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Archivio di ottobre 2015

Sul Giorno di Ognissanti e sul Memoria dei nostri defunti. di Franco Cardini

DOMENICA PROSSIMA, PRIMO NOVEMBRE, FESTEGGEREMO LA SOLENNITA’ DI OGNISSANTI. IL GIORNO SUCCESSIVO, 2 NOVEMBRE, SARA’ QUELLO DEDICATO ALLA MEMORIA DEI NOSTRI DEFUNTI.
RIPRENDIAMO CON FORZA E SEGUIAMO CON FEDELTA’ QUESTA SECOLARE TRADIZIONE GIA’ AVVIATA OLTRE UN MILLENNIO FA DAI MONACI DI CLUNY PER OBLITERARE CON UN PROVVEDIMENTO ACCULTURATIVO LA FESTA CELTICA D’AUTUNNO DEDICATA AGLI ANTENATI.
OPPONIAMOCI CON OGNI MESSO ALLA SQUALLIDA CARNEVALATA MACABRA CHE NEGLI ULTIMI ANNI CI E’ PIOMBATA ADDOSSO RIMBALZATACI DALLE USANZE DEI CONTADINI PROTESTANTI AMERICANI EREDI DI UN MALINTESO: DIFATTI NELL’INGHILTERRA DEL XVI SECOLO I FEDELI, PRIVATI DALLA RIFORMA DEL CULTO DEI SANTI, TORNARONO ALL’INIZIO DI NOVEMBRE ALLE ANCESTRALI CELEBRAZIONI DEGLI ANTENATI, NELLE  QUALI PERO’ A CAUSA DEI LUNGHI SECOLI DI CRISTIANIZZAZIONE NON POTERONO EVITARE D’IMMETTERE UN CONTENUTO DEMONICO CHE SNATURO’ IL CARATTERE SACRALE DELL’ANTICA FESTA PAGANA. QUESTI LE ORIGINI, IL SIGNIFICATO, LA NATURA DI HALLOWEEN.
OPPONIAMOCI A UNA CARNEVALATA AMERICANA OBIETTIVAMENTE OSCENA E BLASFEMA.
FATE PASSARE QUESTO MESSAGGIO SOPRATTUTTO NELLE PARROCCHIE E NELLE SCUOLE.
OGGI MOLTI PARLANO, SPESSO A SPROPOSITO, DI RADICI, D’IDENTITA’ E DI TRADIZIONE.
NELLA LOTTA ALLA RIDICOLA “FESTA” DI HALLOWEEN ABBIAMO UN’OCCASIONE PER RIAFFERMARE APPUNTO LE NOSTRE RADICI, LA NOSTRA IDENTITA’, LE NOSTRE TRADIZIONI.
FRANCO CARDINI

ROMA E MADRID. AGENTI NEGOZIATORI IN DUE CORTI EUROPEE, SECOLI XVI-XVII. Roma, 4 novembre 2015.

Vittore Carpaccio, "Commiato degli ambasciatori", 1495

L’idea creata dalla storiografia di sovrani lontani dai loro vassalli e “assenti” dai loro regni può essere contestata o, per lo meno, sfumata se teniamo conto del gran numero di agenti negoziatori che risidievano quasi in modo permanente nelle corti dei sovrani per rappresentare gli interessi dei nobili, delle città e dei regni. Questi agenti generavano una corrispondenza che metteva in connessione con regolarità la corte con i vassalli. I casi di Roma e di Madrid nei secoli XVI e XVII aiutano a comprenderé meglio l’ossatura política della Monarchia ispanica e del papato a partire da concetti che negano o riducono l’assenza o la distanza, grazie all’attività degli agenti negoziatori.

Direttore: Matteo Sanfilippo (Università degli Studi della Tuscia, Viterbo)

Coordinatore: Rafael Valladares (EEHAR-CSIC)

Partecipano:

Antonio Álvarez-Ossorio Alvariño (Universidad Autónoma de Madrid): “I Regni nella Corte: ambasciatori e agenti provinciali a Madrid nell´età di Carlo II”. Leggi il resto di questo articolo »

Presentazione della prima edizione italiana di Tibetan Painted Scrolls. Bologna, 7 novembre 2015

 

Frodo, l’Anello e la Via della Croce. di Isacco Tacconi*

Dopo la precedente introduzione dedicata alla persona di John Ronald Reuel Tolkien cominciamo ora questo nostro viaggio prendendo in esame il piccolo-grande protagonista del Signore degli Anelli: Messer Frodo Baggins.

Anzitutto dobbiamo rilevare come questo personaggio non si possa realmente comprendere, né d’altra parte avrebbe senso, se non in relazione al protagonista “implicito” del libro: l’Anello. La vita di Frodo difatti è intrecciata all’esistenza dell’Anello e tutto il suo ruolo si svolge e si esaurisce in riferimento ad esso. Vedremo, perciò, come l’Unico Anello sia anch’esso un vero e proprio “personaggio”.

Ma perché l’oggetto che tiene in scacco tutti i personaggi del libro, Sauron incluso, è un “anello”? Perché mai Tolkien ha scelto proprio questo oggettoe non un altro come punto focale e catalizzatore di tutto il suo racconto? Certamente il riferimento letterario a Sigfrido e alla saga dei Nibelunghi che il dotto professore di Oxford conosceva molto bene è indubbio, ma il valore simbolico e il ruolo dell’Anello è troppo profondo e centrale per poter essere soltanto una citazione dotta o una mera “copia” delle epopee nordiche.

Bisogna notare, infatti, che caratteristica dell’Unico Anello è il suo influsso sulla volontà di coloro che vi entrano in contatto. La forza attraente dell’Anello su tutti coloro che lo guardano è paragonabile alla forza attraente che i beni finiti, ossia il piacere sia intellettuale che sensibile, esercitano sulla volontà dell’uomo; in altre parole l’azione che l’Anello, non a caso chiamato “del potere”, svolge per conto dell’Oscuro Signore è la “tentazione”. Al pari della tentazione al peccato, l’Anello si “adatta” alla dimensione della mano di colui che ne entra in possesso o meglio in contatto giacché, in realtà, nessuno è “padrone” dell’Anello neppure Sauron che ne è l’autore. Al contrario si potrebbe dire che l’Anello diventa il padrone di colui che lo usa schiavizzandolo, allo stesso modo in cui il peccato, liberamente commesso dall’uomo, lo rende schiavo del peccato come dice San Paolo. La triste storia dell’hobbit Smeagol divenuto la spregevole creatura Gollum ne è l’esempio più drammatico. Leggi il resto di questo articolo »

Inaugurazione mostra espositiva “Gli italiani di Crimea”. Teramo, 24 ottobre 2015

 

Presentazione Sala Espositiva Comunale via Palma a Teramo, sabato 24 ottobre, ore 18.30.  Una pagina di storia delle Due Sicilie e dell’Italia strappata per troppo tempo… “La piccola migrazione di qualità verso la Crimea, prima del 1861, fu sollecitata dagli emissari zaristi alla famiglia Borbone, poiché il Regno delle Due Sicilie rappresentava per essi il meglio nell’agricoltura, nell’artigianato e nella pesca: infatti, agricoltori, pescatori e artigiani di qualità vennero invitati in Crimea allo scopo d’insegnare ai sudditi dello Zar l’arte della pesca, della navigazione, l’agricoltura e la manifattura ed il Regno delle Due Sicilie decise di aprire il consolato di Kerc per coadiuvarli in loco. La grande migrazione verso la Crimea, dopo il 1861, fu causata dall’impoverimento dei territori del Regno delle Due Sicilie, dovuto all’invasione piemontese, caratterizzata dal trasferimento di migliaia e migliaia di famiglie, provenienti soprattutto dalla Puglia, dalla Campania, dall’Abruzzo e dalla Calabria, che si concentravano soprattutto nelle città costiere come Kerc: tra di esse non vi erano solo agricoltori, artigiani e pescatori, ma anche musicisti, avvocati, architetti, medici e scrittori. Sorse, così, una grande e prospera comunità nella penisola del Mar Nero, la cui bellezza è facilmente desumibile da un detto russo che riassume il meglio del mondo così: “Crim e Rim”, Crimea e Roma (… e poi puoi pure morire). La comunità crebbe, generò una solida economia, si fece apprezzare e suscitò anche invidia. La rivoluzione bolscevica segnò l’inizio della fine, con la fuga precipitosa di migliaia di persone verso la penisola italiana e l’espropriazione dei loro beni: addirittura sino al 1920, anno in cui la Crimea cadde interamente nelle mani dei bolscevichi, il Generale Wrangel a capo dell’Armata Bianca di Crimea aveva organizzato la fuga di 150.000 profughi, passando per Costantinopoli. La collettivizzazione forzata degli anni ‘20 costrinse quelli che vollero rimanere a consegnare tutti i loro beni al Kolchoz denominato “Sacco e Vanzetti”, soffrendo finanche la fame. La Comunità rimasta fu pesantemente colpita anche dalle Purghe staliniane, iniziate nel 1935, attraverso fucilazioni e deportazioni. Nel 1942, la stessa fu interamente deportata nei Gulag del Kazakistan (soprattutto in quello di Karaganda): in pochi si salvarono dalla deportazione; nella sola Kerc, su circa 2.000 deportati, vi fecero ritorno in soli circa 200. Quelle famiglie avevano conservato, fossilizzato, perché “lingua” di una minoranza etnica, il loro dialetto, che nella patria d’origine evolveva con i tempi, diventando altro.  Ci fu chi la studiò (un dotto prelato ne trasse un vocabolario e una ricerca di grande spessore: “Della lingua dei pugliesi di Crimea”). Ma quei nostri emigrati furono comunque dimenticati; al punto che mentre tutte le altre minoranze etniche di Crimea martirizzate da Stalin erano state riconosciute come vittime della repressione, grazie al lavoro diplomatico dei loro Paesi di partenza, l’unica esclusa era quella italiana, a riprova di quanta attenzione prestino i nostri governi e le nostre rappresentanze diplomatiche (con poche, ma non decisive eccezioni) ai connazionali all’estero. La vicenda di quella comunità è stata meritoriamente ricostruita da Stefano Mensurati e Giulia Giachetti Boico, presidente dell’associazione Cerkio con sede a Kerc.  Dalle loro ricerche sono nati due libri pubblicati sul genocidio dimenticato degli Italiani di Crimea dall’editore Settimo Sigillo e scritti a quattro mani con il Professor Giulio Vignoli dell’Università di Genova, la mostra ed il catalogo che oramai girano tutta la penisola grazie all’impegno anche dei discendenti italiani come il sottoscritto (per parte materna Zingarelli, emigrati da Bisceglie alla fine dell’ottocento e ritornati all’epoca della rivoluzione bolscevica) e soprattutto della Onlus l’Uomo Libero e della Libreria Editrice Goriziana. Leggi il resto di questo articolo »

“IL RICORDO DI MATTEO RICCI RIAFFERMI L’IMPORTANZA DEL DIALOGO TRA CULTURE E RELIGIONI”.*

Padre Matteo Ricci (1552-1610)

Telegramma di Papa Francesco in occasione del Convegno internazionale “Nuove prospettive negli studi su Padre Matteo Ricci”, dal 21 al 23 ottobre a Macerata
Un grande apprezzamento “per l’iniziativa volta ad approfondire l’opera missionaria e l’attività culturale dell’illustre maceratese” Matteo Ricci, “amico del caro popolo cinese”. Lo esprime Papa Francesco, in un telegramma – a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin – indirizzato al vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, monsignor Nazzareno Marconi, in occasione del Convegno internazionale “Nuove prospettive negli studi su Padre Matteo Ricci”, promosso dal 21 al 23 ottobre dall’Università degli Studi e dall’Istituto Confucio di Macerata.
Il Papa – si legge nel testo riportato dal Sir – auspica “che il ricordo di così zelante uomo di Chiesa, attento ai mutamenti sociali e impegnato nel tessere rapporti tra cultura europea e quella cinese, riaffermi l’importanza del dialogo tra culture e religioni nel rispetto reciproco e in vista del bene comune”. Con tali sentimenti, Francesco “invoca ogni buon esito ai lavori congressuali e invia agli organizzatori, ai relatori ed ai presenti tutti il suo benedicente saluto”.
La tre giorni, a cinque anni dalle celebrazioni del 2010 per il 400° anniversario della morte del missionario maceratese, intende accogliere ricercatori provenienti dalla Cina, dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Città del Vaticano, 21 Ottobre 2015

Identità Europea ringrazia il sito Zenit.org

SE LA RABBIA DIVENTA SPIRALE DELL’ODIO. di Franco Cardini

Benjamin Netanyahu

Temo che ormai si possa solo temere il peggio, almeno nei prossimi giorni. Ma, questo è il punto, il peggio di che cosa, il peggio rispetto a che cosa?
Tutto il Vicino Oriente appare ormai in preda alla destabilizzazione: e non si fa purtroppo del complottismo o della “dietrologia” se accordiamo credito, sia pur con tutta la prudenza del caso, all’ipotesi che dietro al gravissimo attentato di Sichem/Nablus (Samaria) vi sia un’attenta regia: e che molte altre attente regie, parallele o concomitanti o avversarie rispetto ad essa, stiano lavorando. Diverse e magari opposte nei “segni” tattico-strategici che le animano, convergenti purtroppo nello scopo. Che è l’escalation d’uno scontro i coprotagonisti del quale sono molteplici: le forze palestinesi dell’Olp di Abu Mazen e di Hamas, tra loro contrapposte; il governo di Netanyahu e i servizi, che non sembrano reciprocamente concordi; il variopinto panorama degli jihadisti che soffiano sul fuoco; e magari, in disparte ma non troppo, perfino i principati sunniti della penisola arabica e l’Iran. Un gran bel puzzle, forse un cocktail esplosivo.
Nella notte di venerdì scorso, 16 ottobre, un centinaio di palestinesi tutti o quasi giovani hanno dato l’assalto a colpi di Molotov al piccolo ma veneratissimo santuario della “tomba del patriarca Giuseppe” (lui, il Sognatore, quello del romanzo di Thomas Mann) a Sichem in Samaria, nell’area centrale dei cosiddetti “territori occupati”, tra Galilea a nord e Giudea a sud. Gli arabi chiamano quella località Nablus: vi sorge il santuario detto “del pozzo di Giacobbe”, veneratissimo anche dai pellegrini cristiani fino dal IV secolo. La Samaria, un’area densamente popolata da palestinesi molti dei quali cristiani, era stata tra Anni Sessanta e Anni Settanta area di duri scontri ed era difficilissimo per turisti e visitatori l’accedervi: ma, negli ultimi tempi, al situazione sembrava essersi avviata verso un maggiore equilibrio. Al rogo di un santuario ebraico, ch’era però mèta di venerazione condivisa anche per cristiani e musulmani (come tanti altri luoghi d’Israele e di Palestina: la tomba di Rachele presso Betlemme, quella di Samuele presso Emmaus, i sepolcri dei patriarchi a Hebron e così ) si sono aggiunti altri gravi episodi a catena, che hanno fatto altre vittime. Leggi il resto di questo articolo »

“Ripresa sì, ripresa no, questo è il dilemma! Cronaca di una economia stagnante”. Pianezza, 23 ottobre 2015

XVIII COMMEMORAZIONE DEI SOLDATI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE CADUTI NELLA BATTAGLIA DEL VOLTURNO DEL 1 – 2 OTTOBRE 1860. Capua, 17 ottobre 2015

 

XVIII COMMEMORAZIONE DEI SOLDATI

DEL REGNO DELLE DUE SICILIE
CADUTI NELLA BATTAGLIA
DEL VOLTURNO DEL 1 – 2 OTTOBRE 1860


CAPUA

SABATO 17 OTTOBRE 2015

 

PROGRAMMA


PRIMA PARTE
ore 9,30: Cimitero di Capua
Visita presso il Cimitero cittadino alle tombe degli ufficiali colà sepolti.
ore 11,00: Chiesa dei S.S. Rufo e Carponio
S. Messa in suffragio dei Soldati del Regno delle Due Sicilie caduti nella
Battaglia del Volturno del 1 – 2 ottobre 1860 (C.so Gran Priorato di Malta, 15). Leggi il resto di questo articolo »

XI FORUM DELL’EUROREGIONE AQUILEIESE LE NUOVE FRONTIERE D’EUROPA DALLA GEOPOLITICA ALL’ECONOMIA. Udine, 23 ottobre 2015

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE MITTELEUROPA
VI INVITA AL

XI FORUM DELL’EUROREGIONE AQUILEIESE
LE NUOVE FRONTIERE D’EUROPA
DALLA GEOPOLITICA ALL’ECONOMIA 

Udine – 23 ottobre 2015
CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA  – Sala Valduga
Piazza G. Venerio 8 – Udine



IL PROGETTO

I temi trattati nei forum 2013 e 2014 sono stati premonitori degli eventi verificatisi nei mesi seguenti, complice anche un’ accelerazione della storia di fronte alla quale molti analisti si sono dimostrati sorpresi e impreparati. Abbiamo ricordato come nel 1957, anno di sottoscrizione del trattato di Roma, l’Europa fosse costituita da 33 Stati, divenuti, ad oggi, 48. Siamo consapevoli di quanto tale proliferazione non appaia esaurita. Un processo inatteso quanto repentino, determinato dal definitivo tramonto dei totalitarismi del XX secolo. A fonte di ciò, rivestono sempre più importanza macro-aree (danubiana, baltica, adriatico-ionica, alpina) e euro-regioni. Questa metamorfosi epocale viene percepita da un lato con il timore di una frantumazione continentale, dall’altro come una ricomposizione europea determinata dal superamento dello Stato nazionale ottocentesco e dal riemergere di reali identità e culture dei popoli. Appare evidente che in un simile contesto, sovranità, poteri ed equilibri (politici, economici, finanziari), come pure i rapporti di forza e le aree d’influenza siano destinati ad una revisione e riassetto. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

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SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

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LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

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CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
ottobre: 2015
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