News

Archivio di aprile 2015

MINIMA CARDINIANA N° 73. di F. Cardini

Domenica 26 aprile, IV domenica di Pasqua

LIBERAZIONE

Le due parole Resistenza e Liberazione, entrambe scritte con la maiuscola che nella lingua italiana si conviene ai nomi propri, si collegano senza dubbio ai significati che in essa vengono assunti dai corrispondenti nomi comuni “resistenza” e “liberazione”, ma da essi vanno distinte in quanto indicano due complessi fenomeni molto specifici e centrali nella storia del XX secolo. La Resistenza è la serie di atti sociali, politici e militari che, tra 1939 e 1945, scandì il drammatico processo di opposizione all’egemonia del nazionalsocialismo sull’Europa e alla conquista, all’occupazione e al controllo da quello su questa imposti attraverso le forze armate germaniche e quelle dei paesi alleati del Terzo Reich nonché attraverso l’azione dei reparti militari e paramilitari organizzati dalle forze politiche impegnate invece a sostenere la compagine hitleriana o a collaborare con essa. La Liberazione indica, insieme, l’esito della seconda guerra mondiale e il culmine del processo resistenziale.

E’ evidente che quelle due parole, che sono in sé anche definizioni, non possono venir correttamente intese che nei loro rispettivi contesti: che non sono generici, bensì specifici. La storia è piena di episodi di resistenza, da parte di gruppi umani o di popoli, nei confronti di altri popoli o di eserciti che si sono configurati come invasori dei territori altrui; e anche di episodi di liberazione, sia da regimi politici interni considerati ingiusti o tirannici, sia da forze armate straniere. I concetti di libertà, d’indipendenza e di sovranità sono pertanto comuni e connaturati a qualunque movimento di “resistenza” e a qualunque evento inteso e vissuto come “liberazione”. Di solito, e per evidenti motivi, si tratta di termini e di significati per loro natura soggettivi e relativi. Leggi il resto di questo articolo »

« Fête de l’Europe » 65ème anniversaire de la déclaration Schuman du 9 mai 1950. Bruxelles, 9 Mai 2015

« Fête de l’Europe »

65ème anniversaire de la déclaration Schuman

du 9 mai 1950

Hommage à Jean Monnet et à Robert Schuman

auprès du buste dédié à Robert Schuman

situé à l’entrée du parc du Cinquantenaire,

face à la rue de la Loi, près du Rond-Point Robert Schuman.

Le rendez-vous est fixé à 12h00, au Rond-Point Robert Schuman,

avec bref déplacement à pied vers le buste de R. Schuman. Leggi il resto di questo articolo »

Ricordando Armin Wegner, l’uomo che per primo rivelò il genocidio degli armeni. di N. Dal Grande

Chiunque nutra interesse verso la storia e desideri attingerne alle fonti per dissetarsi di conoscenza prima o poi s’imbatte nel dubbio se ciò di cui si abbevera sia la verità o una menzogna che svia. Non è semplice come si può credere  il compito dello storico; passioni, pensieri e, soprattutto, convinzioni, idee e ideologie ne condizionano la ricerca e il suo “raccontare la storia”. Di ciò lo studioso deve tenere conto, nella consapevolezza che una reale imparzialità nel raccontare gli eventi non è possibile ma che nel farlo l’onestà deve essergli da guida. Come ebbe a dire Gaetano Salvemini “imparzialità è un sogno, la probità un dovere”.

Dovere, quello di essere “probi”, che ancora oggi molti non hanno fatto proprio. È di questi giorni la ricorrenza di uno dei più angoscianti drammi del Novecento, il genocidio degli armeni ad opera dei turchi; un evento dal quale ricorrono ormai cento anni , trascorsi tra le voci di chi chiede ricordare, le urla di chi vuol negare e il silenzio di chi ancora ignora. È fatto quotidiano il ricordo di papa Francesco e la pronta, e dura, risposta del governo turco, erede dell’Impero ottomano che attuò il massacro, con il tentativo di ridimensionamento dell’ONU per tranquillizzare la Turchia, definendo l’evento un “eccidio” ma non ciò che fu: un genocidio. Non che un aggettivo possa fare la differenza in un dramma sul quale la storiografia turca, nel tentativo di limitare il fatto inserendolo come evento contestuale alla Grande Guerra, tende a negare un disegno specifico di sterminio del popolo armeno che nei fatti è databile ben prima del conflitto, addirittura al 1890. Un quarto di secolo. Una disonesta intellettuale e ideologica che si è trasmessa nella società turca, tanto da prevedere il carcere per solamente si azzarda a nominare la parola “genocidio”.

Essere probo, ovvero onesto. Ma probo può coincidere talvolta con “giusto”, aggettivo che definisce coloro che vivono seguendo la via della rettitudine. E in questa sede vogliamo ricordare la figura storica dell’uomo che per primo ebbe il coraggio di testimoniare al mondo la tragedia armena: Armin Theophil Wegner. Leggi il resto di questo articolo »

Comunitarismo e Realismo. di M. Della Luna

Il comunitarismo, il modello socio-politico propugnato dal sociologo Ferdinad Tonnies, è in astratto desiderabile perché appare un tipo di organizzazione politica e culturale che rispetta le diversità, le identità, le autonomie le libertà dei singoli e dei gruppi o popoli, costituiti e viventi come organismi coscienti e cultori di un proprio bene comune, quindi solidali, etici, in contrasto con il tipo di organizzazione socio politica ed economica che si sta realizzando, fortemente accentrante e omogeneizzante, individualistica e competitiva: Malthus, Darwin… Ma il fatto che l’organizzazione che si sta realizzando ha queste ultime, indesiderabili caratteristiche e non quelle opposte, non è accidentale, bensì conseguenza di fattori facilmente riconoscibili e straordinariamente potenti. In pratica, sta avvenendo una evoluzione del metodo di controllo sociale dovuta allo sviluppo tecnologico, il quale oggi consente alle poche persone che lo hanno a disposizione di organizzare il governo della popolazione in modo zootecnico, interamente controllato, senza quasi più spazi per spontaneità e libertà di scelte, tanto meno autonomie, analogamente a come avviene con bestiame allevato in stalla. Il genere umano già ora si ritrova suddiviso in recinti di contenimento e di gestione più e meno differenziata, recinti che sono gli ex Stati nazionali, entro i quali gli esseri umani vengono monitorati e gestiti praticamente in tutto, dall’alimentazione ai farmaci ai trasporti all’istruzione agli spostamenti ai consumi, attraverso Smart grids, reti di distribuzione e controllo di servizi essenziali, reti centralizzate nelle mani di pochissimi grandi gruppi multinazionali che si muovono al di sopra dei governi. Il famoso trattato commerciale transatlantico Ttip sarà un notevole passo avanti in questo senso e verso la completa mercificazione di tutto. I legami solidaristici, comunitaristici, i valori legati alle comunità naturali e locali, compresa la famiglia, vengono sistematicamente dissolti  o svuotati, resi insignificanti. Non è solo la fine di modelli sociali e politici tradizionali, è la fine della civiltà occidentale e dell’umanità occidentale. Leggi il resto di questo articolo »

Comunicato del “Consiglio per la comunità armena di Roma”.

Il “Consiglio per la comunità armena di Roma” ha accolto con estremo favore le ferme parole pronunciate dal pontefice e i successivi commenti di tutti gli organi di informazione italiani che hanno testimoniato una inequivocabile vicinanza alla causa armena. A parte qualche stonata nota politica (figlia di una mentalità opportunista e dell’eterno indecisionismo che ha spesso caratterizzato i governi italiani), e peraltro censurata da tutta l’informazione, non possiamo che salutare con favore l’attenzione dell’opinione pubblica italiana al tema del genocidio armeno. In risposta alle stizzite ed offensive proteste turche ci pare tuttavia doveroso, a beneficio degli organi di informazione precisare quanto segue: 1) In discussione non sta solo un termine, la parola “genocidio”; se così fosse la questione sarebbe stata diplomaticamente e storicamente risolta da un pezzo. 2) La Turchia per decenni ha negato la questione armena rifiutandosi di riconoscere la stessa presenza degli armeni su quel territorio (chiamato fino al 1915 “Armenia”!). Ha sostenuto che non vi era stato alcun genocidio perché gli armeni lì non c’erano mai stati. 3) Per confermare tale teoria, per decenni i turchi hanno distrutto ogni traccia della presenza armena, financo le lapidi cimiteriali. Sul sito dell’ambasciata turca in Italia nella elencazione dei popoli che hanno vissuto nella regione ancora oggi mancano proprio gli armeni… 4) Allorché tale tesi è stata demolita dalle risultanze storiche e documentali, i turchi hanno cominciato pima a promuovere la tesi della “guerra civile”, e da ultimo hanno indicato la prima guerra mondiale come causa delle morti; ma anche tra Italia e Austria si combatteva in quegli stessi mesi eppure, per fortuna, non stiamo a parlare di centinaia di migliaia di civili austriaci o italiani uccisi… 5) Leggi il resto di questo articolo »

Per non dimenticare (e non farsi infinocchiare): intervista con Boghos Levon Zekijan*. di G. Ricciardi

A novant’anni dal genocidio degli armeni a opera dei turchi, il riconoscimento ufficiale di esso da parte di Ankara è ancora lontano, ma qualcosa nella società turca comincia a muoversi. Intervista con il professor Boghos Levon Zekiyan, docente di Letteratura armena presso l’Università Ca’ Foscari.

Padre Boghos Levon Zekiyan è uno tra gli studiosi armeni più in vista nel nostro Paese. Formatosi nella Congregazione dei Padri Mechitaristi di Venezia, docente di Lingua e letteratura armena presso l’università Ca’ Foscari, è anche un profondo conoscitore della società turca. Lo incontriamo per fare con lui il punto su un tema che alla fine di aprile ha riempito le colonne dei quotidiani di tutto il mondo: il novantesimo anniversario dello sterminio del popolo armeno perpetrato dal governo turco di allora, nel pieno della Grande Guerra. Fu il primo genocidio del XX secolo: un genocidio che tuttora la Turchia, pur bussando alle porte dell’Europa, non ha ufficialmente mai riconosciuto e continua a negare, nonostante le pressioni di buona parte della comunità internazionale. Tuttavia, nella società turca da qualche tempo a questa parte qualcosa comincia a muoversi. E lo scorso ottobre a Venezia, su iniziativa della Fondazione Cini, in cui anche padre Zekiyan ha avuto una parte di rilievo, studiosi turchi e armeni si sono incontrati per la prima volta per dibattere delle secolari relazioni tra i due popoli. Ivi compreso l’evento tragico e cruciale che il popolo armeno chiama Metz Yeghérn, il “Grande Male”. 

Perché, a novant’anni di distanza, la Turchia continua in un atteggiamento “negazionista” di fronte al genocidio del 1915?

BOGHOS LEVON ZEKIYAN: Nella società turca, fino a venti o trent’anni fa, c’era come una volontà di azzeramento della storia. E questo non solo in rapporto alla “questione armena”. Per fare solo un esempio, il passaggio dall’alfabeto ottomano a quello latino, negli anni Venti, ha rappresentato una vera e propria cesura col passato, la volontà di creare un “nuovo inizio”, in nome della “purezza” della nazione turca, nata sulle ceneri dell’Impero multietnico, che veniva presentato come un modello di oscurantismo. Tutto ciò che riguardava l’ottomanità, salvo la gloria militare, era deriso, ridicolizzato, compresa la grande tradizione di convivenza tra la maggioranza turca e le minoranze cristiane in seno all’Impero. Il genocidio rappresentò la prima, tragica premessa della costruzione di una “nuova era” per la nazione turca. La sua negazione si è prodotta quindi in un contesto culturale che in parte è attivo ancora oggi, con conseguenze aberranti. Leggi il resto di questo articolo »

Attualità del genocidio armeno. 100 Anni di memoria. 22 Aprile 2015, Civitanova Marche (MC)

IL PROBLEMA STORICO E POLITICO DELLA GERMANIA. di L. Copertino

Di recente, nell’ambito delle celebrazioni del  centenario del primo conflitto mondiale, abbiamo avuto modo di apprezzare un’opera storica che, benché tratti per lo più di storia diplomatica e militare, è tuttavia illuminante per comprendere le motivazioni sia geopolitiche sia culturali di quel conflitto. Ci riferiamo all’ultima fatica di un grande germanista italiano, Gian Enrico Rusconi (1).

Crediamo che l’aspetto più meritorio di questa opera stia soprattutto nell’enucleazione del sentimento di peculiarità culturale che i tedeschi nutrono per sé stessi. Diciamo nutrono perché, nonostante il sofferto percorso di riaccostamento all’Occidente iniziato proprio a seguito della sconfitta del 1918, è nostra convinzione, rafforzata dalle conclusioni del libro di Rusconi, che tale sentimento di specificità continua a sostenere la politica tedesca anche oggi all’interno della UE non a caso germanico-centrica. In qualche modo, come vedremo, la Germania non ha mai smesso il suo “kulturkampf”, intendendo questo termine nel suo senso letterale di “battaglia per la cultura nazionale” o di “battaglia di civiltà” ed astraendo dal significato più propriamente anti-cattolico che assunse durante gli anni di Bismarck.

Non è possibile comprendere questo “sentimento di peculiarità nazionale” nutrito ancor oggi dai tedeschi, benché all’interno della “normalizzazione occidentale” che la Germania ha accettato (o subito?) dopo il 1945, senza leggere la storia tedesca come un itinerario all’identità nazionale unitaria contrassegnato – per usare la distinzione introdotta da Carl Schmitt a proposito della connessione storica e giuridica tra “diritto” ed “ordinamento spaziale” e la consequenziale connessione tra “libertà”, sovente “anarchia”, e “spazi marittimi” – dall’affermazione di un nazionalismo imperialistico terraneo alternativo all’imperialismo nazionalista talassocratico delle democrazie occidentali anglofone. Questo nonostante che i due imperialismi nazionalisti altro non siano stati che modalità diverse dello sviluppo politico-economico della rivolta protestante antiromana.

La difficile “sgermanizzazione” Leggi il resto di questo articolo »

AGIRE! – Minima Cardiniana 71

Parigi, 7 aprile 2015

Proviamo a fare il punto su quanto sta accadendo nel Vicino Oriente e in Africa. Dal Kenia alla Somalia alla Tanzania alla Nigeria la società multireligiosa e multiculturale africana sembra aver del tutto perduto il suo annoso, sincretistico equilibrio ed essere ormai scoppiata: e i cristiani sembrano essere le prime vittime di questo ormai sconvolto e scomparso equilibrio, come già è accaduto e sta ancora accadendo magari non più in Libano, ma un po’ dovunque in Asia dall’Iraq al Pakistan. I capi dei movimenti jihadisti sembrano avere abbracciato la tattica demagogica consistente nel far credere a masse sempre più larghe di musulmani poveri che i cristiani – in quanto presentati come correligionari degli occidentali – siano obiettivamente una “quinta colonna” dell’Occidente, quindi dei collaborazionisti delle lobbies che ormai da decenni – da quando il sistema colonialistico tradizionale è volato in pezzi – si associano ai malgoverni locali per drenare le ricchezze asiatiche e africane e arricchirsi sottraendo ai popoli i mezzi non solo di sviluppo, ma perfino di sussistenza.

Il malessere, in quelle aree del mondo, è vecchio: per quanto non si possa sostenere che sia proprio antico. In questi anni però una malattia acuta, la violenza, si va sovrapponendo alla vecchia affezione cronica, la miseria. E tutti sanno che quando un ammalato cronico viene assalito da un male repentino e letale è contro quest’ultimo che si deve immediatamente agire con una terapia d’urto, lasciando magari da parte le cure ordinarie.

E’ quel ch’è stato recentissimamente proposto. Tutti abbiamo sentito il papa pronunziare il suo energico “Basta!”, il suo convinto e accorato “Bisogna fermarli!”. E abbiamo sentito anche il ministro Gentiloni, che non è certo incline alle parole forti e alle dichiarazioni pesanti, uscirsene con una condanna che parrebbe inappellabile contro “l’ignavia” dell’Occidente. Leggi il resto di questo articolo »

IL GENOCIDIO DEGLI ARMENI E IL DOVERE DELLA MEMORIA ( PER LORO E PER GLI ALTRI …). di Franco Cardini

Nella primavera del 1915 la Chiesa apostolica armena diffuse, attraverso l’ambasciatore statunitense nell’impero ottomano Henry Morgenthau, una serie di drammatiche fotografie: file di prigionieri malvestiti e denutriti, scene di massacri di massa, cumuli di teste tagliate. A riguardarle oggi, nonostante ormai il XX secolo e l’inizio del XXI ci abbiano abituati a vedere ben di peggio, quelle foto ispirano ancora pietà e orrore.

La diffusione di quei documenti è stata assunta a inizio formale del genocidio degli armeni da parte di reparti dell’esercito ottomano: gli esecutori materiali del crimine furono, salvo rare eccezioni, dei turchi. L’impero sultaniale era multietnico, e anche il suo esercito lo era: ma ormai da sei anni c’era stata la rivoluzione nazionalista, occidentalizzante e progressista dei “Giovani Turchi”. E uno dei prodotti di quell’ondata rivoluzionaria nazionalista – il nazionalismo, largamente diffuso in Occidente, era ancora sporadicamente ignoto nel mondo musulmano: per quanto inglesi e francesi stessero già tentando, con successo, d’introdurlo fra gli arabi ma (ironia della storia!) in funzione antiturca – fu il progetto di “pulizia etnica” che avrebbe dovuto completamente turchizzare la penisola anatolica. Esso riguardava, certo, anche i curdi, etnia di stirpe e lingua iranica: ma essi erano musulmani sunniti, buoni soldati fedelissimi al sultano, e allora furono lasciati per il momento da parte.

Come al solito, la storia è complessa. Non è del tutto vero né che la persecuzione contro gli armeni era cominciata nel 1915, né che era stata tutta un’invenzione del movimento dei “Giovani Turchi” (che semmai avevano innestato il loro razzismo sul ceppo dello scientismo evoluzionista oggetto, come tutte le cose occidentali, della loro ammirazione). Ma la tragedia era stata avviata da prima. Per comprenderne la portata, bisogna compiere il fatidico passo indietro (di parecchi decenni) e comprendere che cosa intanto era accaduto nell’impero ottomano. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

Nella Messa mattutina, il Papa afferma che “le persecuzioni sono pane quotidiano della Chiesa”[...]

SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

Lo riferisce La Croce quotidiana.it., adesso c’è anche un programma, ispirato alla Dottrina soci[...]

LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

A botta calda e fumi ancora in aria. Mentre i canali radio bollono di analisi approssimative e di [...]

CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
aprile: 2015
L M M G V S D
« mar   mag »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930