito dell’orribile massacro di Oslo, dopo le prime reazioni che, per sconcertate che fossero, sembravano mirare comunque tutte a una ricerca del colpevole negli ambienti del “terrorismo internazionale” (un’espressione che non vuol dir nulla, ma che negli ultimi tempi ha acquistato sempre più il senso di terrorismo di matrice fondamentalista islamica), la doccia fredda relativa alle prime notizie riguardanti l’assassino ha obbligato i media a far marcia indietro e a rimangiarsi le prime, affrettate diagnosi.

Non seguiamo il loro cattivo esempio: evitiamo di elaborare scenari fondati sul nulla, o almeno sul molto poco. Quel che per il momento si sa del trentaduenne Anders Behring Breivik, è che egli si definisce un conservatore e un difensore della civiltà cristiana, che ama la musica classica e i videogames, che il suo film preferito è 300, la pellicola parastorico-postmoderna nella quale alcuni skinheads sedicenti spartani affrontano le orde barbariche di fricchettoni sedicenti “orientali”. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista a Franco Cardini

a cura della redazione di “Megachip”, 18.7.2011

 

1)     Professor Cardini, lei ha affermato più volte di non riconoscersi nell’area politica “di destra” nella quale era comunque cresciuto ed aveva mosso i primi passi dell’impegno civile. Cosa rimane, oggi, dei suoi ideali di allora, e come pensa di rigenerarli  in assenza di chiare delimitazioni fra destra e sinistra, entrambe subalterne al mito dello sviluppo capitalistico ad oltranza?

 

Un’adeguata risposta alla sua domanda dovrebbe cominciare con un’analisi storica sull’origine della parola Destra nel lessico politico europeo dalla Rivoluzione francese ad poggi. In sintesi, la parola Destra nasce – in contrapposizione alla parola Sinistra – all’inizio della grande Rivoluzione, per indicare chi resta fedele al Trono e all’Altare in contrapposizione al valore e all’ideale nuovo, la Nazione;  e chi quindi, coerente con tale scelta, difende i valori delle comunità locali, dei corpi intermedi e delle loro antiche libertates contro il livellamento individualista ed egalitario imposto dal giacobinismo. In questo senso storico, che ha assunto nel tempo – in una linea che da De Maistre a Donoso Cortés fino a Miguel de Unamuno e a Carl Schmitt – un valore metastorico e metapolitico, io resto un uomo di Destra. Ma, sia chiaro, solo in questo senso. Un senso che investe in modo primario una profonda convinzione: che siano  cioè l’individualismo, il primato dell’economia e il progressismo materialista che il giacobinismo ha trasmesso alla borghesia liberal-liberista otto- e novecentesca i principali nemici della giustizia, della libertà e del genere umano. Leggi il resto di questo articolo »

Cardini: «È la Madonna il nostro simbolo di libertà»

Tutto cominciò fra l’XI e il XII secolo. O meglio, tutto era cominciato da molto prima, da Betlemme o da Nazareth, o più ancora da Gerusalemme o da Efeso. Arrivò quindi la stagione dei Concilii e delle contese antiereticali: ad Efeso, in pieno V secolo, con scandalo ulteriore degli ebrei e con orrore dei nestoriani, Maria venne proclamata Theotokos, «Madre di Dio».

Come può Dio eterno, onnipotente, increato, avere una Madre? Eppure, da allora, si avviò il più tenero dei culti: Maria madre del Bambino, dell’Uomo crocifisso, Maria che ama, che gioca, che allatta, che nutre, che soffre. Le splendide icone greche ed orientali, che l’Occidente tardò a comprendere e a imitare, accanto alla Signora nella maestà del trono o in piedi sulla falce lunare e adorna di stelle come Padrona dell’universo, insegnarono la tenerezza di questa ragazza-madre che vezzeggia il Bambino, che attraverso di Lui indica la via ai fedeli, che intercede presso di Lui per tutti noi, unica a poter mitigare nei casi estremi la sua ira: refugium peccatorum.
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Europa 2011. La necessità di un ridefinizione di Franco Cardini

Contributo in  occasione del XVI Congresso annuale di Identità Europea.

Rimini, 30 aprile – 1 maggio 2011

Europa, aprile 2011. Le elezioni finlandesi potrebbero essere la pietra tombale sull’Unione Europea. La maggioranza dei finnici non vuol sapere di portare una parte del peso che dovrebbe servir a dar una mano a quei terroni dei portoghesi. Figurarsi che cosa si pensa, nel paese di Aalto e di Sibelius, di quegli altri terroni degli spagnoli, dei greci, degli italiani, anch’essi in difficoltà. Frattanto irlandesi, islandesi e svedesi danno a loro volta sfogo al loro malumore; dall’Olanda alla Danimarca all’Ungheria è tutto un risorgere di movimenti “patriottici” ammantati dei colori nazionali e arieggianti talvolta la ricostituzione di organizzazioni paramilitari. Qualcuno grida al “neonazismo”: ma le formazioni paramilitari dei totalitarismi tra le due guerre s’ispiravano principalmente al combattentismo, erano fatte oppure organizzate da gente che usciva dalla trincea, erano informate al principio che Schmitt avrebbe definito quello del politische Soldat; le formazioni dei gruppi micronazionalisti di oggi sembrano piuttosto ispirate a una specie di “neonazismo di ritorno”, passato attraverso modelli americani come quello dell’American Legion.

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La forza delle cose, la debolezza dell’Europa di Franco Cardini

immigrazioneQui, davvero, bisogna distinguere tra chi ha capito qualcosa della millenaria lezione della storia e chi non ne ha capito un accidente. Si obietterà che qui la storia non serve, che queste sono questioni pratiche, problemi seri: ma appunto questo è il punto. La storia è una disciplina serissima, che non è per nulla magistra vitae ma che tuttavia è essenziale e preziosa per comprendere il mondo nel quale ci stiamo movendo e le forze che vi si agitano.

La storia del pastore nomade Abele e del contadino stanziale Caino somiglia come una goccia d’acqua a quella dell’empio nomade Remo che non rispetta i limiti e i segni tracciati sul terreno e del saggio agricoltore e costruttore di città Romolo che difende il solco tracciato con tutto il civile egoismo del quale la sua spada fratricida è capace. Pensateci. Perché dite quel che volete e pensate quel che vi pare, ma se ci dimentichiamo anche di Caino e Abele, anche di Romolo e Remo, allora sul serio non siamo più nessuno. Per questo, non è il piccolo e tronfio signor Castelli, impettito e ben pettinato col suo panciotto, a sputazzare l’infamia tipo “Ai migranti per il momento non possiamo ancora sparare” (sottintendendo che sarebbe bello farlo, e che prima o poi lo faremo). Chi parla non è il ridicolo signor Castelli; come a pronunziare verità filosofiche di profondità degne del Bar dello Sport del tipo “fora da i ball”,  non è l’allevatore di trote Bossi. No: chi parla è sempre l’eterna clava di Caino, è sempre l’empia spada di Romolo. E noi sappiamo che proprio perché il momento è difficile l’umanità e la ragione stanno da un’altra parte. E’ proprio nei momenti difficili che si deve restar fedeli all’umanità e alla ragione. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

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LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

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CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
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