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Archive del 13 marzo 2013

Siria, Marò, Corea. Il declino delle feluche. di Marcello Ciola

 H. Holbein "Gli Ambasciatori" (1533) - National Gallery, LondraIn Siria è crisi profonda. Tra le due Coree ancora peggio.

C’è, però, una crisi ancora più profonda: quelle delle feluche. Uno dei gravi problemi della diplomazia democratica, lo spiega bene Sir Harold Nicolson[1], è la pulsione dei Ministri degli Esteri d’occuparsi in maniera diretta e indiscriminata delle relazioni diplomatiche, spesso davanti ad una telecamera. Tutto ciò ha snaturato, per non dire dissacrato, il reale compito dell’ambasciatore. Da consigliere a esecutore delle politiche diplomatiche, da “ragno tessitore” a semplice tramite, da rappresentante istituzionale a piérre, mero organizzatore di eventi passerella del proprio Ministro di riferimento. Tutto ciò è accentuato da quella forma di diplomazia che il sopraccitato Nicolson non ha avuto occasione di conoscere e osservare: la diplomazia nell’era della globalizzazione[2]. Siamo in un’epoca in cui lo spazio ha perso dimensione e, quindi, significato; di conseguenza, il tempo è divenuto sempre più irrilevante. Quanto accade con la globalizzazione è di fondamentale rilevanza in un lavoro che necessita di tempo, di meditazione e cautela come quello del diplomatico. Volenti o nolenti, le feluche si ritrovano annaspanti nel vortice degli incalzanti eventi che pretendono risposte rapide, responsabili e, soprattutto, politiche. Si procede, così, ad una raffica di dichiarazioni unilaterali fatte da ministri o capi di governo che lascia poco spazio al dialogo e molto alla perentorietà.

Vediamo qualche caso.

Per la Siria[3], americani e russi trattano una soluzione definitiva delle ostilità[4]. Nel frattempo, a causare l’imbarazzo degli addetti ai lavori interviene il Segretario di Stato Usa, John Kerry, che oscilla tra dichiarazioni pro-soluzione pacifica ed esortazioni rivolte alla Lega Araba di armare i “ribelli siriani”. Ne fa eco l’Unione Europea attraverso i Ministri degli Esteri dei singoli Stati[5]: in particolare, il Ministro degli Esteri francese, Fabius, incoraggia lo sblocco dell’embargo (per lo più formale) sulla vendita di armi ai “ribelli siriani”[6]. Iran e Russia cercano di porre un freno alle dichiarazioni dei governi atlantici con altrettanti tassativi “alt”. Leggi il resto di questo articolo »

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