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Archive del 3 luglio 2014

L’insostenibilità del debito e l’azzardo della ristrutturazione. di D. Taino*

Conti pubblici? Le soluzioni degli economisti per ridurre l’esposizione dell’Italia, dalle ipotesi di default all’idea di cedere metà dello stock a un’agenzia specializzata

Manasse: sarà impossibile rispettare i vincoli imposti dal Fiscal compact. Tabellini: meglio gestirlo fuori dall’euro il costo. Nel 2013 l’Italia ha pagato circa 82 miliardi di euro come interessi sul debito, pari al 5% del Pil

C’è una questione di fronte all’economia italiana che ‘come uno spettro in sonno‘ tutti vedono e temono ma cercano di ignorare. Si chiama sostenibilità del debito pubblico. È presto tratteggiata: una montagna di oltre 2.100 miliardi di euro, pari a quasi il 135% del Prodotto interno lordo, è gestibile nel medio-lungo periodo oppure è una bolla destinata a esplodere e, quindi, per evitarlo, richiede interventi straordinari? In altre parole, possiamo controllare la situazione attraverso politiche normali oppure dobbiamo considerare il passo fatale e preparare una ristrutturazione del debito[1], cioè una penalizzazione di chi ci ha prestato denaro?

I politici e i funzionari di Stato non ne parlano. Gli economisti hanno invece ben presente il problema, tanto che da qualche tempo alcuni si cimentano in proposte di ristrutturazione e cercano di trovare soluzioni le meno devastanti possibile. In un recente dibattito organizzato dalla Fondazione Corriere e dalla società di gestione AcomeA, il professor Paolo Manasse dell’Università di Bologna ha presentato uno studio approfondito dal quale arriva alla conclusione che il debito pubblico italiano non è, nella dimensione attuale, sostenibile e che qualche forma di ristrutturazione può essere presa in considerazione.

Non è solo il fatto che, secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2013 lo Stato ha speso per interessi 82 miliardi, circa il 5% del Pil: denaro sottratto, in buona misura, all’economia. È soprattutto la circostanza che, nelle condizioni date, per rispettare i vincoli introdotti dal Fiscal Compact europeo, dovremmo ridurre il debito dal 135% al 121% del Pil entro il 2019.

Significherebbe avere ogni anno un avanzo primario (cioè al netto degli interessi pagati sul debito) del 4,6% del Pil, il triplo di quello attuale: ma anche negli anni di maggiore sforzo e quando la crescita era migliore e l’inflazione più alta (1990-99) il surplus primario è stato in media del 2,5%. Secondo Manasse è un’impresa impossibile. Leggi il resto di questo articolo »

Terra Santa: “Basta con i sacrifici di vite innocenti”.*

“La violenza chiama violenza”, diceva Papa Francesco nel messaggio riportato da padre Lombardi per commentare il ritrovamento dei corpi senza vita dei tre giovani israeliani, in un vilaggio a nord di Hebron. E infatti la drammatica scoperta ha scatenato un’ondata di odio e vendetta in tutto il paese che ha già causato la sua prima vittima: Mohammad Abu Khdei.

Si tratta ancora di una vita innocente, un giovane sedicenne del campo profughi di Shuffat, il cui cadavere bruciato e con segni di violenza è stato trovato questa mattina dalla polizia israeliana in una zona boscosa di Gerusalemme, dopo che la famiglia aveva denunciato il suo rapimento. L’omicidio ha subito fatto pensare ad una vendetta per l’uccisione dei tre studenti ebrei rapiti il 12 giugno in Cisgiordania e trovati cadavere il 30 giugno.

Contro quest’ultimo episodio di violenza si è scagliato con vigore il Patriarca di Gerusalemme dei latini, mons. Fouad Twal. “Non è degno di capi politici e religiosi appoggiare, alimentare, fomentare la vendetta – ha detto – La vendetta chiama vendetta, il sangue chiama sangue. E i ragazzi innocenti uccisi, tutti i ragazzi uccisi, sono come vittime sacrificate sugli altari diabolici dell’odio”.

Il presule – riferisce l’agenzia Fides – ha quindi chiesto preghiere “per i genitori e i familiari di tutti questi giovani sacrificati, rapiti e uccisi”. Un vero dramma considerando che “la visita di Papa Francesco in Terra Santa e l’incontro di preghiera svoltosi in Vaticano” – ha affermato il Patriarca – “avevano alimentato tante felici speranze di pace”. Adesso, invece, con il “sacrificio” dei giovani innocenti, “il ciclo della violenza in cui viviamo sembra riaffermare il suo dominio con ferocia ancora maggiore. Sembra quasi una reazione per soffocare sul nascere le speranze che si erano destate”, ha osservato Twal. E per questo è tornato a ribadire la necessità di continuare a pregare, “per chiedere il miracolo della pace, riconoscendo che l’odio e il rancore fanno male a tutti. Mentre la pace e il perdono fanno bene a tutti”.

Nella serata di ieri, martedì 1° luglio, sempre Fides riferisce che centinaia di coloni estremisti israeliani hanno attraversato il centro di Gerusalemme e si sono lanciati in una caccia all’arabo durata parecchie ore, esprimendo così la propria rabbia dopo l’uccisione dei tre ragazzi. Questa mattina, a Beit Hanina e Shuffat, decine di palestinesi si sono scontrati con la polizia israeliana dopo che si era diffusa la notizia del ritrovamento del cadavere di Mohammad Abu Khdeir.

Il giovane era stato visto mentre veniva fatto salire con la forza su un’auto a Gerusalemme Est, il settore a maggioranza araba, per poi essere ritrovato nei pressi di un quartiere ebreo. Gli scontri di oggi hanno causato tre feriti. Cinquanta invece i giovani israeliani arrestati per attacchi anti arabi. Per timore di nuovi disordini, la polizia ha deciso quindi di chiudere la spianata delle moschee. Leggi il resto di questo articolo »

Caro Renzi, l’Europa non è annoiata: è disperata.*

Dopo il discorso di Matteo Renzi al Parlamento europeo, in occasione dell’inizio del semestre italiano di presidenza dell’Unione, si è capito meglio perché è saltata la consueta conferenza stampa.

I giornalisti – quelli che fanno il proprio dovere almeno – pongono domande. E sarebbe stato complicato per il premier rispondere. Il discorso di Renzi è apparso molto “alto” sì, ma nel senso di evanescente come le nuvole, rarefatto come l’aria ad alta quota, quella così povera di ossigeno che prima inebria e poi conduce ad un dolce sonno. L’unica cosa che si può dire con certezza, dopo l’intervento inaugurale del premier, è che l’Italia non chiederà di rivedere alcuna regola e rispetterà il rigore impostole. Ma ci metterà l’ “anima” e chiederà che anche l’Europa ce la metta. Chissà che vorrà dire.

L’Europa attuale non è un sogno, men che meno ha un’ “anima”. E’ un insieme di regole – quelle che Renzi non vuole cambiare – basate su una teoria economica che si è dimostrata palesemente incapace non solo di prevedere, ma anche di guarire la crisi iniziata nel 2008. E, ad applicarle, vi è una serie a dir poco bizantina di istituzioni, tra le quali l’unica che sia espressione dei popoli europei è, non a caso, quella che pesa di meno. Il tutto – regole ed istituzioni – è orientato a garantire i paesi creditori e bastonare quelli debitori.

Solo un punto ci ha colpiti, davvero: “Se l’Europa facesse un selfie – ha detto Renzi – mostrerebbe il volto della noia”. No, il volto di paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la stessa Italia non è annoiato, è disperato. Non stiamo camminando lentamente. Non siamo il Giappone degli ultimi 20 anni. Stiamo tornando indietro. La “generazione Erasmus” (ora ribattezzata “generazione Telemaco”) di cui Renzi si sente parte è la più colpita, con tassi di disoccupazione oltre ogni soglia di tollerabilità. Stiamo distruggendo capitale fisico ed umano, ponendo le basi perché la crescita non ritorni in tempo utile affinché questa generazione possa goderne.

*Si ringrazia Keynesblog del 2 luglio 2014.

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

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CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
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