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Archivio di settembre 2015

LA RIFORMA DEL SENATO E IL PARTITO DELLA NAZIONE. di Francesco Mario Agnoli

Dopo l’accordo intervenuto con i dissidenti della minoranza interna del Pd sembra ormai certo che il presidente del consiglio riuscirà a portare in porto, sostanzialmente nei termini da lui voluti, la riforma del Senato, anche senza il soccorso delle truppe cammellate verdiniane e dei sempre più numerosi transfughi di Forza Italia, tutti ansiosi di acquistare benemerenze per salire sul carro del vincitore (futuro partito della nazione). Si è in presenza di accordi e convertiti, palesi ed in pectore, così volonterosi e numerosi che, se non fosse per gli ostinati di Lega e M5S, potrebbero addirittura fare venire meno la necessità di una definitiva approvazione della riforma attraverso il referendum popolare ripetutamente evocato da Renzi a dimostrazione del suo rispetto per la volontà dei cittadini, e che è escluso dall’art. 138/3° comma della Costituzione quando la legge di revisione costituzionale “è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna della Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.
Probabilmente, con l’improntitudine che si ritrova, lo avrebbe fatto in ogni caso, ma la pacificazione all’interno del partito ha consentito a Matteo Renzi, sempre attentissimo alla promozione della propria immagine, di sfruttare in pieno l’occasione del viaggio negli States e all’ONU per assicurare i rappresentanti politici dell’universo mondo che grazie alla sue riforme l’Italia sarà ben presto leader in Europa. Difatti la riforma delle riforme è fin dal progetto formulato all’inizio del suo mandato governativo quella portata dal disegno di legge costituzionale S. 1429: “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”. Leggi il resto di questo articolo »

IMMIGRAZIONE E RITORNO ALLE FRONTIERE. L’UE VARA IL PIANO. di Claudio Giovannico.

Negli ultimi mesi l’Europa si è trovata di fronte alla dura prova dell’emergenza immigrazione, come, forse, mai prima d’ora. Il proposito di giungere alla formazione di politiche comuni in materia d’asilo è divenuto sempre più un’urgenza nell’agenda europea e la strategia a lungo termine, tracciata lo scorso maggio dalla Commissione Ue, di fronte alla crisi dei rifugiati, ha dovuto cedere il passo ad azione prioritarie da portare a termine nell’immediato.
Oltre tutto, l’esplosione dei flussi migratori e l’incongruenza delle regole di accoglienza in un quadro di governance comunitaria deficitaria, hanno condotto alla concreta messa in pericolo di uno dei pilastri dell’integrazione europea: l’area Schengen.
Nelle passate settimane si è assistito al continuo avvicendarsi di decisioni, prese da parte di alcuni Stati membri dell’Ue, relative alla reintroduzione dei controlli, sebbene temporanei, alle proprie frontiere. In particolare, la scelta in tal senso del governo tedesco ha comportato un vero e proprio effetto domino, a cui ha fatto immediato seguito l’adozione di medesime misure in Austria, Slovacchia, Olanda e Ungheria e di recente altresì in Slovenia e Croazia, sebbene quest’ultima non si possa ancora ritenere ufficialmente nell’area Schengen [1]. Invero, in caso di emergenza o situazioni eccezionali, è possibile reintrodurre, previa informazione a Bruxelles, i controlli obbligatori alle frontiere interne per un massimo di 30 giorni [2]. Ciò nonostante, dietro al comportamento posto in essere dalla Germania si scorge facilmente la volontà del governo tedesco di subordinare la sopravvivenza di Schengen alla condivisione di una politica migratoria. Un vero e proprio aut aut rivolto a quei Paesi dell’Unione che non sembrano intenzionati ad accettare il sistema d’accoglienza proposto da Bruxelles. Tali contrasti interni all’UE hanno, così, avuto come risultato una prima bocciatura del piano della Commissione sull’immigrazione, presentato al Consiglio straordinario Affari Interni lo scorso 14 settembre, e il sorgere di tensioni nell’Est dell’Europa, soprattutto nei Balcani. Leggi il resto di questo articolo »

GERMANIA: ARMI NUCLEARI E SPIRALI DEL SILENZIO. di Marcello Ciola

Altre testate nucleari in Europa. Fonti tedesche dicono che 20 nuove armi nucleari saranno portate sul suolo tedesco e probabilmente su quello italiano. La stampa internazionale è unita su un unico sentimento: l’indignazione (tanto caro alle società odierne, capaci di indignarsi per qualsiasi cosa ma di reagire su niente). Ciò su cui si è divisa è il soggetto verso cui ha dispensato questo sentimento: pochi giornali hanno riservato la loro indignazione per gli Stati Uniti e molti per la Russia e la sua reazione giudicata “aggressiva”. Prima però di passare all’analisi politica e trarne le dovute conclusioni, bisogna passare attraverso due fasi di analisi altrettanto importanti: quella tecnica e quella giuridica.

Fase tecnica. Si incorre spesso nell’errore di classificare tutti gli ordigni nucleari in maniera uguale, quando, invece, vi sono classificazioni generali e specifiche tecniche che differenziano molti tipi di arma nucleare. Ciò che sarà dispiegato[1] in Germania sarà una versione aggiornata del B61, la M12. Per il lettore inesperto, questo può non significare nulla, per cui è utile dare una ulteriore spiegazione: il B61 è una bomba termo-nucleare all’idrogeno a impiego prevalentemente tattico (ma modificabile per un impiego strategico)[2] e la sua versione M11 (come anche la M12) è utile per distruggere grandi basi militari sotterranee e ben protette, innescandosi solo dopo essere affondata una decina di metri nel sottosuolo[3]. Questo genere di ordigno è stato creato per essere soprattutto aviotrasportato da jet supersonici. La versione M12 è stata creata sostanzialmente per rendere l’ordigno utilizzabile dal cacciabombardiere multiruolo F-35[4] ma ne è stata migliorata anche la capacità di precisione e penetrazione oltre che la precisione dell’esplosione. Una scelta del genere dal punto di vista “militare” e politico va nella direzione di una maggiore impiegabilità in teatri di guerra convenzionale in quanto, secondo alcune fonti, questi ordigni renderebbero trascurabili i danni collaterali (fallout e vite umane). Scelta discutibile sia sul lato tecnico (ma non ci si dilungherà su questo aspetto) sia sul lato giuridico, in quanto spinge nella direzione opposta alla non-proliferazione. Leggi il resto di questo articolo »

XVIII CERIMONIA DI CAPUA – Capua, 18 ottobre 2015

PER LA MEMORIA CONTRO L’OBLIO


Sabato 17 Ottobre 2015


PRIMA PARTE :

Ore 09:30 : Visita presso il Cimitero cittadino alle tombe degli ufficiali colà sepolti.

Ore 11:00 : Messa nella Chiesa dei Santi Rufo e Carponio in suffragio dei Caduti nella Battaglia del Volturno .

 

SECONDA PARTE :

Ore 16:00 : Corso Gran Priorato di Malta, n° 3

Deposizione di una corona in memoria dei Caduti.

Allocuzione, tenuta dal Dott. Cav. Francesco Maurizio di Giovine , sul significato e sul perché di una Celebrazione di una sconfitta .

Consegna della Bandiera Del Regno delle Due Sicilie all’ Avv. Cav. Sevi Scafetta in rappresentanza del Comitato organizzatore della Celebrazione dell’assedio della Fortezza di Gaeta.

 

Ore 17:30 : Museo Provinciale Campano. Leggi il resto di questo articolo »

37° Corso di lingua Persiana – Roma, sabato 03 ottobre 2015.

L’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, nel quadro delle sue attività culturali e didattiche, promuove il:

37° Corso di lingua Persiana



Il corso ha la finalità di introdurre ad una delle principali lingue dell’Asia Centrale e Occidentali la cui grande rilevanza è legata alla sua straordinaria tradizione storico-culturale e al suo status di lingua ufficiale, nelle sue diverse varietà, in paesi strategicamente importanti sullo scenario internazionale come l’Iran, Afghanista, Pakistan, india e il Tajikistan

Il corso è tenuto dall’insegnante madrelingua, si svolgerà dal sabato 03 ottobre 2015 presso la sede dell’Istituto in via Maria Pezzè Pascolato, 9 Roma e si articola in 18 ore di lezioni per ogni livello per un totale di 54 ore divise in tre livelli e avrà la durata di 12 settimane con la seguente cadenza:

sabato: ore 08.30- 10.15 e 12.00

la giornata dell’ultima lezione sarà interamente didicata alla valutazione dei corsisti, con una prova scritta, ed una orale. L’ammissione agli asami è subordinata ad una presenza continuativa alle lezioni non inferiore all’80% del monte ore totali. A tutti coloro che avranno superato le prove finali verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Le iscrizioni sono aperte e limitate a N° 10 partecipanti per ogni singolo livello

Il termine ultimo per l’iscrizione è fissatao per 02.10.2015

Iscrizione:

istitutoculturaleiran@gmail.com

06 3052207 – 8

N.B.

Il giorno 03 ottobre (prima lezione) è didicato interamente al valutare il livello della conoscenza dei corsisti e le divisioni per l’orario, percio si chiede la presenza di tutti interessati alle ore 09.00

ISTITUTO CULTURALE DELL’IRAN-ROMA

L’AUTUNNO DELL’EUROPA. di Adolfo Morganti

O meglio, dell’Unione Europea. Un autunno non imprevisto, ma certamente piombatoci addosso più rapidamente di quanto avessimo sperato e temuto. Segno particolare di una decadenza generale di quanto eretto sulla sabbia della globalizzazione turbo-capitalista. Decadenza segno di fragilità intima, dovuta ad una contraddizione insanabile fra l’ideologia e la realtà: è esattamente nel momento in cui l’ideologia appare stravincere, dopo la caduta del blocco sovietico, dichiarando la fine della storia e la genesi di un laico paradiso liberale in terra, che essa implode. Definitivamente. Non credete a nessuna promessa di resurrezione.
Noi, nani sulle spalle dei giganti del pensiero europeo che da almeno 200 anni avvisano invano del torrido potenziale mortifero dell’ideologia mercatista, non sprecheremo una lacrima sul crollo delle illusioni e delle istituzioni liberiste; ma si apre anche per noi il problema epocale, e la sfida spirituale, del non far rimanere sotto tutte queste macerie noi, i nostri figli, la nostra tradizione.
L’Europa Unita fu pensata esattamente per impedire che i popoli d’Europa finissero schiacciati fra i nuovi giganti del XX secolo: il mercatismo statunitense e l’ideologia comunista, e questo fin dal 1923. Nel secondo dopoguerra venne pensata e creata in larga parte per sanare la piaga della divisione militare del continente in due blocchi contrapposti, servi di potenze extraeuropee. La politica era ben chiara dietro la costruzione di comunità economiche e carbo-acciaifere e nucleari.
È con la crisi dei mercati mondiali innescata dagli USA nel 2007, e arrivata con qualche anno di ritardo, che l’Europa Unita si ritorce su se stessa, in quanto viene sfidata sull’unico terreno in cui essa, tradendo le proprie radici, ha scelto deliberatamente di non avventurarsi: la costruzione di un’Europa politica. Leggi il resto di questo articolo »

LA GUERRA GRECO TURCA. UNA RIFLESSIONE SULLE IDENTITA’ PERDUTE di Nicolò Dal Grande

Salonicco, monumento al profugo greco

Riguardo ai vari spunti di riflessione che possiamo trarre dalle correnti celebrazioni del Centenario sulla Grande Guerra, i più interessanti sembrano rivolgersi alla responsabilità della massoneria e sul ruolo ricoperto dalle logge al fine di provocare il conflitto; di queste alcune interpretazioni vi vedono annesso il tentativo di abbattimento dell’ultimo baluardo della tradizione cattolica, l’Impero della casa d’Asburgo, dopo il duro colpo inferto alla Chiesa con la presa di Roma da parte del neonato Regno d’Italia (1870) e all’epoca tutt’altro che sanato. Attraverso quest’ottica interpretativa vediamo nella Grande Guerra un altro snodo cruciale dello scontro tra il mondo della “Tradizione” e quello della “Modernità”, che ne vedrà con l’epilogo il crollo definitivo dell’Impero austro-ungarico.
Un altro mondo “tradizionale” uscì travolto dal conflitto. Un mondo diverso, con differenti radici rispetto a quelle europee ma spesso intrecciatesi nel corso dei tempi: il “grande malato”, l’Impero ottomano. Un cosmo tradizionale, ricco di storia e di cultura, dove dietro la porta del dār āl-Islām – letteralmente “la casa dell’Islam” – si sono celati cosmi identitari differenti dai quali sono scaturiti affascinanti intrecci. Un mondo all’epoca in crisi, schiacciato dalle pressioni della “Modernità”, assediato dagli Stati nazione che lentamente lo erodevano con l’opportunistico pretesto di difendere le minoranze culturali e religiose, ottenendone il risultato opposto con l’insinuarsi di una nuova forma di nazionalismo “ottomano”, sia nel movimento dei “Giovani Turchi”, moderni nel pretendere un radicale rovesciamento dei valori della tradizione ottomana, che nei conservatori, i quali ebbero in comune un non troppo velato astio verso le piccole comunità non musulmane. Comunità che per secoli non furono considerate delle semplici minoranze ma isole identitarie, facenti parte integrante della “Sublime Porta”, forse poste su di un piano giuridico impari rispetto all’elemento musulmano, ma protette e tutelate.
E ciò ch rappresentò un’affascinante integrazione fra identità, sì diverse ma comunque convissute per lo più in armonia nel corso più di mezzo millennio, si tradusse negli orrori delle persecuzioni e del genocidio degli armeni, che ancora oggi qualcuno nega in nome di un nazionalismo che non ha più senso di esistere. E al dramma armeno se ne affiancò un altro, altrettanto disastroso sui piani umanitario e culturale, sebbene meno noto: quello delle comunità greche della Anatolia e del Ponto. Leggi il resto di questo articolo »

HISTORIA MAGISTRA VITAE? di Francesco Mario Agnoli

Thomas Cole, La distruzione dell’Impero, 1836

Avevo appena finito di preparare il riassuntino storico che riporto a chiusura quando ho letto le risposte date da Massimo Cacciari ad un’intervista sul fenomeno migratorio e il modo, “ondivago” lo definisce il filosofo ed ex-sindaco veneziano forse con un eccesso di benevolenza, con il quale viene affrontato dall’Ue, dai paesi che ne fanno parte e dall’opinione pubblica europea.  Pur trovandoci culturalmente su sponde remote (non necessariamente opposte) come a me anche a Cacciari, che aggiunge la constatazione del “tramonto definitivo dell’Occidente”, è venuto spontaneo  il raffronto  con le convulsioni che precedettero la fine dell’Impero romano. Risponde, difatti all’intervistatore, che gli chiede cosa ne pensi della “Ondivaga opinione pubblica europea che ragiona sull’onda degli eventi. Dopo aver pianto il bambino siriano Aylan, ora ci si scandalizza del padre che avrebbe provocato il naufragio perché ubriaco”: “È il modo più incredibile di affrontare la situazione, servirebbe tutta la nostra razionalità. Invece si va avanti ad ondate di sentimenti e retoriche buoniste da una parte e a sparate di Salvini dall’altra. Ma cosa vuole che cambi? Non cambia niente, come non cambia niente che un immigrato possa delinquere o essere eccezionalmente buono. Il dato vero e che c’è un continente in movimento non solo per la fame o la miseria ma perché c’è un esercito che avanza. Qualcosa di simile a quello che è avvenuto alla fine dell’impero romano, dove c’erano intere popolazioni che migravano verso i territori di Roma perché spinte da altri popoli che avanzavano verso il cuore dell’Europa. I visigoti e gli ostrogoti spinti da popolazioni dei territori alle loro spalle. Anche questo ci dovrebbe far chiedere quali azioni intraprendere per fermare questo Isis o no? La politica europea è vista come pura follia dall’opinione pubblica dei Paesi arabi. Noi siamo quelli che hanno fatto le guerre – e che guerre! – a chi non ci aveva mai dichiarato nulla contro, ora che il sedicente Stato Islamico ci ha dichiarato guerra e avanza con bombe e milizie e noi stiamo a guardare. Ma le sembra che c’è della razionalità in tutto questo? Insomma abbiamo fatto guerra a chi non ce la aveva dichiarata e porgiamo l’altra guancia a chi ce la dichiara. Me nemmeno Papa Francesco farebbe così, dal momento che ha detto che darebbe un pugno a chi gli offende la mamma”. Leggi il resto di questo articolo »

MITIX IUDEX. IL MATRIMONIO RELIGIOSO TORNA AL CENTRO DEL DIBATTITO. Intervista a Vincenzo Di Michele

Vincenzo Di Michele, giornalista esperto in diritto di famiglia e in diritto ecclesiastico, autore del testo “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota” ha risposto ad alcune domande sulla recentissima riforma del processo rotale voluta dal Santo Padre. In poche battute indica alcuni elementi critici che, a suo parere, questa riforma rischia di avere.

Secondo Lei qual’è il fine principale di questa riforma definita “epocale” del processo rotale voluta da Papa Bergoglio?
Sicuramente la finalità era quella di avere  processi più brevi, ma questa finalità, a mio modesto avviso, non si persegue eliminando ex abrupto una parte del procedimento, così come è accaduto con l’abolizione del grado di appello obbligatorio, perché se da un lato questa soluzione consentirà una più rapida conclusione del processo in assenza dell’appello delle parti soccombenti, laddove invece questo ci sarà il procedimento sarà addirittura più lungo, perché invece di un processo sommario di appello della durata di sei mesi (come fino ad oggi è avvenuto) ci sarà un grado di appello ordinario con tempi molto più lunghi.
Tale finalità, sempre a mio modesto avviso,poteva essere realizzata con la medesima normativa ma con piccole modifiche della prassi processuale cosi come hanno fatto da sempre alcuni Tribunali ecclesiastici italiani (Emiliano, Umbro,…) che fanno un primo grado di giudizio in meno di un anno. Leggi il resto di questo articolo »

PATACCHE LAICHE, SU STRADA. di Blade Runner

Scatenata orchestra di tromboni ed ottobassi dalla redazione del più paludato quotidiano radical-chic italico. Enfasi massmediale: “Era ora di fare una strada laica ed italiana…Una direttrice autentica ed inequivocabile, scolpita nella roccia… percorsa da legionari e camionisti, apostoli e puttane, pecorai e carri armati, mercanti e carrettieri”.

Se non fosse per l’orgoglioso ”italiana” iniziale, parrebbe una buona descrizione dei percorsi attorno al Muro di Gerusalemme. L’Italia chiamò.

Da anni il Pellegrinaggio cristiano è esploso come fenomeno di massa: dopo Santiago, in Italia nel 2015 sono stati collaudati 5 itinerari francescani; Papa Francesco ha indetto il Giubileo, ed ha chiesto che ogni pellegrino faccia almeno l’ultima parte del suo itinerarium a Roma a piedi, da pellegrino e non da gitante. Persino Coelho e Odifreddi, tasche piene del proprio laicismo e new age, hanno benedetto il Camino con i propri Augusti Piedi. Non c’è più religione.

Non vorrete che l’intellighenzia laica rimanga indietro, nevvero? E che non reagisca a questa ennesima provocazione clericale? Et voila. La patacca laica. L’imitazione del pellegrinaggio cristiano in chiave laico-massonica. Peccato che in tal modo abbiano solo ribattezzato “laicamente” la stranota Via Francigena del Sud: patetica fotocopia in salsa peplum.

Ai canuti e pensosi Robespierre de noantri suggeriamo di mettere in piedi una Via veramente alternativa, che parta da Fenestrelle ed arrivi a Bronte, con sosta obbligata all’Altare della Patria ed alla statua di Giordano Bruno; potranno comodamente percorrerla in auto senza faticare, in eccellente solitudine.

A Paolo Rumiz, oramai rotto a tutti gli impieghi, suggeriamo di rimanere calmo nelle zone della prima guerra mondiale: non vorremmo che, cercando sulla mappa l’Appia antica, si prendesse un colpo incappando in una grotta basiliana affrescata nel V secolo, zeppa delle Croci incise dai Crociati che si recavano da Roma a Brindisi per partir per la Terrasanta. Teniamo a lui ed al suo buffo e scatenato protagonismo so-tutto-io: lo choc di sbattere contro una robusta testimonianza cristiana potrebbe essergli fatale.

 

Blade Runner, cacciatore di Replicanti

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

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SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

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settembre: 2015
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