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Archivio di ottobre 2011

Imposimato denuncia gli Usa all’Aja: “Sapevano dell’11 settembre” di Raffaele Gambari

Un avvocato italiano, l’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato, sta preparando una denuncia al Tribunale internazionale penale dell’Aja perché, a suo dire, pur sapendo che era in preparazione l’attentato alle Twin Towers la Cia non fece nulla per fermarlo. Oltretutto, secondo il presidente onorario aggiunto della suprema Corte di Cassazione, che a suo tempo indagò sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, che ora assiste la famiglia come avvocato, titolare dell’inchiesta sull’attentato al papa in piazza San Pietro e già presidente della commissione parlamentare antimafia, le Twin Towers crollarono non soltanto per l’impatto dei due aerei dirottati dai terroristi di Bin Laden. I periti esperti della Nist, un’agenzia federale di sicurezza degli Usa, che hanno svolto un’indagine sull’attentato, “sanno che in quei due grattacieli erano stati collocati degli ordigni, così come in un terzo palazzo adiacente alle Torri Gemelle, la torre numero 7, che crollò su se stessa, come si vede in alcune riprese televisive, senza che in questa ci fosse un impatto con un aereo, come avvenne nelle altre due”. Leggi il resto di questo articolo »

“Paneuropa è la strategia di sopravvivenza per il domani”

Karl von Habsburg:

“Paneuropa è la strategia di sopravvivenza per il domani”

Carlo d’Asburgo è capo famiglia della casa arciducale dal 2006 e da decenni è attivo nell’Unione Paneuropa Internazionale. Assieme a suo padre è stato per lungo tempo, come Presidente dell’Unione Paneuropa austriaca, deputato al Parlamento europeo. Come presidente dell’Unione Blue Shield è noto internazionalmente nell’ambito della tutela dei diritti umanitari. Dirk Hermann Voß ha parlato con lui, membro di Paneuropa e rappresentante degli Asburgo, persona che unisce in modo peculiare tradizione e futuro da un lato, dall’altro i punti focali di respiro internazionale e la sfera privata.

 

D. Altezza imperiale, il Suo defunto padre ha sempre preso delle posizioni chiare, spesso in modo anche netto. È rimasto sorpreso della imponente partecipazione e dell’ampia eco mediatica in relazione alla scomparsa di Suo padre e nello sguardo retrospettivo alla sua vita che c’è stato?

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Eredità Paneuropea: tutto per grazia di Dio di Stephan Baier

Da Otto d’Asburgo si poteva imparare come il malinterpretato concetto di “Grazia di Dio” andasse compreso. La responsabilità che egli portò, ebbe profonde radici nella storia europea e con il suo agire generò nuovi frutti come antesignano dell’idea di Paneuropa. Ecco la testimonianza di Stephan Baier, suo assistente parlamentare dal 1994 al 1999.

 

Era una fredda sera di dicembre del 1996 dopo un’intensa giornata di lavoro al parlamento europeo di Strasburgo. In un piccolo locale turco tra la stazione e il nostro hotel Monopole Metropole discutevo con Otto d’Asburgo di grazia e dannazione, di destino e fatalità, della misericordia di Dio e della sua giustizia. Poco prima di mezzanotte, egli tirò questa conclusione: la misericordia di Dio ha sempre la preminenza, disse sicuro di sé. Sperava che, nel momento della morte, ogni uomo potesse sentire la realtà divina tanto da convertirsi anche in quello stesso momento. Convinto che il purgatorio fosse necessario e sensato per la purificazione dell’anima umana, che solo dopo una tale preparazione si può incontrare Dio, credeva alla misericordia di Dio rispetto alla sua prossima fine.

Già nel 1984 aveva risposto alla domanda posta dal periodico del Frankfurter Allgemeine, “Come vorreste morire?”, “Nella grazia di Dio”. Nelle prime ore del 4 luglio 2011 è stato così. Otto d’Asburgo è morto così come era vissuto: nella convinzione che davanti a Dio non contano il titolo o gli onori ma solamente la fede e le buone opere. Leggi il resto di questo articolo »

“Non è più il tempo delle parole” di Massimo Fini

Non è più il tempo delle parole. È venuto quello della violenza. Non intendo, naturalmente, la violenza terroristica. Del terrorismo ne abbiamo avuto abbastanza, in Italia, negli anni Settanta e nei primi Ottanta, un terrorismo favorito dall’inerzia e a volte dalla complicità, soprattutto di una parte del Partito socialista, della classe dirigente che non fece nulla per combatterlo finché uccideva  agenti di custodia, vigili urbani, operai, baristi, e si svegliò solo dopo il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro quando si rese conto che anche i propri esponenti, e non solo cittadini comuni, potevano esserne colpiti. Oltretutto quel terrorismo cavalcava un’ideologia morente, il marxismo-leninismo, che si sarebbe dissolto di lì a pochi anni col crollo dell’Unione Sovietica. In ogni caso il terrorismo, oltre a rafforzare le classi dirigenti che dice di voler combattere, non è moralmente accettabile se non quando si rivolge contro truppe straniere che occupano il territorio nazionale, come avviene in Afghanistan e come fu quello della resistenza italiana peraltro ininfluente, a differenza di quella afgana, dal punto di vista militare. Leggi il resto di questo articolo »

La battaglia di Lepanto

L’anniversario della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571).

Intitoliamo una via all’epica battaglia in tutti i comuni del Veneto!

Venerdì  7 ottobre é  l’anniversario della grande battaglia navale di Lepanto (1571) nella quale la flotta cristiana (col fondamentale apporto degli uomini e delle navi della Repubblica Veneta) sconfisse la flotta ottomana.

Una battaglia violentissima, dove ci furono ben 30.000 morti da parte degli ottomani (che chiamarono “Capo insanguinato” il teatro della battaglia)  e 7.500 i cristiani dei quali ben 4.700 veneti guidati da due straordinari eroi, Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo.

Una battaglia  determinante per le sorti  dell’intera Europa, per le sorti della  cultura e della civiltà europee.

E per celebrare degnamente la vittoria di Lepanto il grande Andrea Palladio progettò in piazza dei Signori a Vicenza la Loggia del Capitaniato (o Loggia Bernarda).

Ecco cosa si legge su “Vicenza città bellissima” (R. Schiavo, B. Chiozzi, foto di T. Cevese) a propositi dell’opera palladiana:

“Negli intercolumni sono poste due statue allegoriche ricordanti l’ultima vittoria navale veneziana. ….Sulla base, è scolpita una duplice iscrizione: – Palman genuere carinae – e – Belli secura quiesco -.

Il significato è da comprendersi interpretando le due figure: la prima rappresenta la dea della vittoria navale, mentre la seconda la pace ormai ottenuta.

Il piano superiore presenta altro quattro statue: la prima, verso la piazza è la Virtù secondo il significato classico; la seconda, di misura minore, la Fede; la terza, simile alla precedente, la Pietà; la quarta di grandezza uguale alla prima, l’Onore.

L’interpretazione di questi simboli è sufficientemente chiara: la Virtù e l’Onore seguendo la Fede e la Pietà ottengono la Vittoria e la Pace. Venezia ha vinto i turchi unendo questi valori.”

La grandiosità della Loggia è un segno inequivocabile di quale importanza veniva attribuita, all’epoca,  alla battaglia di Lepanto.

Ai giorni nostri, purtroppo, è ben diverso; e allora,  perché non intitolare una via o una piazza dei nostri comuni alla battaglia di Lepanto?

E’ possibile che nella toponomastica veneta  si trovi anche la più insignificante battaglia garibaldina e non ci sia un riferimento a una delle battaglie fondamentali  per le sorti del Veneto e dell’intera Europa?

ETTORE BEGGIATO

Associazione culturale

“£a Boje”

I Folli pensieri di Erasmo da Rotterdam

RATZINGER b. ECO 6-0 6-0 – Umberto Eco ha informato i lettori tedeschi del giornale   “Berliner Zeitung” e quelli italiani di “Repubblica”  che  Papa Ratzinger “non è un grande filosofo né un grande pensatore”. Peccato per lui che il filosofo, né cattolico né credente, Costanzo Preve abbia replicato che Eco non è né un filosofo né un teologo, ma solo “un brillante e superficiale retore, che supplisce alla mancanza di profondità con un fuoco di artificio  d’erudizione”, aggiungendo che se collochiamo Ratzinger nel tempo in cui stiamo vivendo  “la superiorità di Ratzinger sulla spocchia autoreferenziale dei dotti universitari boriosi alla Eco è addirittura tennistica”.

 

LIBIA E PETROLIO – Anche in Francia  non tutti sono convinti  della bontà dell’intervento in Libia fortemente voluto dal governo Sarkozy. Alcuni (le anime belle) sollevano ragioni morali, altri  (i pratici) economiche. A questi ultimi, che lamentano il costo dell’operazione contro  Gheddafi (un milione di euro al giorno), il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, non ha ammanito la comoda favoletta  della protezione  degli innocenti civili uccisi dal tiranno, ma ha replicato  con argomenti  “seri” e cioè che il costo dell’operazione va valutato in base al “ritorno nei prossimi anni”.  I nostri ineffabili ministri Frattini e La Russa insistono invece sui poveri civili salvati dagli italici  bombardamenti. Bisogna capirli, che altro possono fare? Forse il costo per l’Italia, comunque  elevatissimo, è inferiore  a quello francese, ma non c’è “ritorno economico”, ché anzi la posizione dell’Italia  a fine conflitto sarà comunque assai peggiore di quella precedente. Leggi il resto di questo articolo »

La padania e la secessioni di F.M. Agnoli

Il Presidente Napolitano ha indubbiamente ragione quando nega l’esistenza di un strumento legittimo per realizzare la secessione della Padania dall’Italia.   L’art. 5 della Costituzione dichiara  la Repubblica  una e indivisibile e invano si cercherebbe una norma che consenta di incidere su questa unità e indivisibilità. A tutto concedere si dovrebbe preliminarmente procedere alla revisione costituzionale  nelle forme di cui all’art. 138 per modificare l’art. 5, espungendone “unità e indivisibilità” quali essenziali caratteristiche della Repubblica italiana. E si tratterebbe solo del primo passo, della base indispensabile  per avanzare poi  legalmente la proposta di secessione.

Si potrebbe è vero evocare il diritto all’autodeterminazione dei popoli, come ha fatto l’on. Calderoli,  ed è anche vero che, a differenza di un  tempo, la scienza giuridico-costituzionale ritiene che le singole Costituzioni nazionali non siano sempre la più alta fonte del diritto e debbano a volte  cedere di fronte  a più elevate  normative di carattere universale, come, ad esempio, la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Tuttavia le Corti costituzionali oppongono una, per altro giustificatissima, resistenza a troppo estese applicazioni di questi nuovi principi  principi e certamente quella italiana bloccherebbe qualunque tentativo  di utilizzare il grimaldello dell’autodeterminazione per aggirare l’ostacolo posto dall’art. 5 a qualunque legale procedura secessionista. Leggi il resto di questo articolo »

Il premier e i processi di F.M. Agnoli

Forse non è vero.  Forse il gioco dei quattro cantoni partorito dall’iniziativa  della Procura di Napoli  di procedere  contro  l’imprenditore  pugliese Giampi Tarantini e i suoi complici, accusati di estorsione ai danni di Berlusconi, non ha nulla a che vedere  con l’accanimento giudiziario nei confronti del presidente del consiglio lamentato dai suoi legali e dai suoi sostenitori. Resta il fatto che gli ultimi avvenimenti confermano il fiuto del Berlusca, che, convocato a comparire  davanti a quella Procura in  qualità di parte lesa e testimone,  si è rifiutato di  presentarsi  senza assistenza legale (che non spetta ai testimoni). Difatti, quando già si delineava l’ipotesi di un  suo accompagnamento coattivo, è intervenuta, inattesa, la  decisione del gip (poi replicata nonostante il  reclamo) che ha attribuito la competenza   non a Napoli, ma a Roma, luogo  del commesso reato. I p.m. napoletani non hanno gradito  e, ribaltando l’impostazione iniziale da loro stessi formulata, hanno chiesto   al  Tribunale del Riesame di valutare se  il presunto estortore Tarantini non fosse  invece stato oggetto di una criminogena attività del  perfidissimo presidente del consiglio.  In pratica l’ammissione di avere sbagliato (mentre, anche se non l’hanno detto,  non aveva  sbagliato  Berlusca  a immaginare quanto veloce sarebbe stato il suo transito da parte lesa a indagato). Ci sono volute   14 o 16 ore di camera di consiglio, ma alla fine Tarantini, scarcerato, è passato da malvagio estortore a vittima e comunque a soggetto non punibile, perché   – dice il Tribunale  -  Giampi ha sì mentito quando ha negato che il presidente del consiglio nulla sapesse dei compensi corrisposti alle escort, ma vi è stato indotto dal premier (in concorso col giornalista Valter Lavitola), che si è così reso responsabile del  reato di cui all’art. 377bis del codice penale (Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria). Leggi il resto di questo articolo »

LA DEMOCRAZIA SOVRANA DI PUTIN. UN MODELLO POLITICO PER I PAESI DELL'UNIONE EUROPEA. di Borgognone Paolo*

Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico [...]

SANTA MARTA: “QUELLA PERSECUZIONE ‘EDUCATA’ TRAVESTITA DI MODERNITA' E PROGRESSO”.*

Nella Messa mattutina, il Papa afferma che “le persecuzioni sono pane quotidiano della Chiesa”[...]

SUL PARTITO CATTOLICO. di Francesco Mario Agnoli

Lo riferisce La Croce quotidiana.it., adesso c’è anche un programma, ispirato alla Dottrina soci[...]

LA LEZIONE DI BRUXELLES. di Adolfo Morganti.

A botta calda e fumi ancora in aria. Mentre i canali radio bollono di analisi approssimative e di [...]

CULTURA E POLITICA NEL MONDO MUSULMANO DI OGGI. di Franco Cardini

Altro che “aureo libretto”, come si sarebbe detto una volta. Il libro che vi consiglio di legg[...]

 
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