La finanza scommette sulla nostra rovina

Quello che il mondo chiama “crisi”, per loro è il paradiso: “loro” sono quelli che moltiplicano favolosi profitti, proprio mentre noi stiamo affondando. Mai come oggi la casta finanziaria del pianeta ha realizzato guadagni stellari, puntualmente sorretta dalla Federal Reserve che negli Stati Uniti ha pompato dollari nei serbatoi di Wall Street salvando dalla bancarotta tecnica la contabilità speculativa delle super-lobby. Peggio ancora in Europa, dove i tecnocrati di Bruxelles – non eletti da nessuno e nominati di fatto dalle grandi corporation – impongono il rigore a tutto il continente, per proteggere i privilegi della finanza. Che intanto galoppa indisturbata tra oceani di miliardi di carta, frutto della speculazione: oggi l’economia virtuale delle banche d’affari vale 14 volte più dell’economia reale, quella che produce beni e servizi. Continue reading

150°: si commemora lo scandalo della Banca romana? di F.M. Agnoli

Si sia trattato di mera casualità o della maligna intenzione di qualche dirigente Rai non sufficientemente coeso alle direttive del presidente Napolitano, Rai Premium ha scelto proprio la ricorrenza della chiusura delle celebrazioni del 150° unitario (17 marzo) per riproporre ai telespettatori, attraverso le due puntate della omonima miniserie televisiva del 2010 (protagonista principale Giuseppe Fiorello), lo scandalo della Banca Romana, uno degli episodi-clou del  neonato Stato unitario e tuttavia poco o nulla  ricordato nel corso delle celebrazioni.

Episodio clou, ma tutt’altro che unico, dal momento che lo avevano preceduto (per limitarsi ai più famosi – e tuttavia a loro volta trascurati dai celebranti dei riti unitari -), a unificazione politica appena raggiunta, gli scandali delle Ferrovie Meridionali e della Manifattura Tabacchi. Anche di questi, come di quello della Banca Romana, che coinvolse tre presidenti del consiglio e sfiorò la persona del Re, furono protagonisti, oltre a potenti uomini d’affari, numerosi parlamentari ed altri esponenti di quella classe politica risorgimentale che, come scrisse Gramsci, dopo avere fatto l’Italia si era affrettata a passare all’incasso. Continue reading