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Archive del 7 gennaio 2014

Il Natale del “dopo guerra” e le prospettive reali. di F.M. Agnoli

Può apparire improbabile, ma la Confindustria è ottimista quando definisce da dopoguerra il Natale italiano 2013. Senza dubbio nel dopoguerra “bellico”, quello che i meno giovani fra noi hanno conosciuto (gli altri qualcosa hanno saputo da nonni e genitori), le rovine materiali erano più numerose e più appariscenti, con i palazzi squarciati dalle bombe alleate e le strade fiancheggiate da macerie. Ma vi era anche la forte voglia di ripartire e, soprattutto, la fiducia che si sarebbe riusciti a ricostruire.

Insomma c’erano speranza e ottimismo.

Oggi la situazione del dopoguerra economico è da tagliare le gambe prima ancora che si inizi a camminare. Se poi qualcuno volesse nonostante tutto rimboccarsi le maniche e darsi da fare difficilmente potrebbe farlo, perché manca il lavoro. Quanto meno il lavoro retribuito sia pure solo a livello di sopravvivenza. Gli unici ottimisti in campo sono il presidente del consiglio Enrico Letta e il suo ministro Saccomanni che, evidentemente forniti di una formidabile vista telescopica, riescono a vedere prossima la famosa luce alla fine del tunnel. Il guaio è che a guardare così lontano sembrano non accorgersi di quanto sta accadendo sotto i loro occhi. Nemmeno delle trasformazioni che il parlamento ha apportato al testo iniziale della legge di stabilità, che già non era gran cosa, ma che adesso è soltanto un nuovo passo sulla strada da tempo sciaguratamente intrapresa. Nessun taglio concreto della spesa pubblica, nessuna diminuzione della pressione fiscale anzi un suo ulteriore aumento per di più nelle sue forme più rovinose: le vecchie-nuove imposte sui fabbricati in generale e le abitazioni in particolare, e i nuovi prelievi sulle altre forme di risparmio, un mix micidiale definito da “Il Sole-24 Ore” di “patrimoniale spezzettata”. “Spezzettata” non significa meno gravosa (tutt’altro), ma seminascosta o addirittura “occulta”, come la qualifica l’economista Francesco Forte, così da lasciare spazio ai sostenitori (vi sono anche i pezzi grossi del Pd: Renzi, Cuperlo e Civati e la giovane blaterante intellighenzia di cui si sono circondati) delle salvifiche proposte dell’imprenditore Carlo De Benedetti, dal 2009 cittadino svizzero, che, avendo portato la massima parte dei suoi capitali all’estero, propone l’introduzione, in aggiunta, di una patrimoniale palese. Leggi il resto di questo articolo »

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