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Archive del 2 aprile 2015

L’azzardo greco e il pendolo della storia. di G. Piga

Perché esiste il Fiscal Compact? Perché esiste questa macchina infernale senza pause, che obbliga lo Stato a dimagrire, senza se e senza ma, con pochissima attenzione da parte del decisore Europa a se questa consunzione sia all’interno di un processo di sana spending review o invece di recessivi tagli lineari, di cessione per mere esigenze di cassa di controllo pubblico o di intelligenti e mirate liberalizzazioni?

Sono due le risposte immediate a questa domanda, che sollevano ulteriori questioni, più dirimenti, sulla natura del progetto europeo e sulla necessità di una nuova visione politica che sostenga il cambiamento nelle scelte pubbliche del Vecchio Continente.

La prima risposta ha a che fare con quella che io chiamo la “questione ideologica”. La mia generazione di cinquantenni, oggi al potere in tutti i gangli delle amministrazioni nazionali e sovranazionali, si è formata nelle università al tempo in cui il verbo neo-classico aveva preso il sopravvento. Partito in sordina alla fine degli anni sessanta presso la scuola di Chicago, fu sospinto dai fallimenti evidenti negli anni settanta del  modello keynesiano, applicato dalla classe dirigente di allora senza interrogarsi se l’intervento statale che Keynes perorava durante la Grande Depressione da crisi di domanda degli anni trenta fosse necessario in economie alle prese invece con problemi strutturali di offerta che cominciavano ad affliggere il benestante Occidente.

Thatcher e Reagan si fecero forti di quel modello (contano le idee, eccome se contano!) per adottarlo con convinzione e poca attenzione ai dettagli, generando prima disoccupazione e poi ripresa, modificando per sempre la struttura produttiva e finanziaria di Gran Bretagna e Stati Uniti. Ma anche, per quello che conta di più per noi, dando vita – più o meno volontariamente – ad una nuova ideologia che, come spesso accade, pervase i corridoi delle migliori università del mondo: il fallimento del pubblico (meno interventismo) e il liberismo (più mercato), divennero i due pilastri del messaggio economico con il quale siamo stati cresciuti sui banchi degli atenei negli anni novanta. Leggi il resto di questo articolo »

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