A chi la Presidenza della Repubblica? di F. M. Agnoli

Il mondo della politica italiana è, almeno da trent’anni, un aspro mondo di lupi, che  non concede il minimo spazio alle utopie, nemmeno a quelle terra-terra, che non vanno oltre la speranza di una comune decenza, di un minimo di rispetto per i cittadini senza incarichi e protezioni di partito.

Proviamo tuttavia a chiederci quale sarebbe oggi e nei prossimi cinque/sette anni la situazione  se i partiti, invece di preoccuparsi delle ambizioni dei propri maggiori esponenti e dei giochi di potere  degli apparati, tenessero conto dei desideri e delle aspirazioni dei cittadini (questa appunto l’impossibile utopia).

Intanto a quasi cinquanta giorni dai risultati elettorali non staremmo qui a fare melina con i “10 saggi”, ma avremmo un governo già operativo se solo il Pd, invece di condizionare col peso dell’apparato le “primarie”, avesse designato candidato premier il sindaco di Firenze. Il che non significa che Matteo Renzi fosse necessariamente meglio di Bersani o di un qualunque altro  politico di qualsivoglia schieramento, ma solo che in quel momento Renzi era il candidato gradito a un’ampia maggioranza di elettori e non sgradito ad altri che pure non lo avrebbero votato per rispetto di antiche fedeltà. Del resto è appunto per questo che Renzi non sarà mai premier o lo sarà solo quando sarà gradito unicamente agli uomini della sua parte.

Grazie al vuoto a rendere del lavoro dei saggi, la situazione si ripropone per la scelta del presidente della Repubblica. Al Quirinale non salirà il personaggio (uomo o donna) che gli italiani  sceglierebbero nella pur ridotta cerchia dei papabili, ma quello più rispondente alla logica di contrattazioni che debbono lasciare l’ultima parola alla parte al momento politicamente più forte a patto di non pretendere il massimo e di concedere alle altre quanto basta per salvare la faccia.

Mentre per il governo i giochi sono di fatto chiusi, perché la melina di Napolitano ha rimesso in sella Bersani, per la presidenza non è chiaro chi nella rosa (ufficiosa) dei candidati, oltre ad avere   il gradimento del Pd, risulti non troppo indigesto agli altri partiti. Certamente nessuno dei nomi che si fanno circolare risponde ai requisiti che dovrebbe avere il presidente della repubblica se ci trovassimo in quell’utopico mondo nel quale i partiti si preoccupano della volontà dei cittadini e dell’interesse della collettività, e il ruolo di rappresentante della nazione esige che sia davvero  minima la parte di popolazione che non se ne sentirà  rappresentata. In quel mondo il Quirinale non toccherebbe a Massimo D’Alema, agli occhi di moltissimi (e poco importa se a torto o a ragione) tuttora uomo d’apparato del vecchio partito comunista, nel quale è nato e cresciuto. Nemmeno a Romano Prodi, cattolico adulto dal finto sorriso senza denti, per l’eccessiva contrapposizione polemica a Berlusconi, che durante i governi dell’uno e dell’altro, ha potentemente contribuito a dividere in due l’Italia (le stesse considerazioni varrebbero per il suo rivale storico se fosse in lizza).  Impossibile (nel mondo di Utopia, ma forse nel caso del professore bocconiano anche in quello reale) dopo i disastri del governo tecnico la presidenza di Mario Monti. Ugualmente quella di Giuliano Amato, inesorabilmente legato, soprattutto adesso, dopo quanto la Triade che governa l’Europa ha combinato a Cipro, alla furtiva introduzione notturna della sua manina sui conti correnti  degli italiani per riparare con i risparmi privati alle pubbliche malefatte. Meno che a tutti la presidenza potrebbe toccare (si parla sempre della Repubblica di Utopia, dove una carriera dall’aborto con la pompa di bicicletta  alla rappresentanza della totalità del paese sarebbe una impossibilità assoluta) a Emma Bonino, simbolo di una visione del mondo totalmente anticristiana, sicché la sua elezione sarebbe uno schiaffo a tutti i cattolici (non adulti) che credono ancora nei valori non negoziabili. Per chi ne fa una questione di genere (come oggi usa dire) il ministro Anna Maria Cancellieri potrebbe essere, quanto a gradimento popolare, il Matteo Renzi della presidenza della Repubblica, ma non siamo in Utopia e proprio come Renzi sarà accantonata.

Vi sono poi i candidati che, si dice, potrebbero uscire dalla società civile. Ma, a quanto si è visto dalle candidature alle elezioni politiche e dalle consultazioni di Bersani, i partiti italiani hanno della società civile un concetto tanto diverso da quello che varrebbe in Utopia da giustificare il timore che l’elezione al Quirinale di un rappresentante della società civile sarebbe una sciagura perfino peggiore  di quella di un uomo di partito.

Francesco Mario Agnoli

Lascia un Commento