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Grillo per sempre? di F. M. Agnoli

Per fare previsioni sul governo italiano prossimo venturo occorre  anzitutto capire se l’oggetto del desiderio di Bersani è il Movimento Cinque Stelle nel suo complesso o  invece una  pattuglia  di neo-senatori “grillini” da “scilipotizzare”. Se l’ipotesi esatta è quest’ultima l’impresa è difficile (non bastano difatti  quattro o cinque transfughi, ma almeno una ventina) e tuttavia non impossibile. Niente da fare  invece se si tratta di un’alleanza  con il M5S. Difficile dire se Bersani, che a volte dà l’impressione di un politico da bar, se ne renda conto, ma il clown Grillo (o chi per lui) sa benissimo  che l’alleanza con uno qualunque dei vecchi partiti sgonfierebbe di colpo la sua vittoriosa, ma fragilissima (come per altro tutti i prodotti dello web) creatura.

In apparenza lo tsunami del M5S ha realizzato, anche se in modo opposto alle sue aspettative, l’auspicio di Mario Monti per un superamento della vecchia dicotomia destra-sinistra e la sua sostituzione con quella conservatori-riformatori. Il risultato difatti è dovuto al confluire nello stesso  nuovo contenitore di una rilevantissima quantità di elettori schieratisi nelle precedenti consultazioni secondo gli schemi partitici tradizionali.

Tuttavia, qualunque cosa ne pensi Monti, che  in politica si è rivelato un volonteroso ma non troppo dotato apprendista, la dicotomia sinistra-destra sociologicamente e psicologicamente è tuttora viva e rigogliosa nell’elettorato italiano e, pur se attenuata dal ripudio (non necessariamente definitivo) dei vecchi partiti e dalla scelta comune di un  inedito contenitore, continua a sussistere  anche all’interno del M5S. In attesa dell’esito degli esami dell’Istituto Cattaneo di Bologna sui flussi elettorali, chiunque abbia una discreta conoscenza dell’ambiente nel quale  vive e nel quale vivono i propri figli e magari (per coprire l’arco delle generazioni con diritto di voto) i propri nipoti, può rendersi conto con sufficiente approssimazione che l’elettorato del M5S è formato per un 20-25% di autentici “grillini”, convinti della fine non solo della destra e della sinistra, ma del sistema politico quale si è realizzato in questi sessant’anni di repubblica. Il restante 75% si divide abbastanza equamente, forse con una lieve prevalenza dei primi, fra elettori di sinistra e di destra, approdati   al “grillismo” per insofferenza nei confronti degli esponenti dei loro partiti d’elezione, ma tuttora contrassegnati dalle convinzioni, pregiudizi e miti della cultura politica d’origine.

Una realtà perfettamente nota a Grillo e a Casaleggio e che  li priva  di margini di manovra per la consapevolezza che il minimo cedimento ai corteggiamenti del Pd (sarebbe lo stesso per il Pdl, ma al momento è fuori gioco) provocherebbe la ribellione e, in  tempi brevissimi, l’abbandono di una buona metà se non dei loro eletti (questi sembrano provenire in larga maggioranza da ambienti prossimi alla sinistra) dei loro elettori.

Di qui il rifiuto, tanto più sprezzante quanto più necessitato, a tutte le sollecitazioni e seduzioni messe in campo da Bersani e anche l’obbligo del silenzio e di totale chiusura verso l’esterno (non  solo esponenti di partito, ma anche giornalisti della televisione e della carta stampata) imposto ai propri neo-parlamentari. Difatti, se Grillo e Casaleggio debbono essere impenetrabili a qualunque sollecitazione, lo stesso non è necessariamente vero per i loro seguaci eletti dal popolo alla Camera e al Senato e che l’art. 57 della Costituzione (ora rispolverato e invocato da quegli stessi che per più di mezzo secolo lo avevano sepolto sotto la disciplina di partito) autorizza anzi obbliga a rappresentare la Nazione e ad esercitare le loro funzioni “senza vincolo di mandato”.

Il varo di un governo che si reggesse sulla fiducia di transfughi “grillini” non  provocherebbe  il crollo del M5S come l’alleanza invocata da Bersani, ma ne minerebbe comunque il peso politico e, alla lunga (neanche tanto), ne metterebbe in dubbio la sopravvivenza.

Le profezie politiche sono difficili e a rischio smentita, ma il M5S non è o non è ancora l’invincibile corazzata che molti sembrano credere. Esistono concrete possibilità che la sua navigazione entri in collisione nel giro di non molti mesi con uno dei tanti scogli (elezione presidenti delle Camere e della Repubblica, e, soprattutto, elezioni amministrative) che si profilano minacciosi all’orizzonte.

Francesco Mario Agnoli

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