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La IV F di un liceo fiorentino invece di okkupare ha imbiancato la propria aula. di D. Del Nero (tratto da Totalità.it)

Bellissima ed esemplare risposta di una classe dello scientifico Leonardo da Vinci che di fronte alle inutili e demagogiche chiacchiere dei politici ha utilizzato così il tempo dell’autogestione

Ogni anno lo stesso, stanco, inutile rituale: autogestioni (nella migliore delle ipotesi), “okkupazioni” nella peggiore. Sotto il pretesto di una protesta sovente fine a se stessa, che non sfiora neppure di sfuggita i grandi problemi e i grandi temi della nostra epoca, tra ottobre e novembre la rete degli studenti decide di prendersi un’ulteriore settimana di vacanza, trasformando gli istituti scolastici, che spesso e volentieri  stanno già in piedi per scommessa, in sudici bivacchi in cui succede di tutto, dalla fumata rituale alla sbronza collettiva con relativa conseguenza imbrattante. E a essere ulteriormente imbrattata è la scuola: non tanto e non solo il singolo edificio ma l’istituzione nel suo complesso.

Quando poi le istituzioni, che dovrebbero tutelare il patrimonio pubblico e la convivenza civile, si mettono a fare il tifo per gli “okkupanti” (sovente ragazzetti viziati, figli  biologici e ideologici del peggior  sessantotto ormai irrancidito e imbolsito, che ha messo l’erre moscia alla rivoluzione nell’illusione di aggiungere un soffio di vitalità alla propria assoluta e vacua inutilità)  il quadro è davvero … naif.

Ha cominciato a dare il “buon esempio” , nientemeno che  la ministra Carrozza, dichiarando agli studenti che “è giusto ribellarsi”. Benissimo, a chi? “ai genitori, ai prof e alla scuola” ha dichiarato l’ineffabile ministra;  a lei in primis, verrebbe da replicare ovviamente auspicando di cuore  che, invece di occupare le scuole, cotanti virgulti  andassero a occupare il suo ministero riducendoglielo  esattamente come gli edifici scolastici.

Sarebbe interessante vedere  se il livello del suo entusiasmo rimarrebbe lo stesso, ritrovandosi  la scrivania piena di bottiglie  di birra, cicche se va bene di sigarette e magari qualche ricordino profumato.  Segue poi , Carrozza in sedicesimo, l’assessore comunale all’educazione (!!!!!!!) di Firenze Cristina Giachi, la quale dichiarando che questa volta le sembra che le manifestazioni di protesta non siano meri pretesti (non si sa  bene sulla base di quale divina rivelazione) si dichiara disponibile, in una dichiarazione al Corriere  Fiorentino, ad andare da okkupanti,  protestanti e autogestenti  a farsi “educare” e spiegare quello che lei, eventualmente, dovrebbe spiegare a chi la mantiene nella sua posizione: ovvero il perché di certi problemi dell’istituzione scolastica.

Questo a protesta in corso, il che equivale a dire: voi protestate contro le istituzioni e io, che ne faccio parte e le rappresento, vi do ragione. Per cui: o si dimetta e si rimetta un bello straccio rosso al collo, o abbia almeno il pudore di vergognarsi e tacere e magari di scusarsi con i docenti.  Bene le ha replicato il prof. Valerio Vagnoli, dirigente scolastico dell’istituto Aurelio Saffi  e membro del “gruppo di Firenze”, una associazione di presidi e docenti che si batte nel titanico tentativo di restituire un po’ di dignità alla scuola: “C’è da rimanere sgomenti nel constatare come si rivolge ai giovani chi dovrebbe dare esempio di consapevolezza del proprio ruolo di adulto e di rappresentante delle istituzioni.  Due anni fa io e un gruppo di colleghi scrivemmo una lettera agli studenti in una situazione analoga, sottolineando che la scuola deve favorire e valorizzare l’interesse dei giovani per la dimensione politica, a condizione però che le forme di protesta siano credibili e non vadano mai a scapito della legalità e del regolare svolgimento delle lezioni. Tanto più che sono spesso esigue minoranze a prendere queste decisioni, come hanno testimoniato tanti studenti in questi anni e anche in questi giorni. È sconfortante, quindi, che dei rappresentanti delle istituzioni considerino le occupazioni alla stregua di diritti acquisiti degli studenti, invece di richiamarli alla responsabilità e al rispetto delle regole.”

Ma una risposta, davvero fuori dalle righe e molto bella, è venuta da una intera classe del liceo scientifico fiorentino Leonardo da Vinci, dove da  alcuni giorni è stata proclamata l’autogestione, peraltro non condivisa da non pochi studenti. I ragazzi della IV F hanno deciso non solo di continuare a seguire regolarmente le lezioni, ma di dedicare due pomeriggi a ridipingere, a loro spese e totalmente con le loro forze, la loro aula che non era precisamente come dovrebbe essere una struttura scolastica: e questo del tutto di loro iniziativa, senza la minima imbeccata di qualche reazionario in cattedra.  Esattamente quello a cui dovrebbero provvedere gli assessori, invece di incitare gli studenti alla ribellione danneggiando ulteriormente la già disastrata edilizia scolastica.

Armati di carta vetrata, pennelli e tanto entusiasmo i ragazzi nei due giorni scorsi  hanno cancellato scritte e macchie ormai ataviche, trasformando una stanza squallida in un locale fresco e accogliente. Sulla lavagna, campeggia orgogliosamente un verso del Paradiso di Dante: “Poca favilla gran fiamma seconda”; e dopo il lavoro, l’aula è stata lasciata linda e pulita.

Vale la pena di riportare alcuni commenti dei ragazzi, orali o pubblicati nei social network:

“ La nostra classe IV F, stanca delle solite inconcludenti autogestioni (o occupazioni) che definiremmo distruttive e degradanti, ha deciso di dare un segnale completamente nuovo e diverso cercando di fare una sana opposizione con i fatti, cioè tinteggiare a nostre spese l’aula fuori dall’orario delle lezioni.
“ È stata la risposta giusta alla solita “guerra” che combattiamo ogni anno: fare qualcosa di produttivo cercando bene o male di mandare avanti la didattica. Grazie ragazzi, bellissima esperienza”
“Il primo anno dove davvero è stata fatta qualcosa di utile per la scuola ! Basta cercare scorciatoie per evitare compiti o interrogazioni. A scuola si cresce e si deve star bene. Contento di aver reso il Leonardo da vinci, nel nostro piccolo, una scuola migliore “.
“Tra una pennellata e una risata siamo riusciti a migliorare, per quanto ci è stato possibile, la nostra scuola durante un periodo di protesta.
Invece di imbrattare i muri, come ogni occupazione “vuole”, li abbiamo imbiancati, divertendoci e facendoci sentire! Spero che molti, in situazioni del genere e non, prendano spunto dal nostro piccolo progetto e migliorino la proprio scuola: noi abbiamo cercato di far prendere una boccata di fresco e di pulito alla nostra, con un discreto risultato! “

“Io direi che intanto è stata una bella esperienza che ci è servita anche molto a noi come classe. E poi che il nostro lavoro dimostra che per cambiare spesso non serve lamentarsi e “fare casino” ma rimboccarsi le maniche e anche se solo nel proprio piccolo fare qualcosa

Sono commenti che parlano da soli e vanno intravedere un mondo giovanile  molto più sano di quanto non immaginiamo. In tempi come questi, davvero dalla “piccola favilla” di questi ragazzi può divampare una bella fiammata di ottimismo per il nostro paese . Che ci sia ancora qualche speranza per il futuro?

 

 

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