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Monti e i poteri forti di F.M. Agnoli

Dopo che il Corriere della Sera, vero organo della Confindustria, ha preso le distanze  dalla sua folle politica di austerità  senza ripresa Mario Monti  si è  rammaricato di essere stato abbandonato dai poteri forti. Sembrerebbe una inattesa confessione da parte dell’uomo che sette mesi fa, presentandosi al  Parlamento e al popolo italiano, rivestito del laticlavio conferitogli da Napolitano, aveva ironizzato sui complottisti che lo stavano presentando  come l’emissario di potenze  economico-finanziarie mondialiste e di oscuri circoli para-massonici.

In realtà il personaggio è ambiguo e, per quanto, a differenza del classico politicante italico, non sia  mai troppo verboso, altrettanto ambigui sono spesso i suoi discorsi. Una ambiguità che, come spesso accade quando si eccede, può anche ritorcersi a suo danno nella comprensione dei destinatari. Ammesso e non concesso che sia questo il caso. In realtà  Monti ha  detto che il suo governo “ha perso in questi ultimi tempio l’appoggio che gli osservatori ci attribuivano, spesso colpevolizzandoci, dei cosiddetti poteri forti, perché non incontriamo i favori in un grande quotidiano rappresentante e voce di potere forte e in Confindustria”. Leggendo  bene, non ha ammesso proprio niente. Ha soltanto detto che le critiche che gli vengono mosse dal Corsera e da Confindustria dimostrano che non gode o, quanto meno, che non gode più di quei  favori confindustriali che, all’atto del suo insediamento (e anche in seguito dai più ostinati) gli sarebbero  stati attribuiti a colpa da alcuni  osservatori. In pratica un modo, se si vuole un  po’ tortuoso, ma tale è, nonostante le apparenze, il personaggio, di rivendicare  la purezza dei propri intenti e della politica del suo governo all’esclusivo servizio del popolo italiano. Come se avesse detto: “Vedete cittadini, io vado avanti nonostante che i capitalisti di  Confindustria e i  giornali controllati non appoggino più un governo che a torto era stato presentato come una loro creatura”.

Forse è stato frainteso  da chi ha tradotto le sue parole ad uso e consumo dei lettori dei quotidiani e degli ascoltatori dei telegiornali, o forse no. Forse il fraintendimento era voluto, ma in ogni caso si trattava soltanto di Confindustria, a tutto concedere la modestissima emanazione italica degli autentici poteri forti  tirati in ballo dagli “osservatori”che non si erano fatti ingannare dal laticlavio di senatore a vita  gettato sulle spalle dell’uomo che ritenevano inviato a  rimettere le cose a posto in Italia non già dalla Confindustria, ma dalle grandi multinazionali mondialiste, dal Bilderberg e dalla Trilaterale.

Il concetto è stato ripreso proprio in questi giorni  in un articolo circolante in rete, nel quale si legge: “negli ultimi tempi, dinanzi al fallimento drammatico di quei politici ch’erano i suoi “comitati d’affari”, in alcuni paesi – tra cui l’Italia – le oligarchie economico-finanziarie si sono viste costrette a intervenire in prima persona o quasi, quanto meno affidando ruoli politici ai loro grands oppure petits commis dal momento che il personale esecutivo selezionato da una politica sempre più degradata culturalmente, professionalmente e moralmente si era tragicamente mostrato in tutta la sua inadeguatezza”.

Nelle doglianze di Monti si fa menzione soltanto della italica  e, quindi, poco rappresentativa Confindustria, non dei veri poteri forti operanti a livello mondiale. Se questi, scontenti dell’operato  del loro grand commis (questo, di essere un grand commis a Monti va riconosciuto, il petit è una malignità gratuita)  gli revocassero il loro appoggio, non ci sarebbe laticlavio sufficiente a proteggerlo.  L’indomani o al più tardi il posdomani il governo tecnico andrebbe a casa. Basterebbe una parolina a uno dei grandi partiti in attesa di riabilitazione che lo sostengono.

Gli italiani, e perfino il Corsera e la Confindustria, non sono soddisfatti del governo tecnico, si lamentano e prendono le distanze, perché  non si è verificato nessuno dei pur piccoli miglioramenti che si attendevano e anzi la crisi peggiora di giorno in  giorno. Dipendesse da loro, a Monti non resterebbe che  fare le valige, ma appunto non dipende da loro.  Quelli da cui  dipende non fanno una piega. Evidentemente non hanno nulla da rimproverargli rispetto al compito affidatogli.

Francesco Mario Agnoli

 

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