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LETTERA DI UN CRISTIANO PRIVILEGIATO AI FRATELLI CHE DIO METTE ALLA PROVA. di F. Cardini

Domenica 17 maggio, Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo

Alla memoria di padre Stanley Rother, sacerdote cattolico dell’Oklahoma e missionario, martirizzato il 28 luglio 1981 a Santiago de Atitlán (Guatemala) dagli sgherri di un dittatore al servizio della United Fruits Company e della CIA; e del vescovo Juan José Gerardi, ucciso nel medesimo paese nel 1998 per aver pubblicato un rapporto sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito.

Cari Fratelli e Sorelle,

chi Vi scrive è un vecchio professore di storia, un cristiano cattolico italiano che ha viaggiato molto, ma che tuttavia è nato e ha vissuto gran parte della sua vita in un paese e in una condizione privilegiati entrambi. Un vecchio professore cattolico che stima di aver fatto ben poco, in vita sua, per mettere in pratica quel Vangelo nel quale ha sempre detto di credere e al quale ha sempre ritenuto d’ispirare la sua esistenza. Certo, quando mi confronto con molti miei compatrioti e correligionari, spesso mi sento – lo confesso – migliore di loro: più cosciente, più onesto, più generoso. Ho sempre stimato che sia cosa non facile affermare con coraggio la propria fede e la propria identità religiosa in un contesto socioculturale in gran parte dominato da agnostici e da atei: e a volte mi è capitato di mettere un po’ in sottotono la mia fede per non passare da “clericale”, da “integralista”, da “fanatico”. Che cosa avrei rischiato, in questi casi? Quasi nulla: qualche discussione magari antipatica, qualche piccolo dispetto professionale, qualche trascurabile forma di ostracismo mediatico. Eppure, queste mie piccole quotidiane viltà mi sono sembrate logiche, naturali, quasi legittime; peccati veniali, nella più sfavorevole delle ipotesi. Ecco perché mi vergogno, rivolgendomi a Voi.

Ecco perché mi sento a disagio nel paragonare il mio cattolicesimo comodo e tiepido, che mi costa al massimo un po’ di beneficenza, con le prove che Voi siete costretti ad affrontare in tanti paesi soprattutto tra Africa ed Asia: dove si bruciano le chiese, dove si uccidono i fedeli solo perché sono tali, dove si segnano con la vernice colorata le case dei cristiani esattamente come nella Germania nazionalsocialista s’imbrattavano i muri delle abitazioni e le vetrine dei negozi degli ebrei. Difatti Voi non siete perseguitati e talora uccisi per qualcosa che abbiate fatto, ma solo per quel che siete; venite condannati e talora martirizzati solo perché avete la colpa di esistere. Non vi si nega il diritto di professare la vostra fede: vi si nega, a causa di essa, il diritto di vivere.

E noialtri, cristiani “occidentali”, abbiamo pesanti colpe in quello che Vi sta accadendo. I nostri comodi cedimenti, le nostre viltà travestite da tolleranza, hanno contribuito a creare un clima generale all’interno del quale sono stati possibili, sia pure indirettamente, anche i delitti commessi contro di Voi. Troppo a lungo abbiamo accettato che quello anticristiano fosse, anche da noi, “l’unico pregiudizio accettabile”. Se è vero che molti, troppi musulmani reagiscono in modo eccessivo e magari perfino criminale a quelle che loro sembrano – e forse nemmeno sempre sono – offese al Profeta o al Corano, è non meno vero che per esempio i cristiani cattolici hanno lasciato ormai radicarsi la convinzione che ogni tipo di offesa e di contumelia contro Gesù Cristo, la Vergine, i santi, la Chiesa e la fede sia legittimo e al limite spesso perfino segno, in chi se ne rende responsabile, di libertà e di vigile senso critico e, in chi lo subisce senza reagire, di tolleranza se non addirittura di più o meno fine humour. Se avessimo avuto la dignità di reagire con fermezza a quegli insulti, senza paura di passare per “intolleranti”, oggi forse l’apprezzamento nei confronti del cattolicesimo sarebbe nel mondo differente e magari anche nei vostri paesi si esiterebbe un po’ di più prima di attaccarVi.

Può darsi tuttavia che qualcosa si muova. E’ recentissima la notizia che la “punk band” vicentina The Sun, il leader della quale è il cantautore Francesco Lorenzi, ha messo in circolazione un album pop/rock in italiano dal titolo Le case di Mosul dedicato a un professore iracheno di diritto, il professore Mahmoud el-‘Asadi, ucciso nell’estate scorsa dai jihadisti dell’IS per aver avuto l’onestà e il coraggio di difendere, da musulmano, i diritti dei cristiani secondo la legge islamica. E pensiamo anche ad Ahmed, il poliziotto parigino musulmano caduto il 7 gennaio scorso sotto i colpi di terroristi sedicenti suoi correligionari per aver difeso la sede di “Charlie Hebdo”. Ma per un musulmano martirizzato in seguito alla sua coraggiosa difesa dei cristiani, quanti cristiani che invece non corrono pericolo alcuno – e che di solito condannano l’Islam in blocco, facendo di ogni erba un fascio – adottano la politica dello struzzo dinanzi alle sempre più frequenti notizie di stragi dei loro fratelli?

E c’è di più. Qualcosa di più profondamente disgustoso per un verso, tragico per un altro. A perseguitarVi e ad ucciderVi, cari fratelli, di solito non sono dei fanatici miliziani venuti da chissaddove, stranieri che non Vi conoscono e che non capiscono la Vostra lingua. Sovente sono i Vostri vicini di casa, i musulmani o gli indù della porta accanto, quelli con i quali fino a qualche mese o qualche anno fa avete condiviso il peso e le difficoltà della vita di tutti i giorni. Un tempo non era affatto così. Per secoli, comunità cristiane e comunità musulmane, e talora spesso anche ebraiche, sono vissute in molti paesi a contatto di gomito, facendo la stessa vita, spesso condividendo le gioie, i disagi, i dolori. Così come i Buddha di Bamian e il complesso archeologico di Nimrod sono stati tramandati per molti secoli in terra musulmana senza che nessuno pensasse a deturparli o a distruggerli. L’odio manifestato dai fanatici jihadisti è un fenomeno recente e dovuto a una tanto cinica quanto ben calcolata propaganda.

In sintesi, cari fratelli, siete perseguitati in quanto su di voi pende l’assurda, ridicola accusa di essere degli “alleati obiettivi” dell’Occidente che i jihadisti definiscono “cristiano” quando non addirittura tout court “crociato”. Nell’Islam è diffuso il pregiudizio, che dilaga specie nei ceti meno abbienti e meno corretti ma che riceve spesso conferma casuale e malintesa, che l’Occidente sia una “Cristianità” come più o meno poteva essere fino a circa tre secoli fa. E poiché l’Occidente è stato colonialista e oppressore, ecco giunta per molti l’ora della rivalsa, della vendetta. La persecuzione contro di Voi è presentata dai Vostri aguzzini come il più recente capitolo di una millenaria contesa, il “conflitto di civiltà” tra Cristianità e Islam. Peccato solo che tale conflitto non esista e non sia mai esistito: ma il crederci fa comodo perché fornisce le masse di manovra a poteri statali o lobbistici che stanno conducendo una lotta, quella sì fin troppo vera, tesa al controllo sul mondo e all’egemonia intercontinentale.

Ma allora a che cosa si mira in concreto, perseguitandoVi? Non è che si voglia soltanto la Vostra sparizione. Siamo in realtà dinanzi a un orribile e ripugnante piano strategico, a un vile crimine: si sta sistematicamente fomentando, da parte dei ricchi, la guerra tra poveri; alla quale alcuni poveri musulmani o indù si prestano, incitati a ripulire il loro paese dalla “peste“ dei poveri cristiani accusati di essere la Quinta Colonna dei “cristiani” occidentali che li guiderebbero e gli interessi dei quali in Oriente essi si sforzerebbero di appoggiare. Dall’altra sponda, tra noi occidentali che individualmente possiamo anche essere dei cristiani ma che viviamo in una società scristianizzata, esistono complici in affari di quelli che pianificano gli attacchi contro di voi, i quali dal canto loro spiegano ai nostri poveri – perché anche noi ne abbiamo – che se non hanno lavoro ciò dipende dall’afflusso dei migranti extracomunitari, longa manus degli jihadisti musulmani che si stanno preparando a invaderci. Chi si presta a questo gioco, chi cade in questa trappola, fa esattamente come i poveri indù e musulmani che attaccano le chiese e gli ospedali cristiani: danza su una musica scritta dai padroni del mondo, da coloro che stanno gestendo un’economia globalizzata che permette a più o meno il 10% della popolazione mondiale di detenere e di gestire il 90% delle ricchezze e delle risorse del pianeta lasciando gli altri, la stragrande maggioranza, nella miseria e nell’abiezione. Chi Vi uccide, chi incendia le Vostre chiese e i Vostri ospedali, è un povero come Voi al quale dei predicatori-missionari largamente foraggiati da opulenti personaggi che manovrano sharia, capitali e petrolio hanno raccontato che ad affamarlo sono i “crociati” occidentali e che Voi siete i loro alleati. Quelli che da noi esigono che non si soccorrano più i profughi e che non si offra più asilo ai migranti e indica nell’Islam globalmente inteso il grande pericolo che minaccia la pace nel mondo, sono dei poveri appena un po’ meno di Voi e dei Vostri carnefici; e sono inconsapevolmente al servizio di gente che combina grassi affari con gli opulenti personaggi che armano la mano dei Vostri assassini. Voi poveri siete tutti divisi e disorientati: ma i Vostri sfruttatori sono uniti e concordi fra loro. Vedete d’altronde dalla dedica che ho apposto a queste pagine che vi sono altri nostri fratelli cristiani, addirittura vescovi e sacerdoti (ricordatevi di Oscar Romero), che vengono uccisi in un contesto molto diverso dal Vostro: e non da musulmani o da indù, ma da gente che magari si proclama cristiana e che pure è al servizio, lo sappia o no, delle medesime forze al servizio delle quali stanno i Vostri carnefici.

Dio Vi dia la forza di perdonare coloro che Vi perseguitano perché, come i persecutori di Gesù, non sanno quello che fanno; e conceda a Voi e a loro di aprire finalmente e del tutto gli occhi sulla realtà e d’individuare senza odio ma con chiarezza chi è il nemico comune.

Franco Cardini

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