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VACANZE SI… MA NON DAL PENSIERO! di Adolfo Morganti

CON L’AUGURIO DI UN SANO E FELICE AGOSTO!

Agosto, si sa, è tempo di ferie ed è sinonimo di vacanze. Eppure, il discorso non è così scontato come potrebbe apparire prima facie; almeno se non ci si vuole limitare ad un generico e sostanzialmente vacuo augurio.

Perché se è vero che ognuno di noi ha bisogno di periodi di “riposo”, non è poi così ovvio che la modernità “occidentale” riconosca – ed anzi abbia lasciato sopravvivere – quello che i latini chiamavano otium e che il Medioevo cristiano riuscì a trasformare in vita contemplativa.

Quello che infatti cerca mediamente oggi un lavoratore più o meno giovane – comunque figlio dei tempi – è il c.d. “svago”, o un generico e non ben definito “divertimento”.

Cosa naturale si dirà. Falso. Perché essi sono figli della modernità, così come lo è il concetto di “tempo libero”: tanto è vero, che quest’ultimo è stato fortemente promosso dai regimi totalitari al fine di costruire l’uomo nuovo anche nei momenti in cui l’essere umano non si adoperava sul lavoro.

Si obietterà che oggi non ci sono più, almeno in Europa, totalitarismi. Politicamente forse no, ma culturalmente siamo bombardati ogni giorno dalla dittatura della società dei consumi.

Ed ecco che quindi il “nostro” (rectius il loro…) modello sociale ci indica – meglio dire ci impone -  l’idea secondo la quale il c.d. tempo libero vada organizzato in attività parallele, mentre le ferie vadano godute divertendosi e spendendo. Ossia alienandosi completamente dalla realtà e soprattutto dalla riflessione.

Esattamente tutto il contrario di quanto facessero i nostri avi romani e gli uomini del medioevo.

L’otium, infatti, era considerato molto positivamente, e basilare alla vita sociale come il negotium, e questo al fine di alimentare la riflessione, ammirare le bellezze della natura, favorire una certa speculazione intellettuale, vuoi anche godersi le piccole cose della quotidianità.

Ma è nel periodo dell’Età di mezzo che il concetto, fortemente influenzato dal cristianesimo, raggiunge il suo lato più alto ed umano. Il tempo speso a contemplare la Natura, la Bellezza, a respirare l’incenso di una Chiesa o l’aria pura di una montagna, è finalizzato alla scoperta di Dio, e dunque è un tempo benedetto e sacro, che non può e non deve essere sacrificato.

Si potrebbe ribattere affermando che all’epoca non tutti si dedicassero a questo, e che in tantissimi dovessero comunque lavorare, con durezza, la terra.

Ora, a parte che San Benedetto, tramite la famosa regola, sancì l’assoluta compatibilità ed affinità tra culto della terra e culto dello spirito, c’è da sottolineare il fatto che la vita lavorativa media di un contadino medievale era di gran lunga più vivibile ed indubbiamente più a misura d’uomo rispetto a quella di un moderno operaio o di un impiegato: nessun monte ore da rispettare, nessun cartellino da timbrare, tempi di lavoro scanditi solo dalla luce solare, continue pause per le numerosissime feste liturgiche e tradizionali che animavano la vita del villaggio.

I risultati di tanto tempo dedicato alla riflessione, alla contemplazione, alla pace interiore, alla preghiera, non erano tangibili solo sotto il piano strettamente personale nelle forme – tipicamente moderne – del benessere pisco-fisico: molti degli stessi, infatti, hanno avuto ricadute sociali ancora visibili tutt’oggi; lo sviluppo dell’arte, il culto del bello, la speculazione filosofica e persino la medicina raggiunsero infatti vette elevatissime.

E questo proprio perché si aveva il tempo di pensare, di osservare, di contemplare. E soprattutto perché vi era una continua ricerca verso la perfezione, un’incessante tensione verso l’Alto favorita anche da una società gerarchica ed aristocratica che aveva il suo vertice nell’Imperatore e nel Papa, rappresentanti – paritari – di Dio in terra.

Oggi, invece, i termini sono completamente invertiti: si tende verso il basso, verso il livellamento, sintomi questi della massificazione egualitaria e (pseudo)democratica, dove il tempo libero serve a spegnere la mente.

La frase più in voga del resto pare essere “sono in vacanza, non voglio pensare a niente”. Ora, lasciando ai linguisti la risposta al quesito se due negazioni siano, in questo caso, affermative, e ai filosofi quella alla questione se il Niente, in quanto tale, possa essere pensato, certo è che l’atteggiamento di chi cerca l’alienazione da sé è anti-umana oltre che anti-razionale.

D’altronde, è tipicamente nichilista farsi stordire ogni notte da rumori elettronici che – non si sa bene in base a quale canone estetico – vengono chiamati musica…  E se non segui il trend della “movida” sei “vecchio” o sei “out”… Per non parlare poi di droghe chimiche ed alcool.

Cos’è, non si dovrebbe bere? Nulla di più falso!

Però, anche su questo punto, va rilevata una differenza di fondo rispetto al passato, o meglio ad un passato che risulta essere più evoluto, razionale ed umano del nostro tempo: il vino, la birra, fanno parte della cultura “occidentale”, così come altre bevande alcoliche sono da sempre presenti sulle tavole delle diverse popolazioni della terra.

Ma è questo il punto: sono presenti proprio sulle tavole, dove si socializza, dove si crea un rapporto di fedeltà, perché non si mangia con chi è nemico (la nostra cultura ha ben presente il concetto di tradimento a tavola…), e dove ci si può lasciare andare ad ogni sorta di confidenza (in vino veritas…). E si beve stando seduti, lasciando che tutto ruoti intorno alla discussione, alla parola, al logos (parola, ma anche ragione) che irrompe.

Oggi, al contrario, si beve stando spesso – per non dire sempre – in piedi, fuori casa o lontano da un luogo confidenziale, ed è difficile affrontare qualsiasi discussione vuoi per il frastuono “musicale”, vuoi perché la discussione in sé è troppo impegnativa per chi vuole, come si diceva, non pensare.

Dunque vacanze rovinate? Consigli per gli acquisti? Morale a tutto tondo?

Ma assolutamente nulla di tutto questo : semplice e banale osservazione della realtà, vuoi con una buona dose di approssimazione e di generalizzazione, vuoi con un sottile velo di ironia. Ma questi sono i tempi del social network e dell’informazione veloce, dove tutto scorre (ma Eraclito non c’entra) e dove passa, forse, un solo concetto.

E dunque è necessario lasciare gli approfondimenti, le riflessioni, le scoperte, a tutti coloro che vorranno godersi una vacanza completamente contemplativa: sia essa al mare, in campagna, in montagna, in casa propria, l’importante che sia, ontologicamente e culturalmente, il più lontano possibile dai ritmi violenti e dalla mode imposte dalla tirannide modernista.

La mente ed il cuore, oltre che lo spirito ed il corpo, indubbiamente ringrazieranno.

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