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Archivio di dicembre 2015

 

IDENTITÀ EUROPEA

PORGE A TUTTI GLI AUGURI PER UN FELICE NATALE

 

 

NEGOTIATING THE CATALAN INDIPENDENCE. di Ada Mullol

The Spanish general elections have been held on December 20th, in the middle of an excited Catalan political landscape, with the electoral victory of separatists in Catalonia on September 27th but still without an established government. The negotiations that will follow the fragmented results of the Spanish elections, in parallel with the unprecedented long-lasting process of electing a Catalan president, will affect decisively the separatists struggle for independence in the upcoming months.

Catalonia is facing a major challenge since the separatist movement got a clear majority in the Catalan Parliament in the elections on September 27th, 2015 –72 seats out of 135. From those seats, 62 were from the coalition Junts pel Sí (Together for the Yes), and 10 from the CUP, an anti-capitalist party. However, almost three months later, there is still no agreement to establish a Catalan government. The CUP party has been consistently opposing to reelect Artur Mas, and the two blocks are still stuck on negotiations. If it does not change, Catalonia could face new elections on March 2016. September elections came after a long process through which the separatist movement has been gaining strength and decisiveness. The turning point of the process was when Artur Mas’ government elected in 2010 started to get involved in the separatist movement. During the last years, the demonstrations on September 11th, the National Day of Catalonia or Diada, have turned to massive calls for the Catalan people’s right of self-determination and, eventually, for independence –the demonstration on 2015 reached between 1.4 and 2 millions of people.
It is believed that the Spanish constant blocking of any Catalan executive’s call for dialogue regarding self-determination has increased greatly the feeling of alienation from Spain among Catalans. This was clear after November 9th, 2014, when Catalans voted in an informal referendum on whether they wanted Catalonia to become an independent state. That consultation was substantially different from the referendum on independence Scotland held on September 18th, as the Spanish government did not allow a referendum, and even filed two appeals to the Constitutional Court. Despite that, a “participative process” was proposed, enhanced by civil society organizations and carried out through the participation of volunteers, although its results would have no political consequences. More than 2.3 million people, out of the 6 million Catalans in the electoral census, voted in this consultation, 80.9% of whom stated they wanted Catalonia to become an independent state. This voting process faced strong criticism, due to the lack of political legitimacy that a real referendum would offer. Nonetheless, it was conceived as a preliminary consultation whose results would be validated through the elections for the Parliament of Catalonia in which independence was the central issue on debate. In September 27th elections the separatists won again, but so far they have failed to establish a stable government to lead the country in the upcoming months.
In this complex Catalan political landscape, Spanish elections have been followed with special attention from the northeastern region, as the Spanish positioning towards the Catalan issue will affect future negotiations between the two newly elected governments. These elections have shown an unprecedented fragmentation, breaking with its traditional bipartidism between the right-wing party PP and the leftist PSOE. The spectrum has become divided into four main parties –the former ruling party (PP), with 123 seats out of 350 in the Congress; the socialists PSOE, with 90; and two new parties entering strongly in the chamber, the leftist Podemos, with 69 seats, and the right-wing Ciudadanos, with 40. None of them has achieved an absolute majority –176 seats– to elect a Spanish President, but two main coalitions could be considered. First, a unionist coalition among PP and PSOE, which is unlikely. Second, a coalition of leftist parties –PSOE and the newly empowered Podemos, that would need further support from smallest parties, such as the Catalan separatists, which is also unlikely. Ciudadanos, on the other side, has stated that it will not support PP’s leader Mariano Rajoy as President. Leggi il resto di questo articolo »

LA N.A.T.O.: STORIA DI UNA DISCUSSA ORGANIZZAZIONE. di Nicolò Dal Grande

La bandiera della N.a.t.o.

Le recenti dinamiche internazionali hanno visto l’improvviso divampare della crisi Diplomatica russo-turca. Il clamoroso quanto inaspettato abbattimento di una caccia russo da parte dell’aviazione turca ha portato sullo scenario globale il rischio di una nuova guerra; da un lato la Turchia accusante le forze russe di invadere il proprio spazio aereo durante gli attacchi diretti alle postazioni del cosiddetto “Stato islamico”, dall’altro il diniego della Russia, che a sua volta sottolinea il presunto traffico petrolifero siglato tra turchi ed Isis; Ankara accusa la Russia di attaccare non solo il califfato ma anche i cosiddetti “ribelli moderati” per favorire Assad nel suo tentativo di mantenere il potere in Siria, Mosca replica sostenendo gli appoggi di Ankara al califfato per abbattere il presidente siriano per i propri fini.

Qualunque sia la verità sugli avvenimenti, il rischio di un conflitto su ampia scala, per quanto remoto, è pur sempre reale. Non a caso su questo spauracchio sembra puntare la Turchia; non è un caso che il governo di Ankara, dopo l’incidente del 24 Novembre, abbia contatto il comando N.a.t.o. anziché il governo di Mosca, che si attendeva delle scuse ufficiali. Membro integrante del “patto atlantico”, la Turchia avrebbe pieno titolo, se attaccata, ad invocare l’articolo 5 secondo il quale ogni paese membro dell’alleanza atlantica dovrebbe obbligatoriamente intervenire al fianco dell’alleato aggredito. Se dunque la Russia decidesse per un’aggressione armata contro la Turchia, dagli U.s.a. all’Italia, ben ventotto Stati sarebbero tenuti a scendere militarmente al fianco turco, dando inizio ad un conflitto su scala mondiale.

Il rischio concreto di una guerra e le dinamiche causanti hanno spinto una grossa componente dell’opinione pubblica a rispolverare una vecchia ma attuale polemica, ovvero dell’utilità e la necessità nel mantenere attiva la N.a.t.o.; numerosi sono coloro che sostengono la necessità dello scioglimento dell’alleanza atlantica, giudicata antistorica e ormai priva dei propri scopi originali. Leggi il resto di questo articolo »

SIONISMO CRISTIANO. di A. Buela

En un muy buen artículo publicado por Eladio Fernández bajo el título de Evangélicos cristianos, secta financiada por Israel y Washington en donde aparece una foto de Netanyahu hablando en un congreso evangélico, afirma que: Los evangelistas cristianos acumulan una historia de grupo político mas que religioso. Su vínculo con la AIPAC (lobby hebreo) y el potente lobby gay es indiscutible, como herramienta político social, más que religiosa. La inversión en España es notable, y se multiplican por dos en tan solo diez años. Las iglesias evangélicas son un sistema similar al usado por la Cia para infiltrar sus ONGs como sistema de penetración ideológica unilateral, que maneja conciencias despistadas.

Lo que no dice el artículo es que el evangelismo cristiano norteamericano para actuar así encuentra su apoyo y su basamento en el denominado “sionismo cristiano”. Sí, aunque a primera vista aparezca como una contradicción flagrante, se instaló desde hace años un gran movimiento sionista cristiano en el seno de las iglesias evangélicas. A nosotros esto nos suena raro porque por esto pagos del asunto ni se habla. Por eso vamos a intentar explicarlo

Como consecuencia de la Reforma protestante se impuso el método literal de interpretación de las escrituras que vino a reemplazar a los métodos alegóricos, analógicos y hermenéuticos practicados por el catolicismo Así cuando el texto bíblico realiza promesas a Israel estas son interpretadas como realizadas al Estado de Israel actual y no a la Iglesia como pueblo de Israel o Israel espiritual. Leggi il resto di questo articolo »

Lettera della Guida della Rivoluzione Islamica a tutti i giovani nei paesi occidentali.

Col Nome di Dio Clemente e Misericodioso

A tutti i giovani nei paesi occidentali

 

Seyyed 'Ali Khamenei

I recenti amari eventi di cieco terrorismo avvenuti in Francia mi hanno spinto nuovamente a rivolgermi a voi giovani. È per me spiacevole che siano questi eventi a creare un’occasione per parlare, ma la verità è che se le sfide dolorose non creano un’opportunità di dialogo e scambio di opinione, le conseguenze negative si raddoppieranno.

Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose di per sé e per gli altri esseri umani: la scena di un bambino che vede la morte dei suoi più cari di fronte ai propri occhi, quella di una madre che vede svanire in pochi secondi la felicità della propria famiglia, quella di un marito che tiene in braccio il corpo inanime della moglie oppure quella di una persona che non sa che nei momenti successivi vedrà gli ultimi istanti della propria vita, sono tutte scene che scuotono i sentimenti e le emozioni di qualsiasi essere umano. Chi possiede un minimo di amore e umanità si rattrista e addolora vedendo queste scene in Francia, in Palestina, in Iraq, in Libano e in Siria.

Un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini. La questione è però che se le sofferenze di oggi non ci spingono a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno a meri amari e inutili ricordi. Sono certo che soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sicuri sentieri per costruire il futuro e ostacolare le deviazioni che hanno condotto l’Occidente nella situazione in cui si trova oggi.

È vero che oggi il terrorismo è il dolore comune tra noi e voi, ma dovete sapere che l’insicurezza e l’angoscia che avete sperimentato nei recenti eventi possiedono due importanti differenze rispetto alle sofferenze che hanno provato in tutti questi anni il popolo iracheno, yemenita, siriano e afghano: la prima è che il mondo islamico da lungo tempo e su larga scala è vittima della violenza e dello spargimento del terrore, e la seconda è che purtroppo queste violenze sono state sempre, in modi differenti ed ‘efficaci’, sostenute da alcune grandi potenze. Sono ormai pochi a non conoscere il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaeda, dei Taliban e del loro malvagio seguito. Accanto a questo sostegno diretto, i sostenitori noti ed espliciti del terrorismo takfiri – nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati – sono stati sempre tra gli alleati dell’Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi. Questo atteggiamento iniquo dell’Occidente contro i movimenti di risveglio nel mondo islamico è un esempio chiaro delle contraddizioni della politica occidentale. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

Nella Messa mattutina, il Papa afferma che “le persecuzioni sono pane quotidiano della Chiesa”[...]

SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

Lo riferisce La Croce quotidiana.it., adesso c’è anche un programma, ispirato alla Dottrina soci[...]

LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

A botta calda e fumi ancora in aria. Mentre i canali radio bollono di analisi approssimative e di [...]

CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
dicembre: 2015
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