“Libertà” e “libertà”. di F. M. Agnoli

Si avvicina il momento in cui il Consiglio d’Europa dovrà pronunciarsi sul reclamo proposto al Comitato europeo dei Diritti sociali dalla Ggil contro la norma della legge 194 (“Interruzione volontaria della gravidanza”) che consente ai medici che non vogliono praticare aborti di sollevare obiezione di coscienza.

Dal momento che i medici sono lavoratori ed in grandissima maggioranza dipendenti pubblici, a prima vista è difficile capire perché un sindacato dei lavoratori voglia eliminare quello che è comunque un diritto riconosciuto dalla legge ai lavoratori. Se lo debbono essere chiesti con qualche imbarazzo anche i dirigenti del sindacato, che, difatti, hanno scelto di presentare il reclamo senza battere, come solitamente fanno, la grancassa, e hanno abborracciato una specie di giustificazione di natura lavorativa fondata sull’affermazione che, a causa del gran numero di obiettori, l’obiezione di coscienza mette a rischio, oltre che l’immancabile salute delle donne che vogliono abortire, il diritto dei medici non obiettori a lavorare “in condizioni eque, dignitose e sicure”. Insomma un chiaro esempio di quello che era un tempo il tipico sistema padronale per dividere i lavoratori, metterli gli uni contro gli altri e fare i propri interessi. Ovviamente l’eventuale accoglimento del reclamo comporterebbe il licenziamento dei medici obiettori o, quanto meno, la loro discriminazione nei bandi di concorso per l’assunzione negli ospedali pubblici. Insomma non si può dire che la CGIL si stia attenendo ai suoi compiti istituzionali di sindacato dei lavoratori. Ma non c’è da stupirsi. Da molto tempo la CGIL si è lasciata alle spalle il sindacato e si muove come un soggetto politico attento assai più alla libertà d’aborto e alla trasformazione della società in senso radical-libertario che ai diritti dei lavoratori. Continue reading