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Archivio di luglio 2015

Dalla crisi, Berlino guadagna. Due volte. di M. Blondet

“La crisi dell’euro, lungi dal costar qualcosa alla Germania, le ha reso molto”: così uno studio francese di Alternatives Economiques, che ha rivelato un aspetto sconosciuto della crisi che ci attanaglia.

Il fatto che i titoli pubblici tedeschi siano visti dal mercato come beni rifugio, unito alla politica lassista della BCE, hanno permesso a Berlino di   indebitarsi a tassi incredibilmente bassi. Basta dire che nel 2008, anno di inizio della crisi, la Germania pagò 69 miliardi di interessi sul suo debito pubblico; mentre quest’anno pagherà 48 miliardi, benché il debito pubblico sia cresciuto di 490 miliardi. Se i tedeschi avessero dovuto servire i loro debito ai tassi del 2008,   gli sarebbe costato quasi il doppio: 93 miliardi.

Dunque fra il 2008 ed oggi, i contribuenti del Paese egemone hanno risparmiato…193 miliardi. E ciò, nonostante le somme sborsate per “aiuti” ai paesi in crisi, Grecia, Portogallo, Irlanda – che poi mica sono regali; sono prestiti concessi a tassi più alti  di quelli a cui s’indebita l’Egemone. “La crisi, e la sua continuazione, sono un affare eccellente per la Bundesrepublik”.

Non si tratta di un complotto, si affretta a dire il sito: ma questo spiega perché la Germania   insiste ad imporre “terapie” per la crisi, che la fanno durare: austerità, deflazione, avanzi primari.. Non ha interesse a farla finire, la sua cittadinanza non ne soffre per nulla, e nemmeno lo Stato. Men che meno le imprese: la stamperia della BCE ha fatto calare l’euro sul dollaro, consentendo alle ditte tedesche di compensare con l’export nel mondo ciò che hanno visto diminuire all’interno della UE.

Oltre al lucro sui tassi, c’è dunque stato il lucro del commerciare con una moneta svalutata per Berlino. Leggi il resto di questo articolo »

Jürgen Habermas: “L’egemonia di Berlino contro l’anima dell’Europa”

Il duro atto d’accusa del grande filosofo alla cancelliera e al ministro Schäuble: “In una notte sola si sono giocati tutto il capitale politico che la migliore Germania si era costruita nel corso degli ultimi cinquant’anni”

di PHILIP OLTERMANN *

18 luglio 2015

JÜRGEN HABERMAS, una delle personalità intellettuali più rappresentative che sia siano spese sul tema dell’integrazione europea, ha lanciato un veemente attacco alla cancelliera tedesca Angela Merkel, accusandola di essersi giocata, con la linea dura tenuta nei confronti della Grecia, tutti gli sforzi compiuti dalle precedenti generazioni tedesche per ricostruire la reputazione della Germania nel dopoguerra. Parlando dell’accordo raggiunto lunedì scorso con Atene, il filosofo e sociologo afferma che la cancelliera ha in effetti compiuto un “atto di punizione” contro il governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras.

Professor Habermas, qual è il suo giudizio sull’accordo raggiunto lunedì?
“L’accordo sul debito greco annunciato lunedì è dannoso sia come risultato che per il modo con cui è stato raggiunto. Primo, l’esito dei colloqui è sconsiderato: anche considerando le condizioni capestro dell’accordo come la giusta linea d’azione, non ci si può aspettare che queste riforme siano attuate da un governo che, per sua ammissione, non crede nei termini dell’accordo. Secondo, l’esito dell’accordo non ha senso in termini economici a causa della combinazione tossica di necessarie riforme strutturali a livello istituzionale ed economico con imposizioni neoliberaliste, che scoraggeranno totalmente una popolazione greca allo stremo, e uccideranno qualunque impeto alla crescita. Terzo, il risultato dell’accordo significa che un Consiglio europeo impotente dichiara efficacemente il suo fallimento politico: la relegazione de
facto di uno Stato membro allo status di protettorato contraddice apertamente i principi democratici dell’Unione europea. Infine, tale risultato è infausto in quanto costringere il governo greco ad accettare un fondo di privatizzazioni eminentemente simbolico e discutibile da un punto di vista economico non può che essere inteso come una punizione contro il governo di sinistra. È difficile fare più danni di così. Eppure il governo tedesco ha fatto questo quando il ministro delle Finanze Schäuble ha minacciato l’uscita della Grecia dall’euro, rivelandosi quindi spudoratamente come il supremo rigorista europeo. In quell’occasione, il governo tedesco ha per la prima volta affermato manifestamente la sua egemonia in Europa  -  è comunque così che è stato percepito nel resto d’Europa, e questa percezione definisce la realtà che conta. Temo che il governo tedesco, compresa la sua fazione socialdemocratica, si sia giocato in una notte tutto il capitale politico che una Germania migliore aveva accumulato in mezzo secolo  -  e per “migliore” intendo una Germania caratterizzata da una maggiore sensibilità politica e mentalità post- nazionalista”. Leggi il resto di questo articolo »

Pezzi di orrore. di Federica Paparelli Thistle*

Con una telecamera nascosta, la ABC News svela gli orrori della più grande catena di cliniche abortiste d’America (sconsigliamo la lettura a persone facilmente impressionabili)

Se mai vi foste chiesti che faccia ha il male, ho un nome per voi: Deborah Nucatola. Se un po’ avete seguito questa pagina, sapete che Planned Parenthood è la catena di cliniche abortiste più grande d’America, una cosa enorme, un giro d’affari per oltre un miliardo di dollari. La dottoressa Nucatola a Planned Parenthood riveste un incarico di prestigio: è Senior Director of Medical Services, una posizione ai vertici del quartier generale del colosso degli aborti. In questa veste supervisiona le pratiche abortive nelle sedi PP di tutta l’America fin dal 2009 e si occupa anche dell’addestramento dei nuovi arruolati nei ranghi delle cliniche della morte. E da martedì sappiamo anche un nuovo perché.

GLI ORRORI DI PLANNED PARENTHOOD RIVELATI SU YOUTUBE

L’associazione californiana prolife Center For Medical Progress, nel lanciare il suo sito, ha pubblicato martedì un video che riporta l’inimmaginabile: con una telecamera nascosta, le immagini mostrano un pranzo di lavoro in un ristorante di Los Angeles fra la dottoressa Nucatola e due attori, che si sono finti imprenditori nel campo delle biotecnologie e interessati all’acquisto di tessuti fetali. La dottoressa, mentre impassibile pasteggia con un calice di vino rosso in mano, racconta con una noncuranza rivoltante il commercio illegale che Planned Parenthood farebbe di organi e altre parti dei bambini appena abortiti. Il video, emblematicamente intitolato “Capitale umano”, è il risultato di un’azione investigativa durata quasi tre anni da parte dell’associazione non-profit, che – dichiara – è costituita da cittadini giornalisti interessati alla sorveglianza delle pratiche sanitarie. Per questo motivo le immagini girate nel ristorante riportano impressa la data del luglio 2014. Del video esistono due versioni, entrambe pubblicate su YouTube: quella integrale, della durata di più di due ore, e quella sintetica, di circa otto minuti, che qui raccontiamo. Leggi il resto di questo articolo »

La partita della Troika contro la Grecia. di F. Saraceno*

La troika non è mai stata interessata a trovare un accordo, ma solo ad infliggere a Syriza una sconfitta esemplare. Per dimostrare a tutti che in Europa non c’è vita al di fuori del consenso di Berlino.

Finora ho evitato di parlare della Grecia perché mi sembrava che tutto fosse già stato detto. Ma gli eventi della settimana scorsa hanno confermato quello che sospettavo fin dall’inizio, ossia che la troika, in linea con la quasi totalità dei governi europei, non è mai stata interessata a trovare una soluzione che permettesse alla Grecia di avviarsi sulla strada della sostenibilità fiscale e di rimettere in moto la propria economia. Era solo interessata ad infliggere al governo “radicale” greco una sconfitta totale ed assoluta.

Di fatto, non c’è stato nessun negoziato. A gennaio, le due parti partivano da posizioni molto lontane, come è normale che sia quando si confrontano due visioni dell’economia così diverse. Syriza chiedeva sostanzialmente due cose: la fine dell’austerità, che ha avuto sul paese un impatto molto più duro del previsto, senza offrire in cambio nessuno dei benefici annunciati, neanche sul piano della sostenibilità fiscale; e l’alleggerimento del debito. La troika voleva indietro i suoi soldi, fino all’ultimo centesimo (ad eccezione dell’FMI, l’unica delle tre istituzioni a vedere con favore una ristrutturazione del debito), e la continuazione delle politiche imposte alla Grecia a partire dal 2010 («prima o poi funzioneranno», no?).

Ma c’era un terreno comune che, se si fosse trattato di un vero negoziato, avrebbe permesso alle due parti di giungere ad un compromesso nel giro di poche settimane. Entrambe le parti concordavano sul fatto che l’economia greca presenta molte problematiche e necessita di riforme radicali. Le proposte di Syriza ruotavano attorno alla riorganizzazione e modernizzazione dello Stato, e alla creazione di un sistema efficiente di riscossione delle imposte; le richieste della troika, invece, erano più “classiche” e per certi versi ideologiche: tagli alle pensioni, riforme (liberalizzanti) del mercato del lavoro, e così via. Di fatto, una continuazione del memorandum. Leggi il resto di questo articolo »

Come si vive in Italia la nuova apertura di credito nei confronti della Grecia? Intervista a Cristiano Puglisi*

Raggiunto l’accordo con l’UE per un maxi prestito-ponte che scongiurerebbe il temuto Grexit, molte voci si stanno levando contro questo patto.

Come si vive in Italia la nuova apertura di credito nei confronti della Grecia? Lo abbiamo chiesto a Cristiano Puglisi, esperto di politica internazionale, editorialista per “Libero” e “IlGiornaleOff”.

- Questo accordo con l’UE è una vittoria per la Grecia o per l’Europa? o è una sconfitta per entrambi?

- E’ una disfatta per tutti. Le richieste dell’UE sono disumane: abbassamento delle pensioni, privatizzazione di servizi pubblici a favore delle multinazionali, ulteriore riduzione dello Stato sociale. Per un Paese che ha visto riemergere la malnutrizione infantile e che ha una disoccupazione vicina al 30%, queste misure sono un atto di guerra. E’ un film già visto, purtroppo, nella Repubblica di Weimar. Dopo la Prima guerra mondiale furono imposte alla Germania condizioni intollerabili per la popolazione; l’assoluta inflessibilità della comunità internazionale nell’esigere il rispetto di quegli obblighi condusse alla catastrofe che sappiamo. Questa tragica miopia politica mostra il totale asservimento della classe dirigente europea alle lobby finanziarie. Merkel e i falchi si interessano di cifre, ma i greci sono esseri umani.

- Come esce da questo accordo Tsipras?

- Malissimo. Tsipras ha capitolato senza quasi combattere, tradendo il voto del referendum. Il malcontento della gente è destinato a convogliarsi verso posizioni radicali, come ad esempio Alba Dorata, che ha molto puntato proprio sull’incapacità di Tsipras di “tenera la schiena dritta” davanti agli euro-burocrati. Mi pare francamente incredibile come, in questo panorama, Merkel e compagnia abbiano ipotizzato di instaurare in Grecia un governo tecnico.

- Quanto hanno influito gli appelli americani per scongiurare il nein della Germania? Leggi il resto di questo articolo »

Identità Europea – Mostra storica “Napoleone e la fine di Venezia” – Padova, 16 luglio/2 agosto 2015

 

L’Associazione Culturale Identità Europea

Vi invita alla mostra

 

NAPOLEONE E LA FINE DI VENEZIA

MOSTRA STORICA

16 LUGLIO/2 AGOSTO 2015

Inaugurazione 16 Luglio ore 18.00

PADOVA – Centro culturale Altinate-S.Gaetano

via Altinate 71

INGRESSO LIBERO

PROVENZA-NAPOLI “Storie di Civiltà del Mediterraneo”. Napoli, 13 luglio 2013

Presentazione del libro SACRO E PROFANO. LA RELIGIOSITA’ POPOLARE IN ROMAGNA TRA REMINESCENZE PAGANE E CRISTIANESIMO. Forlì, 21 luglio 2015

L’Associazione Culturale Identità Europea

Vi invita alla presentazione del libro

 

SACRO E PROFANO


La religiosità popolare in Romagna

tra reminescenze pagane e Cristianesimo



Martedì 21 luglio 2015 – ore 19.30

Forlì – “Il Giardino Incantato” di Villa Gemma, Via Oreste Regnoli 3


SARANNO PRESENTI GLI AUTORI.

SEGUIRA’ “BUFFET DELLA TRADIZIONE”

INGRESSO LIBERO

In Romagna esiste un repertorio religioso popolare che è la diretta filiazione, oltre che della liturgia classica interpretata con una visione schiettamente popolare della fede, anche di antichi residui di religioni pagane precristiane.

Il risultato di questa commistione è un corpus di orazioni già pubblicate più volte, ma sempre con il semplice intento di conservare dall’oblio questo importante patrimonio.

Con questo lavoro gli autori cercano di fornire a questo repertorio una interpretazione che ne mostri le fonti originali ed i processi mentali che hanno condotto a questo risultato; per fare ciò utilizzano strumenti tipici dell’indagine storica e antropologica. Il risultato conduce ad una visione della cultura romagnola che va ben al di là di quelli che generalmente si ritengono i confini di questa terra, sia da un punto di vista geografico che temporale.

LA SCORCIATOIA DI ATENE NELL’EUROPA SENZA VISIONE di GIULIO SAPELLI*

In queste ore drammatiche che segnano il destino tanto della Grecia quanto dell’Unione Europea, tornano alla mente le parole con cui Valery Giscard d’Estaing alla fine degli anni settanta del secolo scorso cercava di convincere i suoi interlocutori riluttanti sulla necessità di accogliere la Grecia nell’Unione, vincendo in primo luogo – la storia si ripete – le perplessità di quel grande leader che era Helmut Schmidt. Queste parole erano «On ne ferme pas la porte a Platon». Ben evidente era l’obiettivo politico di Giscard d’Estaing: la Grecia doveva raggiungere l’Unione (nella Comunità economica europea era già stata ammessa nel 1979) non solo per consolidare la sua democrazia, ma altresì per bilanciare in Europa il ruolo del Regno Unito.

Il suo peso era economicamente modesto, ma strategicamente importante per la sua adesione alla Nato che risaliva agli anni Cinquanta. Un obiettivo, dunque, tutto politico e ben contrario a quello infelicemente enunciato dalla cancelliera Merkel: «Se cade l’euro cade l’Europa». La Merkel ha introiettato sin nel profondo la subordinazione della politica alla finanza. L’euro, del resto, è stato il frutto di una decisione politica e non economica ed ha le sue radici in una errata teoria economica che sottovaluta le disastrose conseguenze che esso portava con sé, ossia la configurazione delle tecnocrazie e dei poteri finanziari che ne seguì, non essendosi conseguita prima della sua coniazione l’unione politica europea. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

Nella Messa mattutina, il Papa afferma che “le persecuzioni sono pane quotidiano della Chiesa”[...]

SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

Lo riferisce La Croce quotidiana.it., adesso c’è anche un programma, ispirato alla Dottrina soci[...]

LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

A botta calda e fumi ancora in aria. Mentre i canali radio bollono di analisi approssimative e di [...]

CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
luglio: 2015
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