CORONAVIRUS: ‘CHE FARE?’, ECCO IL ‘TESTAMENTO’ DI GIULIETTO CHIESA.

Secondo il giornalista nella storia del caso ci sono state responsabilità gravi e il governo italiano ora deve svolgere ‘compiti urgenti’ “L’Italia è stato il paese tra i più duramente colpiti. Riteniamo che vi siano fondate responsabilità di gestione, che hanno aggravato la situazione creata dal virus Covid-19. Il Governo, infatti, a fronte delle informazioni di cui disponeva, ha tardato di circa 50 giorni ad avvalersi del Piano Nazionale per la Prevenzione (2014-2018) e soprattutto di attivare il Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale, pubblicato nel 2007 e aggiornato nel 2016”. In un documento scritto da Giulietto Chiesa prima della sua morte, avvenuta il 26 aprile scorso, il giornalista e politico ricostruisce le vicende legate al coronavirus ritenendo che vi siano state responsabilità di Governo, europee e mondiali. Si sofferma poi sullo scenario attuale: cosa è opportuno fare perché l’Italia risorga. Un documento (dal titolo: ‘La grande crisi del Covid-19. Per l’Italia che deve risorgere. Cosa è accaduto? Che fare?) che sarà approfondito dal ‘Centro di Gravità’, l’ultimo progetto del giornalista, che riunisce scienziati, ricercatori e giornalisti, con l’intento di affrontare i gravi problemi che affliggono l’umanità. “Contrariamente a quanto previsto dal piano, il Governo”, scrive Chiesa, “non ha provveduto a identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali. Ciò non è avvenuto nonostante che a dicembre e gennaio siano stati registrati focolai di polmonite atipica virale in numerose aree della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. Uno studio successivo dell’Università di Milano collocherà tra ottobre e novembre l’esordio dell’epidemia in Italia”. “Al ritardo nell’implementazione del Piano Nazionale di Prevenzione”, aggiunge Chiesa, “si sommano l’enorme incertezza sui dati epidemiologici, l’inattendibilità diagnostiche, l’impreparazione e la carenza dei mezzi tecnici. Quattro ordini d’incertezza hanno compromesso l’analisi, le scelte del Governo e la narrativa dei media: a) I dati provenienti dalla Cina, numero dei decessi e degli infetti, non hanno permesso valutazioni realistiche. b) L’assenza di un programma di screening a campionamento casuale; la precisa identificazione iniziale delle aree colpite; la valutazione del numero di persone contagiate hanno sottostimato l’estensione iniziale dell’infezione. c) L’assenza quasi totale di autopsie ha impedito di capire i meccanismi patogenetici che hanno provocato la morte; si sono conteggiati assieme i morti di covid-19 e i morti con covid-19, rendendo impossibile il calcolo della reale mortalità del virus. d) L’uso dei tamponi è stato un mostruoso pasticcio nazionale. È stata taciuta, o mantenuta nell’ombra, la circostanza che il tampone presenta un’elevata percentuale di risultati inattendibili, sono stati esposti al pubblico dalle fonti ufficiali dati che sono inattendibili. Infine non si è colpevolmente data priorità all’analisi sierologica”. “Inoltre”, continua il giornalista, “una mescolanza di notizie ufficiali, ufficiose, casuali, per lo più distribuite da programmi d’intrattenimento e talk-show vari, popolati da esperti, mescolati con pareri casuali di inesperti, personaggi del mondo dello spettacolo. Una tale comunicazione, invece di produrre un effetto di responsabile allarme ha prodotto allarmismo e inquietudine diffusi. Così, l’abitudine di comunicare puntualmente ogni giorno il ‘bollettino di guerra’ – in deroga a quanto stabilito dal piano di emergenza nazionale – ha suscitato preoccupazione e ansia ben oltre l’auspicabile”. I media, a suo parere, “hanno contribuito irresponsabilmente alla confusione”, tentando di imporre “le versioni di comodo fornite da portavoce spesso inquinati da conflitti d’interesse”. Passando alle responsabilità della Cina, Giulietto Chiesa ricostruisce che “il 20 gennaio la Cina dichiara l’aumento del 60% dei contagi in due giorni. Il 30 gennaio l’Oms dichiara il Coronavirus ‘Emergenza Sanitaria Globale’. Il giorno successivo, il 31 gennaio, il Consiglio dei Ministri italiano decreta lo stato di emergenza, per sei mesi. Ma passeranno altri quindici giorni prima che una delegazione dell’Oms si rechi in Cina (il 16 febbraio) per condurre una indagine estensiva. Ma il rapporto della missione evidenzia che casi sporadici di polmoniti anomale, sospette come riconducibili a influenze del tipo Sars, erano già stati segnalati fin dall’ottobre precedente”. “Responsabilità gravi”, accusa l’ex dirigente del Pci, “ricadono anche sull’Europa il cui comportamento può essere definito contumace. Nessuna riunione è stata indetta per affrontare l’emergenza Covid-19. Eppure il compito della Commissione Europea prevede che essa debba ‘affrontare le minacce emergenti di carattere globale’. Il Presidente del Consiglio Europeo delle Ricerche, l’italiano Mauro Ferrari, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico, sottolineando di essere rimasto deluso dal sistema Europa per l’assenza di coordinamento sanitario tra gli Stati, l’opposizione a programmi di solidarietà nei riguardi dei paesi più colpiti, le politiche unilaterali riguardo alle frontiere e la mancanza di programmi scientifici sinergici e a largo raggio”. Ma, continua, “adempimenti mancati, inadeguatezza politica e enormi conflitti d’interesse hanno caratterizzato anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità: 1) Non ha provveduto al monitoraggio del laboratorio di Wuhan. 2) Ha diramato l’allerta di pandemia con un ritardo di circa 40 giorni. 3) Ancor più incredibile è che l’Oms abbia deliberatamente ignorato l’allarme lanciato da Taiwan ai primi di Dicembre circa lo sviluppo di una possibile epidemia a partenza dalla Cina”. “È indubbio che sussistano rapporti opachi tra la Cina e l’Oms”, osserva Chiesa. “Così come è indubbio”, prosegue, “che esistano rapporti altrettanto e più opachi nei confronti delle fondazioni private, come la Bill e Melinda Gates e tutte le maggiori compagnie internazionali riassumibili sotto il termine di Big Pharma. Nello stesso tempo il Governo italiano dovrà riesaminare tutti i suoi rapporti con l’Oms e formulare proprie proposte, da discutere nelle sedi internazionali, per sostituire l’Oms con un organismo internazionale, interamente pubblico, finanziato esclusivamente dagli Stati nazionali”. E allora in questo quadro, suggerisce il giornalista, “il Governo Italiano deve svolgere dei compiti urgenti”, in primo luogo “ripensare l’intera architettura sanitaria del Paese”. I governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni, spiega, “hanno umiliato l’idea di medicina che abbiamo ereditato dalla grande tradizione greco-romana e cristiana. L’ospedale è diventato Azienda Sanitaria; la medicina del territorio è stata abbandonata; sono proliferati solo i remunerativi centri di attrazione polispecialistici collocati nelle grandi città”. Mentre “lo sviluppo della medicina del territorio avrebbe permesso una migliore risposta a esigenze specialistiche ‘primarie’ (neonatologia, maternità, medicina di urgenza, domiciliare, posti letto)”. Infine, “i finanziamenti e la ricerca nel campo della Prevenzione Primaria sono stati abbandonati, contribuendo alla sottovalutazione dei rischi pandemici e un aumento generale dei costi”. Questa emergenza “offre l’opportunità di ripensare il modello sanitario; sarebbe opportuno avviare un dibattito ed una proposta che si traduca in un progetto di rifondazione della sanità pubblica, riconducendo tutta la sua gestione allo stato”. Secondo Chiesa, il governo deve inoltre “investire nella ricerca scientifica”. “Da anni la ricerca scientifica italiana riceve finanziamenti risibili” e “ci si sarebbe attesi, in concomitanza con l’emergenza del Covid-19, il varo immediato di un piano di emergenza per la ricerca scientifica in campo sanitario”. C’è poi da “ripristinare immediatamente le libertà fondamentali”. Sarà “indispensabile riaffermare il diritto costituzionale di scelta della cura, che esclude l’obbligatorietà di ogni trattamento sanitario. Inoltre dovrà essere escluso l’obbligo dell’uso di strumenti elettronici di controllo dei movimenti delle persone. Occorre ristabilire con fermezza la pluralità dell’informazione radiotelevisiva, introducendo anche il criterio obbligatorio di dichiarazione dei conflitti d’interesse per tutti i professionisti sanitari chiamati a esprimere valutazioni in materia sanitaria”. Quarto punto urgente: “richiedere una commissione Onu d’inchiesta”. L’Italia, specifica Chiesa, “nella sua qualità di paese tra i più colpiti dalla pandemia, ha titolo per chiedere una convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché si dia mandato a una straordinaria commissione permanente d’inchiesta e, all’inizio di una ridefinizione dei criteri di sicurezza internazionale all’altezza delle nuove, emergenti minacce alla vita di milioni di individui. La manipolazione dei virus e dei bacilli, più in generale tutto ciò che ha a che fare con la manipolazione genetica e biologica, l’uso militare che ne può essere fatto, sono ormai evidenti, eppure manca un qualsiasi organismo internazionale di monitoraggio. La commissione d’inchiesta dovrà farsi carico anche di questo”. Inoltre, ultimo punto: “convocare un G20 straordinario”, perché “la crisi mondiale innescata (ma non causata) dal covid-19, dimostra inequivocabilmente che l’attuale assetto di organizzazioni internazionali (Oms, Wto, WB, ecc.), finanziate per lo più da pochi paesi ricchi e da miliardari privati, è incapace di affrontare la situazione”, conclude Chiesa.

(Adnkronos, 2 maggio 2020) Questo articolo è stato pubblicato in MC*

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