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Archive del 9 ottobre 2015

LA COLPA DELLA RUSSIA. di Francesco Mario Agnoli

 

Vladimir Putin, 63 anni, e Barak Obama, 54 anni.

L’ambasciatore Guido Lenzi sul numero Luglio-Settembre 2015 di “Libro Aperto” si pone il problema della responsabilità degli attuali cattivi rapporti fra Russia e Europa o forse, più esattamente, tra Russia e occidente euro-americano, come lui stesso lo definisce. Un occidente che nel corso dell’articolo (“Con la Russia c’eravamo tanto amati…”) fa spesso capolino, anche nelle vesti della Nato, dietro le spalle dell’Europa.
Lo scritto si apre col rammarico di “un ritorno delle antiche impostazioni antagonistiche proprie della visione realistica invece che di quella idealistica, collaborativa , dei rapporti internazionali”. Per l’ambasciatore la responsabilità di questo ritorno è tutto della Russia, anzi della Russia di Putin, perché, se è sua opinione che la visione idealistica non possa fare a meno della Russia, quest’ultima, dopo le aperture di Gorbaciov, di Eltsin e del primo Putin, “ha purtroppo recuperato l’antico suo manto nazionalista. In un messianesimo che da rivoluzionario è diventato reazionario”. Dopo avere sollecitato la collaborazione dell’Occidente, in nome “degli interessi comuni dell’umanità” e della necessità della ricostruzione di una “casa comune”, la nuova Russia, “incapace di riformarsi per adattarsi al corso degli eventi mondiali, ha invece poi finito coll’auto-emarginarsi, in un istinto difensivo, diventato aggressivo”.
Dal nostro punto di vista nel ragionamento dell’ambasciatore, che evidentemente crede nel corso della Storia nel senso di un suo progressivo sviluppo necessariamente in positivo (la Russia difatti si sarebbe “auto-emarginata dal corso della Storia nella sua configurazione post-moderna” e Putin non sarebbe in grado “di tenere il passo con l’andamento della Storia”), vi è una pecca di fondo, convinti come siamo che non esistano né “le sorti magnifiche e progressive”, di cui parla con malinconico sarcasmo Giacomo Leopardi, né un ineluttabile corso della storia. La storia è quale la fanno gli uomini con le sue svolte, le sue imprevedibili deviazioni, i suoi ritorni, i suoi colpi a sorpresa sicché la configurazione post-moderna del corso cui fa riferimento il Lenzi è semplicemente quella elaborata a Washington quando si illudeva all’inizio di un mondo unipolare e del secolo (o del millennio?) americano. Del resto proprio a Washington si era creduto, con la teoria della fine della storia, che questo corso avesse raggiunto la quiete del suo sbocco finale nel mare piatto della democrazia liberal-liberista. La Cina, il mondo musulmano, forse più di ogni altro la Russia si sono incaricati di smentirlo. Leggi il resto di questo articolo »

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