Sulla nuova censura spagnola. di F.M. Agnoli

Non fosse per le fiamme dell’inferno Adolf Hitler troverebbe gradevolissima e ricca di soddisfazioni la sua permanenza nell’aldilà. Ogni giorno dal nostro mondo gli giungono notizie che lo rassicurano circa la sempre più rapida e completa realizzazione del suo programma non più soltanto in Germania, ma, se non ancora nell’intero orbe terraqueo (ma è solo questione di pazienza e Hitler ha tutta l’eternità per attendere), proprio in quel mondo occidentale, che pure in buona parte aveva preso le armi e aveva affrontato una dura e sanguinosa guerra per impedirglielo.

Molti sono i campi ai quali il Fuhrer può guardare con legittima soddisfazione, ma uno dei più promettenti, quello nel quale l’opera è prossima al compimento, è quello della libertà di pensiero. Un meraviglioso successo se si pensa che subito dopo quella che era sembrata la definitiva sconfitta sua, del nazismo e (si sperava) di ogni totalitarismo un po’ dappertutto ci si era affrettatati ad emanare Costituzioni e Carte dei Diritti per affermare o riaffermare il principio base della democrazia e della libertà (senza quella di pensiero tutte le altre libertà valgono nulla).

Adesso la situazione si è ribaltata e la tendenza universale è per l’imposizione della verità di Stato, garantita dalla censura, dalla gogna mediatica e, sempre meno di rado, dalla prigione per chi non si adegua.

Finora gli esempi migliori in questo campo si erano avuti in paesi dove i governi e le classi detentrici del potere si ispirano più o meno direttamente a quelle ideologie socialiste che in definitiva anche Hitler, fingesse o no, aveva utilizzato per battezzare il suo partito. Il caso più recente viene invece, a dimostrazione dell’inarrestabilità del fenomeno, da un paese, la Spagna, che, è vero, ai tempi della guerra si astenne e in seguito ha sperimentato la democrazia totalitaria del socialista Zapatero, ma che attualmente è retto da un governo di centro-destra, che si dice conservatore e liberale.

Zapatero e i suoi ministri non ci sono più e la giornalista spagnola Costanza Miriano probabilmente si era illusa che il suo libro “Sposati e sii sottomessa” (il titolo della traduzione italiana ricalca esattamente quello spagnolo) potesse tranquillamente percorrere il suo cammino accompagnato dal successo assicuratogli da lettori che vi hanno ritrovato, sia pure in termini scherzosi e a volte paradossali o provocatori, i lineamenti del matrimonio e della famiglia cristiana.

Si sbagliava. A muovere ufficialmente all’attacco contro un libro che non rispetterebbe “i valori di uguaglianza che qualunque istituzione pubblica dovrebbe difendere” è stato, per bocca della sua direttrice, l’ “Instituto de la Mujer”. Subito dopo si è mosso il parlamento di Madrid, che ne ha chiesto il ritiro dal commercio con una di quelle mozioni che, anche per garantirne la dubbia democraticità, vengono definite ”trasversali” o “bipartisan”. Il carico da novanta, perché oltre che ministro della Sanità, dei Servizi Sociali e dell’Uguaglianza, è anche vicesegretario generale del Partido Popular, trionfatore delle ultime elezioni politiche, è stato messo dalla signora Ana Mato, che ha rivolto il suo autorevole sollecito alla censura di un libro “il cui titolo non è condivisibile dalla maggioranza della società” direttamente all’editore “Nuevo Inicio”, che dipende dall’Arcivescovado di Granada, quindi di area a tutti gli effetti cattolica.

Per il momento si tratta solo di un invito e non di un provvedimento coattivo (probabilmente la Spagna non si è ancora munita di strumenti adeguati o forse un partito che ha espressamente richiesto il voto cattolico esita a farne uso nei confronti di un editore “arcivescovile”) e senza dubbio il Fuhrer avrebbe preferito metodi più spicci. Comunque ciò che conta è l’ufficiale proclamazione, il diritto di cittadinanza del principio cardine di ogni forma di censura: la non corrispondenza del pensiero, del discorso della tesi, dell’articolo, del libro alle idee “della maggioranza della società”.

Costanza Miriano ha un bel dire che uno se il libro non gli piace non lo compra e non lo legge. Hitler può stare tranquillo. Non appena i governi si saranno dotati di strumenti più adeguati (alcuni – come la Francia – li hanno già, altri – come l’Italia – li stanno predisponendo) sarà possibile dire e scrivere soltanto ciò che piace alla maggioranza, quindi, a chi l’interpreta e magari la forma (i mezzi li ha e sono assai più potenti ed efficaci di quelli degli anni ’30): il governo.

Francesco Mario Agnoli

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