Per risolvere le questioni della politica alta e bassa… Ripristiniamo il duello. di D. Frau (tratto dal sito totalità.it)

Ve lo immaginate? Sgarbi che sfida Travaglio al primo sangue, Tremonti che lancia il guanto a Monti…. Berlusconi …. Beh magari in questo caso è un po’ più complicato

Si dice “duello” il combattimento formalizzato tra due persone, consensuale e prestabilito, per la difesa dell’onore, della giustizia e della rispettabilità, che si svolga secondo regole accettate tra uomini di medesimo ceto sociale e armati nel medesimo modo.

Solitamente il duello è estraneo alla legge, che ufficialmente lo vieta o lo tollera, ed è visto come un’azione sostitutiva della stessa legge, ritenuta assente o insoddisfacente ai fini della giustizia.

Il duello ha luogo di solito su richiesta di uno dei due contendenti, ovvero lo sfidante, per ottenere la riparazione di un’offesa che, secondo le regole cavalleresche, può essere di varia gravità.

A scelta della parte lesa, il duello può essere:

“al primo sangue”, interrotto non appena uno dei duellanti sia stato ferito dall’altro in modo lieve oppure “all’ultimo sangue” perciò sino alla morte di uno dei contendenti.

La sfida può avvenire personalmente col guanto gettato verso l’offensore, il quale a sua volta lo raccoglierà da terra se accetterà la sfida, o per interposta persona. Entro le 24 ore l’offeso invia i suoi padrini all’offensore, che già dovrebbe aver scelto i suoi. 

Chi, avendo commesso un’offesa oggettivamente riconosciuta tale dalla società, rifiuta un duello è detto “vile” mentre colui che lo accetta e poi non si presenta su campo è considerato reo di “fellonia”.

L’eventuale scelta delle armi spetta sempre all’offeso, che attraverso i padrini ne dà comunicazione all’offensore, il quale però può reclamare l’uso dell’arma. I padrini si accordano su tutte le modalità ed hanno poi il compito di verificare la funzionalità delle armi e di custodirle intonse fino all’inizio del duello.

Il duello si svolge di regola all’alba, fuori città o comunque in un luogo isolato, prestabilito per la sua riservatezza.

Secondo alcune teorie, il duello sarebbe nato in Italia e si sarebbe poi diffuso nei paesi anglosassoni, francesi ed in Spagna nel Primo Rinascimento. La frammentazione politica dell’Italia di allora rendeva la legislazione in materia di duelli decisamente eterogenea.

Il Codice Penale del Regno d’Italia, ancora nel 1930 puniva i duellanti con la reclusione fino a sei mesi e una contravvenzione, se non cagionanti danni o lesioni all’avversario.

I reati “cavallereschi” sono stati depenalizzati nel 1999, quindi attualmente il reato non consiste più nella sfida in quanto tale, ma esclusivamente nelle eventuali lesioni personali procurate, naturalmente con le attenuanti dovute all’offesa subita: di fatto il duello in cui i contendenti non riportino lesioni personali in Italia è perciò divenuto nuovamente legale.

Ordunque. Visto tutto questo, in modo non provocatorio né polemico, vi domando:

Perché in questo, ormai folle, paese certe questioni non si risolvono ristabilendo l’uso nobile ed antico del duello?

Pensate, all’alba di un gelido mattino d’autunno, il Cavalier Silvio Berlusconi da Arcore, dopo aver gettato il proprio guanto di sfida ed inviato i padrini Letta e Confalonieri, si reca sul campo, per esempio a Villa Pamphili, e con la sciabola risolve ogni sua disputa con due assalti, parata di terza, finta, affondo. “Touchè”!

Lo stesso potrebbe fare l’amico Vittorio Sgarbi con Marco Travaglio. Si danno appuntamento da gentiluomini al Gianicolo ed in punta di stocco, in controtempo ed una cavazione, Vittorio vince al “primo sangue”.

Non sarebbe tutto più semplice ed anche esteticamente accettabile?

Quanto denaro risparmiato, anche quello dei contribuenti, sperperato in annose diatribe procedurali tra carte bollate e legulei.

Il duello, tra pari e tra signori, risolverebbe tutto in semplicità e limpidezza se lo si riprendesse tra gli esempi virtuosi di cui fare uso.

Tutto verrebbe alleggerito, reso anche più accattivante per gli astanti che potrebbero magari, assistere poco lontani dal luogo dell’incontro, facendosi poi raccontare tutto dai “gazzettieri” di “Repubblica” o del “Fatto”.

Non vi piacerebbe sapere che al sorgere del sole di domani, il Professor Monti, assistito da Prodi e Fini, viene sfidato all’arma bianca da Tremonti?

So già che qualcuno, maliziosamente, spererebbe in un duello anche tra Crosetto e l’ottimo Brunetta ma questo non sarebbe cavalleresco, pertanto le insinuanti menti che hanno osato pensarlo si astengano dal rifarlo in futuro, vergognandosi.

Insomma, spero che se proprio il nuovo, prossimo, stabile governo non dovesse reintrodurre questo inclito metodo di riequilibrio della giustizia, almeno la novella rinata “Forza Italia” lo annetta tra le proprie regole, così potremmo presto vedere se e quanti “felloni” esistono ancora.

“Vive le Roi, en garde”!

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