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Archive del 12 giugno 2013

La resurrezione dello “Stato etico”. di F. M. Agnoli

Grazie alla violenza con la quale Mr. Hollande e i suoi poliziotti si sono impegnati a reprimere le manifestazioni popolari contro la legge che parifica a tutti gli effetti (adozioni incluse) la famiglia omosessuale alla famiglia naturale la Francia si trova a essere il primo paese europeo denunciato all’ONU per violazione dei diritti umani dal Centro Europeo per la libertà e la Giustizia (ECLJ) organizzazione non governativa accreditata presso le Nazioni Unite, che si batte per difendere e promuovere, in particolare, la libertà di religione, di coscienza e di espressione in tutto il mondo. Vi ha provveduto, il 6 giugno, il presidente della ECLJ, Gregor Puppinck, presentando al Consiglio dei Diritti Umani una corposa denuncia. Vi si evidenzia che per reprimere la pacifica protesta in corso da otto mesi in tutta la Francia (per le sue dimensioni la più grande dal maggio ’68) “la polizia sta vessando pacifici cittadini con controlli di identità, arresti, detenzioni e violenze arbitrarie”. La responsabilità prima è del governo che, “invece di ascoltare e prendere in considerazione le ragioni delle famiglie, dei giovani, delle persone che protestavano, ha minacciato di vietare il diritto di manifestare, ha messo in atto misure repressive, ha utilizzato impropriamente gas lagrimogeni contro la folla, ha praticato misure violente quali arresti e detenzioni arbitrarie a centinaia”. In particolare a Parigi - documenta Puppinck – centinaia di persone sono state arrestate e detenute per diverse ore con il pretesto di controlli d’identità, nella maggior parte dei casi solo perché indossavano vestiti con il simbolo del movimento di protesta (un uomo e una donna con un bambino). Alcune di queste il 6 giugno erano ancora in stato d detenzione e a molte altre non erano stati restituiti i documenti d’identità. Il governo Hollande ha perfino disposto controlli all’interno dell’esercito per avere i nomi dei militari che condividono le idee del movimento di protesta. Leggi il resto di questo articolo »

La differenza tra il pauperismo e la povertà cristiana. di F. M. Agnoli

Quando si parla di san Francesco, il pensiero corre al Cantico delle Creature, che tutti abbiamo studiato come primo documento della letteratura volgare. Riassunto in soldoni, il Cantico insegna ad andare a Dio tramite le sue creature. Dice cioè di un amore per la realtà, per il mondo, per il suo essere portatore di tracce divine. Come osservando un quadro di Giotto o la Pietà di Michelangelo riusciamo a comprendere qualcosa dell’intelligenza, della genialità dei due artisti, così il Sole, la Luna, l’acqua, il fuoco sono doni di Dio, che a lui ci devono condurre.

Dalle creature al Creatore; dalle “perfezioni” visibili, a quelle invisibili. Poi il pensiero corre a Madonna Povertà, di cui ci parla Dante nell’XI canto del Paradiso, e tutti immaginiamo un uomo che rinuncia alle ricchezze del padre, alle glorie del mondo, per una vita all’insegna dell’amore di Dio, della semplicità, della povertà. Ma la povertà esteriore, il rude saio francescano, mi sembra, è solo l’aspetto più evidente, esteriore, della povertà francescana.

Per questo talora si può ridurre Francesco a un pauperista. In realtà avrebbe faticato di più, senza dubbio, a comunicarlo, ma Francesco sarebbe stato povero, in senso evangelico, anche se fosse stato costretto a vivere in una reggia, a fare il re, il principe o Papa. Del resto, quanti pontefici, quanti sovrani, nella storia, sono stati capaci di un distacco ascetico non solo dalle ricchezze (tentazione, per il vero, degli spiriti più rozzi), quanto dal potere? Ecco dunque che la povertà cristiana di Francesco è anzitutto povertà, diciamo così, dall’orgoglio. I catari, contemporanei di Francesco, vivevano anch’essi una povertà radicale; ma si consideravano “puri”, perfetti, facevano mostra della loro ascesi (in verità disprezzo per la realtà creata), presentandosi come santi. Erano, però, uomini orgogliosi, incapaci di accettare il limite imposto dalla realtà, i limiti della carnalità e della finitudine umana. Dèi, pretendevano di essere, incarcerati nel corpo e nel mondo, tesi a protestare la loro grandezza, la loro divinità, la loro santità, contro la caducità del Sole, della Luna, delle stelle, del corpo… e contro l’ingiustizia e la malvagità degli altri uomini e, a detta loro, di Dio. Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

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SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

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SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

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LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

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CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
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