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Archive del 9 luglio 2013

La rinascita dello Stato etico francese. di F.M. Agnoli

Dobbiamo essere grati a Vincent Peillon, ministro dell’Istruzione nel governo socialista francese, per avere scritto il libro “La Rivoluzione francese non è ancora terminata” e per avere enunciato a chiare lettere in un video promozionale del suo lavoro in circolazione su Internet il programma suo e del governo di cui fa parte, a cominciare dalla dichiarazione che “non si potrà mai costruire un paese libero con la religione cattolica”. Di conseguenza il primo compito assegnato dal ministro allo Stato è di sostituire la morale e la spiritualità della Chiesa cattolica con una nuova religione, laica e repubblicana. Adesso, grazie a Peillon, non possiamo più avere dubbi, e quelli che erano fino ad ieri sospetti sono divenuti certezze: dopo sessant’anni rinasce un orrido mostro che si credeva debellato per sempre con la sconfitta del nazismo e del comunismo: lo Stato etico. Sappiamo anche dove il cancro sta sviluppando le sue cellule tumorali: come è accaduto altre volte (Peillon se ne vanta) a Parigi, in attesa di estenderle a Bruxelles, che se ne mostra già alquanto contagiata, e alle altre capitali europee.

Peillon, fin d’ora forte di un incarico che gli consente di dare contenuto concreto ai suoi programmi, non si nasconde e disegna a chiare lettere il percorso che lui e il governo Hollande intendono seguire per portare a compimento una rivoluzione purtroppo lasciata a mezzo a fine 1799 o forse nel 1814. Dal momento che è un uomo pratico, un repubblicano all’antica sullo stampo di quelli che non ci pensarono due volte a ordinare il genocidio del popolo vandeano (e se ne fecero un merito) il ministro della Pubblica Istruzione intende cominciare dalla scuola. A questa, difatti, attribuisce, sotto la sua guida illuminata, il compito di fare dimenticare agli allievi quanto è avvenuto prima del fatidico 1789, perché “la rivoluzione implica l’oblio per tutto ciò che precede la rivoluzione”. E’, quindi, dovere della scuola “strappare il bambino da tutti i suoi legami pre repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino”. Quindi il primo passo è allontanare i figli dalla famiglia per sottrarli alla perniciosa influenza dei genitori (almeno di quelli non in possesso di un inoppugnabile pedigree di laicité), che potrebbero impartire un’educazione ancora di stampo cattolico o apprendergli avvenimenti e notizie che un autentico repubblicano non deve conoscere perché nocivi al suo repubblicanesimo. Ai genitori ( e – manco a dirlo – ai preti) dovranno sostituirsi i maestri di scuola (ovviamente previo controllo che non siano a loro volta contaminati da qualche residuo cattolico ed eventuale periodo di rieducazione alla totale laicità repubblicana) nonché i cittadini rappresentanti. Leggi il resto di questo articolo »

Capitalismo finanziario e antidoti. Via dal culto imperiale. di L. Bruni (da Avvenire)

Per capire che cosa veramente si cela dietro le crescenti resistenze alla chiusura domenicale dei negozi, dobbiamo avere il coraggio di fare seriamente i conti con la natura antropologica e cultuale del nostro capitalismo. Il filosofo Walter Benjamin nel 1921 scriveva che «nel capitalismo bisogna scorgervi una religione, perché nella sua essenza esso serve a soddisfare quelle medesime preoccupazioni, quei tormenti, quelle inquietudini, cui in passato davano risposta le cosiddette religioni. (…) In Occidente, il capitalismo si è sviluppato parassitariamente sul cristianesimo » (Il Capitalismo come religione, 1921). E con capacità profetica aggiungeva: «In futuro ne avremo una visione complessiva».

Infatti, la natura religiosa del capitalismo è oggi molto più evidente che negli anni Venti, se pensiamo quanto sono diventanti esigui i territori della vita non in vendita. Una religione pagana e di solo culto, che cerca di prendere il posto del cristianesimo (non di qualsiasi religione), anche perché è dall’umanesimo ebraico-cristiano che è stato generato. La modernità, allora, non sarebbe una de-sacralizzazione o disincanto del mondo, ma l’affermazione di una nuova religione, o la trasformazione dello spirito cristiano nello ‘spirito’ del capitalismo. Una tesi forte, inevitabilmente controversa, ma che coglie senza dubbio una dimensione fondamentale del nostro tempo, colta anche dal genio filosofico di Antonio Rosmini quando il capitalismo era ancora ai suoi albori. Leggi il resto di questo articolo »

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SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

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